Che cos’è la giustizia? Impossibile non porsi la domanda davanti a quell’elenco di violenza e omicidi, che testimoniano le donne (Serafina Battaglia, Michela Buscemi, Rita Atria, Maria Concetta Cacciola, Saveria Antiochia, Rosaria Costa e Lucia Borsellino) che hanno pagato con la vita propria o dei familiari la lotta contro la mafia. Lo spettacolo curato da Simonetta De Nichilo “Donne e Mafia” ci mostra luci, canti, suoni che vengono dalla terra e dal sole di Sicilia, ci racconta come è nata “l’onorata società”, come ha stabilito i suoi codici, come ha impregnato l’intera società isolana, facendole perdere ogni speranza di potere aspirare ad una vita libera, onesta, dove si possa respirare a pieni polmoni. Sì perché degli omicidi eccellenti dei giudici, delle forze di polizia e degli innocenti che hanno lottato per la legalità si sa molto (anche se la conoscenza non è mai abbastanza), meno della vita quotidiana, di quel senso di oppressione che ne pervade la vita e che ne condiziona ogni singolo gesto anche all’interno della propria famiglia; come Rita Atria, che abbandonata dai familiari non regge all’omicidio di Paolo Borsellino, cui aveva confessato i segreti della mafia.

«Forse un mondo onesto non esisterà mai. Ma perché non sognare?», ci interroga Rita con un misto di speranza e di timore; Maria Rosaria Sarno, testimone contro l’andrangheta, sogna «un colibrì che porta una goccia d’acqua… Io faccio la mia parte». Solo per citare alcune delle frasi che queste donne ci lasciano perché diventino seme di una ribellione, di un cambiamento.

Come pubblico ci si sente inermi, quasi inutili, davanti a questo sacrificio, il più grande, quello della vita umana.

Cosa siamo disposti ad accettare per paura? L’importanza del tema rischia di oscurare lo spettacolo stesso con quel carico di emozione, di denuncia e di indignazione per l’ingiustizia. Bisogna fare uno sforzo per guardare alla struttura della rappresentazione, per apprezzare l’accuratezza dei dialoghi, la bellezza dei movimenti scenici, l’armonia di quei canti che sembrano venire dalla notte dei tempi, ancestrali. Quasi un quadro ottocentesco. Risentono dell’emozione collettiva i cambi di personaggio, che sottraggono fluidità alla messa in scena. Un particolare da tenere presente affinché lo spettacolo “risvegli” lo spettatore più dell’emozione, che invece rischia di travolgerlo fino a renderlo intorpidito. Strano paradosso, ma frequente nel teatro di denuncia.

Le battute finali ci ricordano che la giustizia è una scelta, che spetta a noi.

TitoloDonne e Mafia
AutoreSimonetta De Nichilo
RegiaSimonetta De Nichilo
InterpretiChiara Carpentieri, Simonetta De Nichilo, Anna Rita Gullaci, Tiziana Santercole, Roberta Sciortino, Silvia Scotto
Durata60'
ProduzioneCreativamente Associazione Culturale
Anno2013
GenereDrammatico
In scenaDal 4 al 9 novembre al Teatro Due di Roma