Per chi capiti dalle parti di San Lorenzo, dare uno sguardo alla luna dalla triangolazione dei palchi del “Roma Fringe Festival 2014” non può che accrescere la visione pop del teatro.

9 spettacoli per sera per un totale di 80 rappresentazioni in un mese, ecco i numeri della terza edizione del Fringe capitolino.

Quest’anno l’attenzione è rivolta, oltre che alle piccole compagnie indie dello spettacolo teatrale, anche agli spettatori più restii a sedersi in poltrona: la politica di “incoraggiamento” prevede una sezione a parte, della stand-up comedy – Stand-up Freenge, che fino al 13 luglio (data di chiusura del festival) ogni sabato porta in scena tre comici.

Se capitate dalle parti di San Lorenzo, quindi, il consiglio è di farvi contagiare dall’energia delle varie compagnie e di provare l’ebbrezza di entrare a caso in uno dei tre palchi senza sapere cosa andrà in scena. Una vera esperienza pop.

Diario degli spettacoli – giovedì 12 giugno

Ancor prima del tramonto sul Palco C Chiara Casarico e Tiziana Scrocca guidano lo spettatore nell’universo delle piccole “speculazioni esistenziali sul niente da dire”. Con “Zit!” il formidabile duo, collaudato da anni della Compagnia il NaufragarMèDolce, presenta il risultato di uno studio sull’incomunicabilità. Le due comari, Zitta e Dici, cercano di raggiungere uno stato comunicativo equilibrato tra reale e inverosimile, durante un’attesa (di evidente stampo beckettiano). Nella ricerca di un codice comunicativo di tipo linguistico, l’ostacolo più grande tra i personaggi sembrerebbe di «dover dire cose intelligenti». Nel gioco fluido del continuo rimpallo tra il tacere e il provare a parlare, quello che accade è che, a dispetto del non detto, salta fuori chiara ed evidente la relazione: il corpo parla per noi, è più potente di tutti i discorsi. Molte risate. Da non perdere.

Poco più in là, esattamente sul Palco B, Giuseppe Mortelliti presenta un monologo da lui scritto e interpretato. È la storia degli “84 gradini” – momenti della vita di un uomo che di mestiere fa il tecnico delle scale mobili: nell’originale trovata drammaturgica di raccontare la vita per gradini successivi, Mortelliti usa un linguaggio ritmico interessante. L’incalzare ripetuto della scala mobile racconta lo scorrere incessante del tempo e l’impossibilità di fermarlo quando ne avremmo bisogno. Con la sapienza interpretativa di chi ben conosce il mestiere dell’attore, Mortelliti apre spazi ben costruiti nei quali trovano vita i vari personaggi, compresa la coscienza dell’uomo.

Lo stato surreale della coscienza è anche il luogo dove La Compagnia dei Masnadieri ci accompagna nella sua rivisitazione de Il Castello di Kafka: “Il Castello di K”. È la lotta dell’uomo che tenta di integrarsi in un sistema che lo allontana continuamente, emarginandolo. Gli ambienti, i non-luoghi sono angoscianti, alienanti. Impegnativa la scelta di mettere in scena un testo così ossessivo; la regia ha però sovraccaricato il tema della spersonalizzazione dell’uomo, tanto da rendere poco leggibile l’intento di far emergere la drammaticità della realtà. Si rimane incatenati alla sensazione di straniamento.

84 gradini
di e con Giuseppe Mortelliti

Zit! Esistenziali speculazioni silenziose sul niente da dire
di e con Chiara Casarico e Tiziana Scrocca
Compagnia il NaufragarMèDolce

Il Castello di K.
di Massimo Roberto Beato
Regia: Jacopo Bezzi
Con: Massimo Roberto Beato, Lorenzo Venturini, Nicoletta La Terra, Brunella De Feudis e Ugo Benini Ass. Cult. La Compagnia dei Masnadieri

Martedì 26 giugno

Passata la tempesta, il nubifragio che ha contraddistinto i primi giorni dell’estate romana costringendo l’organizzazione del Fringe ad annullare alcune serate, a Villa Mercede tornano di scena i nove spettacoli a sera nell’alternanza dei tre palcoscenici.
Sul palco C va in scena un’altra tempesta, quella della passione di una donna, Goliarda Sapienza, scrittrice siciliana, nata a Catania nel 1924, autrice del libro “L’arte della gioia” pubblicato in Italia nel ’98. Dopo un ventennio di rifiuti da parte di editori italiani, il libro riscuote un gran successo in terra francese… Goliarda era una donna affascinante, la cui figura è stata riportata all’attenzione grazie alla biografia di Giovanna Providenti, edita nel 2010. Frequentò gli ambienti romani di Federico Fellini e Luchino Visconti e fu la compagna di Citto Maselli. Attrice di teatro e cinema e scrittrice: una delle intellettuali più interessanti nel panorama romano degli anni ’60.

