Tratto dall’omonimo film targato Dreamwork, con cui Steven Spielberg lanciò il guanto di sfida al mondo cartoonistico di Disney nel lontano 1998, Il Principe d’Egitto dopo aver debuttato nel West End di Londra nel 2020, arriva finalmente in Italia (Trieste, Roma e Milano).
Una versione, quella curata da Federico Bellone, dalle dimensioni Kolossal e dal respiro internazionale per i mezzi messi in campo (scene, luci, costumi) e il cast composto tra protagonisti, comprimari ed ensemble di almeno 50 performer.

La storia è quella raccontata nel libro dell’Esodo, la storia di Mosè salvato dalle acque del fiume Nilo e cresciuto a sua insaputa come fratello del futuro Faraone Ramses, fino a quando Dio lo incaricherà di salvare il popolo ebraico, fatto schiavo in Egitto e riportarlo a casa. Il nocciolo della storia è fatto salvo, così come lo spirito e l’insegnamento che vi si cela quello dell’amore verso il prossimo, la convivenza pacifica ed il rispetto dell’essere umano in tutte le sue forme e declinazioni.
Ovviamente per esigenze sceniche e narrative si sono prese anche alcune libertà artistiche che però non tolgono nulla all’essenza della storia.

Dal punto di vista realizzativo, dicevamo non si è, come si suol dire, badato a spese e la resa visiva dello spettacolo è fuori dal comune per gli standard italiani, basta pensare alla resa delle dieci piaghe d’Egitto che si manifestano e sciolgono davanti ai nostri occhi (oltre non dirò per non rovinare la sorpresa a chi non avesse ancora visto lo spettacolo).
Ma è il palco stesso in continuo movimento e trasformazione davanti ai nostri occhi, per raccontare i molti scenari necessari alla storia ma anche ad organizzare il movimento interno degli attori, calibrati fino al minimo dettaglio per dare, soprattutto nelle scene di massa, una grandiosità più percepita che mostrata, a causa dei limiti spaziali dei palcoscenici nostrani.

Molto interessante il cast di attori, nessuno escluso dai protagonisti fino all’ensemble, capaci di suscitare forti emozioni e momenti difficilmente dimenticabili nel cantato (vedi la canzone When You Believe), grazie anche al calore della musica avvolgente dell’opera, suonata dal vivo dall’orchestra diretta da Giovanni Maria Lori.

Meno convincente invece il recitato, usato principalmente a mo di raccordo tra le parti cantate ed i diversi quadri scenici, che coprendo all’incirca il 20-25% dell’intero spettacolo, non compromette troppo la magnificenza dello spettacolo. Da apprezzare comunque la mancanza di certi macchiettismi recitativi tipici di molto teatro nostrano per strizzare l’occhio al pubblico e carpirne una facile empatia.

Lo spettacolo procede dritto ed a schiena dritta verso il suo obiettivo finale, forte delle basi su cui è costruito ed accompagnato da un pubblico partecipe ed entusiasta.

Vogliamo in Italia molti più spettacoli così, per respirare un po’ di Broadway anche senza dover prendere per forza un aereo per NY o Londra. Chapeau!

TitoloIl Principe d'Egitto, il musical
AutoreStephen Schwartz, Philip LaZebnik
AdattamentoBasato sul film di animazione della DreamWorks
RegiaFederico Bellone
MusicheStephen Schwartz
SceneFederico Bellone
CostumiElena Ciccorelli
SuonoPoti Martin
CoreografieMarta Melchiorre
LuciValerio Tiberi
InterpretiRiccardo Maccaferro, Lorenzo Tognocchi, Giulia Sol, Gipeto, Michelle Perera, Daniela Pobega, Matilde Guidotti, Fabrizio Corucci, Renato Tognocchi
Durata120'
ProduzioneBroadway Italia
Anno2026
GenereMusical
Ideazione e realizzazione tecnicaPaolo Carta
Applausi del pubblicoFragorosi
In scenaFino al 15 Novembre Roma(Teatro Brancaccio), dal 26 Novembre Milano (Teatro Arcimboldi)