Istrione o predicatore? Terapeuta o mago? Seguendo le orme “psicomagiche” del padre – il regista e scrittore Alejandro – Cristóbal Jodorowsky concepisce un’idea ibrida e peculiare di performance: lo “psicoteatro“. L’arte della parola, la mimica, la gestualità e la prossemica sono tutti strumenti che si pongono al servizio di una sorta di terapia di gruppo: una cerimonia collettiva che trae origine dai rituali sciamanici e si nutre di psicoanalisi freudiana.

Una coppia di tarocchi giganti – il papa e la papessa – simboleggia il potere in un’archetipica contrapposizione uomo/donna e costituisce l’unica scenografia per Cristóbal, che padrone del palco coinvolge subito gli spettatori esortandoli ad eseguire una serie di esercizi e movimenti, mediante i quali potersi metaforicamente scrollare di dosso tutti i condizionamenti e le preoccupazioni: una coreografia senza musica, divertita e liberatoria, che predispone il pubblico allo stadio successivo.

fine del patriarcato locJodorowsky passa ad illustrare le proprie teorie sul concetto di “patriarcato” e sul suo auspicabile superamento, in una valanga inarrestabile di parole che viaggia in modo non convenzionale attraverso la storia delle culture e delle religioni, dalle origini dell’uomo fino ad oggi. Talvolta il ricorso ad immagini iperboliche e paradossali indulge in uno schematismo semplicistico e discutibile, ma il carisma dell’accento fortemente spagnolo ed un’apprezzabile dose di ironia e autoironia aiutano a non prendersi troppo sul serio. L’excursus speculativo sfocia in un rito finale, che trascina il pubblico sul palco per esemplificare e ribaltare i rispettivi ruoli di genere, in un grande climax finale.

Se il compendio storico-filosofico rappresenta il momento centrale ma anche più debole dello spettacolo, “La fine del patriarcato” travolge gli spettatori grazie alle accattivanti doti di performer e all’acume psicologico di Cristóbal. Con l’energia di un motivatore all’americana, Jodorowsky non mira tuttavia a caricare, ma piuttosto a scaricare, a togliere i fardelli che ci portiamo dietro: rappresentati da tabù, fantasmi del passato, figure genitoriali castranti e svariate forme in cui si può incarnare un super-io giudicante.

Gli atti di “psicomagia” proposti da Jodorowsky si appropriano della grammatica dei sogni per rivolgersi all’inconscio più che alla coscienza: con l’intento di purificare da pregiudizi e individualismi, per raggiungere un nuovo equilibrio in empatia con l’universo. C’è chi reagisce con il fervore entusiasta dell’adepto, chi con l’ironico distacco dello scettico. In entrambi i casi lo “psicoteatro” resta un’esperienza singolare e a suo modo catartica.

TitoloLa fine del patriarcato
AutoreCristóbal Jodorowsky
RegiaCristóbal Jodorowsky
InterpretiCristóbal Jodorowsky
Durata135'
Generepsicoteatro
Applausi del pubblicoRipetuti
In scena13 settembre 2017 al Teatro Greco - Via Ruggero Leoncavallo, 10 - Roma