“Perché non ci lasciano giocare con la terra?” è una rappresentazione cruda, viscerale e appassionata, portata in scena dalla compagnia Arcadia delle 18 lune. L’omaggio alla vita di Goliarda è commovente e vive grazie al buon lavoro nel corpo degli attori: i personaggi in scena raccontano l’intreccio di vite, reali e immaginarie, della scrittrice con Modesta, protagonista del romanzo più famoso. Lo spirito anarchico e femminista e la voglia di vivere la vita mordendola, sembrano essere le peculiarità di Modesta e nel contesto socio-culturale della Sicilia degli inizi del ‘900, la sua vitalità viene letta come scandalosa e immorale. «Non sei stanca di questo destino compito che a forza, mentre dormivi, ti hanno, di nascosto, infilato sotto il cuscino? Perché non ci lasciano giocare con la terra?».

“Tre Terrieri” è in scena da tempo, lanciato in rete lo scorso inverno con video-episodi, proseguendo sui palcoscenici italiani; tre fratelli, strambi ed esilaranti proprietari terrieri, sulla falsa riga orwelliana si trovano a gestire la fattoria di famiglia, dopo la morte dei genitori. Proprio come in “1984”, la fattoria è un piccolo mondo dove, metaforicamente, prendono forma le vicende della vita reale. Ciò che Roberto Di Marco, Fulvio Maura e Angelo Sateriale (autori e interpreti dello spettacolo) raccontano, è la situazione politica italiana nell’accaparramento del potere. Il contesto è corrotto e privo di scrupoli, inadatto a curare gli interessi di un popolo assetato di stabilità; il mondo politico è infangato da personaggi meschini e abbietti, generatori di un dilagante senso di sfiducia e di mancanza di valori. Il linguaggio usato è una sorta di dialetto del centro Italia, a metà tra il ciociaro e qualcosa di inventato. Divertente scelta (nota a Mattia Torre), come divertente è la gag di Fulvio Maura delle “voci dentro” omaggio ad Antonio Rezza. Il risultato è interessante, da seguire con attenzione per ben comprendere tutte le metafore.

Perchè non ci lasciano giocare con la terra?
di Silvia Manciati
regia: Alessia Barbieri Pomposelli
con: Viola Sartoretto, Silvia Manciati, Davide Maria Marucci, Arianna Paravani

Tre Terrieri. La politica terra terra.
Scritto, diretto e interpretato da Roberto Di Marco, Fulvio Maura, Angelo Sateriale

Domenica 29 giugno | serata speciale

Tra le serate-eventi speciali il Roma Fringe Festival ha proposto “Messico e nuvole”, un viaggio artistico e pop nella colorata cultura messicana. Evento che, in qualche modo, prende la scia del “fridakalismo” che ha caratterizzato la stagione primaverile capitolina, grazie alla mostra alle Scuderie del Quirinale dedicata alla pittrice messicana e agli spettacoli andati in scena in diversi teatri della città. La serata, partocinata dall’Ambasciata del Messico, si è aperta con il concerto dei North Sentinel, una formazione romana dal bel sound Tex Mex, guidata da Francesco Cabras, Francesco Giuseppe Raganato, Pierfrancesco Marinelli e Alberto Molinari.
Il Messico visto attraverso il racconto e l’interpretazione di Caterina Casini e le musiche di Sonia Maurer, è un Paese vivo, ricco di cultura e folklore. In un collage di racconti, poesie e dipinti, si ripercorre la storia del Paese, ricca del fascino dei suoi artisti: pittori come Diego Rivera e Frida Khalo appunto, o di fotografi come Henri Cartier-Bresson, che ha scattato fotografie per un trentennio, hanno contribuito alla costruzione e alla crescita di una cultura libera e piena di umanità. Il Fringe ha proposto, nell’ambito della stessa serata, il cambio di palco con “Half”, un’esilarante performance dei newyorkesi Becca Foresman e Ben Queen, scritta nel 2011 e presentata in esclusiva nazionale. Racconta del tracollo matrimoniale di un re e di una regina e del conseguente sgomento del popolo. Figure improbabili stringono patti e covano scalate al potere alle spalle dei coniugi: dallo psicanalista al designer d’interi. Tutti e sei i personaggi sono interpretati dai due attori con una maestria degna dei commedianti dell’arte. La mimica e la gestualità suppliscono alla carenza linguistica (spettacolo in lingua inglese). La Foreseman caratterizza l’ottimo stereotipo della regina inglese e Ben, dal canto suo, le concede un’affidabile spalla. Scelta azzeccata dell’organizzazione del Fringe Festival per chiudere ridendo una settimana impegnativa e aprirne una nuova.

