Autore
Seneca
Regia
Pierpaolo Sepe
Scene
Francesco Ghisu
Costumi
Annapaola Brancia D’Apricena
Luci
Pasquale Mari
Coreografie
Musica
 

È di Seneca la “Medea” scelta da Pierpaolo Sepe che si affida – nuovamente – alla bravura di Maria Paiato (la scorsa stagione sempre con la regia di Sepe, vestiva i panni di “Anna Cappelli”, dal testo di Annibale Ruccelli). La Medea della Paiato è una donna ormai sola, abbandonata da tutti.

Lo spettacolo si concentra sulle ultime ore che la separano dall’esilio, le ore più tristi e folli che porteranno alla distruzione totale. La maga potente è qui innanzitutto una donna ferita che grida il suo dolore, una donna ripudiata che spera fino alla fine di poter riavere ciò che le spetta. La Paiato è, come sempre, ipnotizzante per la bravura e quale Medea riesce a toccare le corde più profonde dell’animo umano. Il dialogo-sfogo che ha con Giasone, marito infedele per il quale ha ucciso e commesso orrendi delitti, è un duello ad armi impari: l’interpretazione della Paiato surclassa e affonda quella del pur pulito (anche se troppo gesticolante) Max Malatesta. Nella scenografia buia di Francesco Ghisu si muovono anche un Creonte (Orlando Cinque) appena uscito da un saloon, il pontificatore-cantastorie rock (Diego Sepe) e la nutrice (Giulia Galiani). Medea graffia con la forza della sofferenza, dolore che chiede innanzitutto vendetta, anche se questa si consumerà nel sangue che coprirà i suoi stessi figli.

Un ritmo quasi ossessivo scandisce l’intero spettacolo, che sembra però peccare di «ansia da prestazione». È come se nell’estasi creativa della pièce ci si fosse lasciati prendere la mano da troppe “trovate” che alla fine tra di loro cozzano (il pontificatore-cantastorie rock, per esempio, nel monologo finale allenta la tensione, incidendo sul generale climax del momento).

Sfrondato da queste lungaggini, la “Medea” di Sepe è teatro e, di questi tempi, non è cosa da poco. [patrizia vitrugno]

Interpreti
Maria Paiato, Max Malatesta, Orlando Cinque, Giulia Galiani, Diego Sepe
Produzione
Fondazione Salerno Contemporanea Teatro stabile d’innovazione
In scena
fino al 17 aprile al Teatro Eliseo | Roma
Anno
2013
Genere
tragedia