Aspettando Godot
Autore: Samuel Beckett Traduzione:
Regia: Marco Sciaccaluga
Scene: Jean-Marc Stehlé e Catherine Rankl Costumi: Catherine Rankl
Luci:
Musica:
Produzione: Teatro Stabile di Genova
Interpreti: Ugo Pagliai, Eros Pagni, Gianluca Gobbi, Roberto Serpi, Alice Arcuri
Anno di produzione: 2010 Genere: commedia

In scena: al Teatro Argentina di Roma fino al 30 gennaio 2011

Gogo e Didi aspettano Godot. Sono clochard, amici vagabondi, padre e figlio, coniugi innamorati. Aspettano Godot, ma non l’hanno mai visto Godot. Non saprebbero neppure riconoscerlo. Ma lo aspettano. Aspettano un pasto caldo e un posto per passare la notte. Aspettando, vivono. Ridono, si interrogano sulla vita, scherzano, giocano, fantasticano su ciò che accadrà. E così il tempo trascorre, tra momenti di disperazione in cui pensano di impiccarsi, a momenti di gioiosa ilarità. Eros Pagni e Ugo Pagliai sono una coppia comica inaspettata: si completano, si spalleggiano, intimamente in simbiosi.

Lo scheletro di un albero (forse un salice senza foglie) è al centro del palco, occupando la scena lugubre della desolata campagna nella quale i due si trovano ad aspettare. Nell’attesa sembra non accadere nulla: è l’attesa l’accadimento stesso. Aspettando Godot, avviene il passaggio surreale di un crudele padrone e del suo servo: Pozzo e Lucky. Pozzo è Gianluca Gobbi (bravo nella sua misurata follia e insensata pietà): tiene al guinzaglio il servo, lo muove con un “ToiToiToi” irriverente e divertente ed è assurdo tanto nelle movenze quanto nelle conversazioni che intrattiene con i due “in attesa”. Ma Godot non arriverà. Almeno per oggi. Verrà di sicuro domani, come avverte un ragazzo inviato per informare i due che lo aspettano. Un paio di scarpe strette, discorsi stralunati, un paltò che copre l’amico che dorme, il freddo della notte che scende: trascorre nell’attesa anche il giorno successivo. Fino all’arrivo del ragazzo (sarà lo stesso o un altro?) che insinua il dubbio che sia tutto un sogno. O forse frutto della pazzia.

I due atti sono racchiusi in una sorta di palla di vetro, di quelle che a girarle viene giù la neve, illuminata al suo interno da perfetti giochi di luce. “Aspettando Godot” è il non-senso all’ennesima potenza, che il regista Marco Sciaccaluga dirige senza esitazioni, allestendo una vera e propria poesia sul tempo.
[patrizia vitrugno]