Messico e nuvole. Un viaggio fantastico e popolare attraverso l’arte, la letteratura e la cultura messicane
una narrazione di Caterina Casini
Musiche a cura di Sonia Maurer

Half
interpreti: Becca Foreseman e Ben Queen

venerdì 4 luglio – THE BEST OFF @RomaFringe 2014

Per il primo fine settimana di inizio luglio l’organizzazione del Fringe decide di far salire sul palcoscenico i “The best off”, ovvero i vincitori delle passate edizioni.
Incuriosita dalle grida che arrivano dal palco C decido di farmi attrarre dal suono e di andare a vedere Senza Niente 1 – L’attore, vincitore Miglior Attore al Fringe 2012.
Recita così l’incipit sulla locandina:

L’attore è rimasto senza scena.
Purtroppo solo un monologo.
Fino al tramonto.

Ad accogliermi e a guidarmi lungo tutto lo spettacolo sono gli occhi bruni del bravo e stravagante Alessandro Pezzali, da solo sul palcoscenico per un’ora di rappresentazione. Un monologo di un solo attore, senza l’aiuto di alcuna scenografia.
Il progetto Senza Niente prevede quattro monologhi (“L’attore”, appunto, “il presidente”, “l’amministratore”, e “il regista”). Il bisogno cui risponde è quello della riflessione sullo stato del settore dello teatro e dello spettacolo, senza dubbio preoccupante in questo periodo storico. Sotto il nome di “crisi economica” vengono compiuti dirottamenti di risorse verso altri settori e sottratti a quello della cultura che invece avrebbe molto bisogno di essere sostenuta per poter, a sua volta, tenere viva la speranza in un contesto sociale depresso.
Metateatrale quindi, e poi divertente e dissacrante. L’attore è nudo. Gli viene richiesto di essere in grado di interpretare tutti i generi, dal musical al teatro-danza, in un escalation di pressapochismo a favore del sensazionalismo tipico della comunicazione mediale dell’ultimo ventennio. L’attore diventa vittima dei cliché, interpreta con schizofrenia punk tutti gli stereotipi che gli vengono richiesti, accantona la maestria tipica dei bravi attori che hanno il tempo di svilupparla. Sincero e ironico. Da non perdere, anche se non si è addetti del settore.

Dalla tragicità dell’attore nudo alla poesia di The White Room il passaggio è edificante e lascia spazio alla speranza di poter godere delle interpretazioni di attori che sono veri e propri artigiani, in grado di comunicare la leggerezza effimera dell’anima. Caterina Gramaglia: delicata, ironica e folle, ha scritto uno spettacolo, senza esagerare, di una poesia felliniana.
Nella stanza bianca della solitudine nascono e giocano vari personaggi partoriti dalla mente folle e ironica di Caterina: la cantante lirica giapponese-geisha avvolta da un improbabile chimono rosso e accompagnata nel suo gioco da un ombrellino giallo che lancia petali di fiori, la diva Nora Duselli che cerca riparo dal suo Gabriele quando scopre di non essere al Teatro Argentina, e Gelsomina dalla maglietta a righe e il volto bianco segnato dalle lacrime della sua solitudine- Questi sono solo alcuni dei personaggi che compongono l’impermanenza dell’animo dell’attrice che li definisce: “La mia traduzione del mondo, la percezione del mondo nella mia solitudine.”. Uno spettacolo da non perdere perché se ne esce arricchiti di una leggera poesia.

SENZA NIENTE 1 – L’ATTORE
di Teatro Magro
con Alessandro Pezzali?
regia di Flavio Cortellazzi
Vincitore Miglior Attore al Roma Fringe 2012

The White Room
di e con Caterina Gramaglia
Premio Special off – Roma Fringe Festival 2013,
Secondo posto per il Premio Produzione e Miglior Spettacolo – Roma Fringe Festival 2013
Presente al New York Fringe Festival 2014 come rappresentante del Teatro Off italiano

Cronaca della finale | Il primo vincitore è per la sezione stand-up FREEnge

L’ultima settimana del Roma Fringe Festival 2014 si apre con un programma vario. Gli ultimi spettacoli ancora in concorso sono andati in scena lunedì 7 luglio, a un mese esatto di distanza dalla prima rappresentazione. In totale sono stati presentati ottanta spettacoli per duecentosettanta repliche.

L’8 e il 9 luglio è stato il turno delle finali per l’assegnazione del primo vincitore della sezione stand-up comedy “STAND UP FREEnge”. Si sono alternati sul palcoscenico Velia Lalli, Giovan Bartolo Botta, Cecilia D’Amico ed Enoch Marrella. Il pubblico e la giuria del Fringe hanno decretato Velia Lalli vincitore con il suo “Il nuovo show”, uno spettacolo vietato ai minori di 18 anni per contenuto scorretto e provocatorio. La stand-up comedian aveva già avuto modo di farsi conoscere in tv recentemente all’interno del programma di Rai Due “Aggratis”, con i suoi monologhi politically uncorrect. In questo spettacolo la Lalli ha presentato temi di assoluta attulità come quello della scelta del modello di vita, dei comportamenti segnati da un comune sentire in perenne ricerca dell’equilibrio tra libertà e paura del giudizio altrui. Lo spettacolo viene riproposto questa sera, 10 luglio, parallelamente a un altro proveniente da oltreoceano. Esattamente dagli USA, seppur con evidenti origini italiane, Angela La Rocca performa sul palcoscenico del Fringe con il suo spettacolo “Undercover Undergrad” con un viaggio alla conquista della west coast.
Ancora per la sezione Stand-up FREENge, sul palco A si esibirà Giorgio Montantini, anche lui proveniente da recente successo televisivo (Nemico Pubblico).
Effettivamente il mondo della stand-up comedy in Italia sembra debba passare per il palinsesto televisivo. Non si può non esprimere apprezzamento all’organizzazione del Fringe per aver dato uno spazio live anche a chi non riesce a districarsi nelle logiche del teatro-spazzatura che la televisione continua a propinare in questo ambito.
In scena per le semifinali, sui palchi B e C si alterneranno “AVE – Assicurazione Vita Eterna”, “Finale di partita” e “Taddarite”. Il vincitore tra questi, accederà alla finale dell’11 luglio.
Con “AVE – Assicurazione Vita Eterna”, la Compagnia Up Arte presenta un noir dalle tinte forti che si interroga sul futuro e sul possibile e imminente cambiamento.Cambiamento di cui oggi avvertiamo solo l’odore e che presto stravolgerà le nostre vite.
“Finale di partita” di Roberto Negri, vuole essere la sintesi del pensiero di Beckett sul teatro e sulla vita. Non c’è niente di più comico dell’infelicità, e infatti i due muppet, Hamm e Clov, finiti per caso nel nulla cosmico, non trovano altro modo per vivere che giocare al teatro, aspettando il dio Godot.
Accura Teatro replica, a pochi giorni di distanza dalla sua prima rappresentazione, “Taddarite” per la regia di Luana Rondinelli. Il tema è quello del sarcasmo che può accompagnare eventi disastrosi e violenti della nostra vita, come quelli che hanno il coraggio di raccontarsi tre sorelle, sul letto di morte del marito della minore.

Il Roma Fringe Festival si avvicina così alla conclusione della sua terza edizione: l’11 luglio sarà possibile vedere tutti e quattro gli spettacoli finalisti. Di tre già si conoscono i nomi: “84 gradini” di e con Giuseppe Mortelliti, “Il fulmine nella terra. Irpinia 1980” di Mirko Di Martino con Orazio Cerino e “Groppi d’amore nella scuraglia” di Tiziano Scarpa, con Silvio Barberio.

Seguirà la premiazione e il closing party sabato 12 con il live dei Presi per Caso.

venerdì 11 luglio – la finale

Giunge al termine di un pomeriggio piovoso la serata finale della terza edizione del Roma Fringe Festival. Il vincitore del premio per il miglior spettacolo è andato a “Taddarite” di Accura Teatro, che si è aggiudicato anche il premio per la miglior drammaturgia e quello per la migliore attrice (Claudia Gusmano).

A richiamare l’attenzione di pubblico e critica è ancora il tema della violenza sulla donna, nonostante i tanti spettacoli rappresentati negli ultimi anni sull’argomento potevano lasciar intendere che la questione si fosse esaurita dal punto di vista del parlato. Siamo in Sicilia. Tre sorelle vegliano la salma del marito della minore. Durante la notte, come da tradizione, le porte della casa vengono tenute aperte, per permettere all’anima del defunto di abbandonare il corpo e andare via. Come l’anima dei morti abbandona il corpo, così quelle delle tre sorelle avvertono la necessità di liberarsi delle paure e delle inibizioni, e di confessare finalmente tutte le violenze fisiche e psicologiche subite dai mariti. Come un velo cadono allora tutti i tabù, in un misto di ironia e disperazione, finché l’alba porta via, insieme all’anima del morto, anche tutte le violenze.
Taddarite ci porta nella Sicilia di Emma Dante, là dove ci aveva lasciato “Io mai niente con nessuno avevo fatto”, vincitore del Fringe dello scorso anno. L’attaccamento viscerale alla terra sicula continua ad affascinare il pubblico, che quest’anno, ancora una volta, sceglie di farsi tagliare l’anima da emozioni vive. C’è bisogno di parlare delle donne e delle violenze subite ancora per un po’, prima di lasciare l’anima libera di sognare.
Il premio alla miglior regia va a Serena Telesca e Caterina Bencini per lo spettacolo “Migrazioni”. Il racconto del viaggio di due donne, costrette ad abbandonare la propria terra ed emigrare, è stato sviluppato per quadri animati, senza necessità della parola. Lo spazio del viaggio è costruito a partire da due bauli, che completano la scenografia, e che vengono mossi in modo da disegnare il percorso. Il risultato è poetico e suggestivo, ironico e commovente. Lo spettacolo aveva già ricevuto il secondo premio al “Niederstratter Surprize 2013”, concorso teatrale europeo organizzato dal Piccolo Teatro Carambolage a Bolzano.

A un mese di distanza dalla rappresentazione del primo spettacolo, sul palco del Fringe sono saliti ospiti internazionali e compagnie indipendenti. L’organizzazione dichiara soddisfatta che l’obiettivo di portare a teatro tutti, non solo gli esperti, è stato raggiunto con una media di circa 800 spettatori a sera. Davide Ambrogi ci tiene a far sapere che “il Fringe è totalmente autofinanziato, per il prossimo anno speriamo che le istituzioni ci aiutino almeno a livello logistico, garantendo una manutenzione migliore degli spazi di Villa Mercede”. Il tema dei finanziamenti è sicuramente un tasto dolente in questa incerta estate romana. Chissà se l’amministrazione comunale sarà in grado di rispondere nei tempi giusti, anche alla sola richiesta della manutenzione di Villa Mercede.

Il Roma Fringe Festival si svolge quindi senza fondi, avvalendosi del supporto di una rete di associazioni, teatri, professionisti e realtà romane che prestano il loro lavoro per lo sviluppo del teatro indipendente italiano: Associazione Nero Artifex, La Cattiva Strada, Teatro Studio Uno, Teatro Trastevere, Byron Bay e altri. E’ in un contenitore così grande, che raccoglie artisti, compagnie e associazioni varie, che il teatro indipendente si esprime al meglio: è difficile che si creino delle nicchie che favoriscano “gli amici”. E di questo il teatro romano ne ha molto bisogno.

Premi e vincitori del Roma Fringe Festival 2014:

Miglior Spettacolo Roma Fringe Festival 2014: Taddrarite – Accura Teatro
Miglior Regia: Migrazioni – Collectif faim de loup (Belgio)
Miglior Drammaturgia: Taddrarite – Accura Teatro
Premio Special Off: 84 Gradini, di e con Giuseppe Mortelliti
Premio del Pubblico: Zitti zitti – Actores Alidos
Miglior Attrice: Claudia Gusmano – Taddrarite, Accura Teatro
Miglior Attore: Silvio Barberio – Groppi d’amore nella Scuraglia
Premio Spirito Fringe: The Chase – Pinch of Salt Theatre (UK)
Premio Gaiaitalia.com: Lamagara – Confine Incerto
Premio Periodico Italiano Magazine: NO. Una giostra sui limiti dei limiti imposti – Collettivo Controcanto
Menzione Speciale Giovane Talento: Daniele Fedeli – Orlando Bodlero, Innamorati Erranti

Verrà inoltre assegnato dalla direzione artistica di “In Scena! Italian Theatre Festival” di New York, la vetrina americana di teatro italiano, un ulteriore premio che verrà comunicato entro fine anno.

TitoloRoma Fringe Festival 2014 - Il Diario