Amleto
Autore: G. Gallione, L. Costa, M. Cirri Regia: G. Gallione
Scene: G. Fiorato Luci: M. Elia
Musica: S. Bollani Costumi: A. Marras
Produzione: Irma Spettacoli Interpreti: Lella Costa
Anno di produzione: 2007 Genere: monologo
In scena: Roma, Ambra Jovinelli: dal 13 Novembre al 2 Dicembre. Jesolo: 5 Dicembre Teatro Antonio VIvaldi. Bra: 11 Dicembre Teatro Politeama. Barletta: dal 14 al 16 Dicembre Teatro Curci. Chiasso: 19 Dicembre Teatro Politeama. Bari: 10-11 Gennaio 2008 Teatro Kursaal. Milano: 23 Gennaio – 10 Febbario Teatro Carcano. Bergamo: 13 Febbraio Teatro Donizetti. Legnano: 14 Febbraio Teatro Cantoni. Valenza: 15 Febbraio Teatro Sociale. Riva del Garda: 20 Febbraio Palacongressi. Saronno: 22 Febbraio Teatro Giuditta Pasta. Belluria: 23 Febbraio Teatro Astra. Nichelino: 24 Febbraio Teatro Superga. Brugherio: 26 Febbraio teatro S. Giuseppe. Rivoli: 27 Febbraio Teatro Don Bosco. S. Giorgio Pertiche (PD): 29 Febbraio Teatro Giradino. Trevignano (VT): 1 Marzo Teatro Comunale. Cordenons (PD): 2 Marzo Auditorium Aldo Moro. Cesano Boscone (MI): 6 Marzo Teatro Cristallo. Cesano Maderno (MI): 7 Marzo Teatro Excelsior. Monza: 8 Marzo Teatro Manzoni. Gallarate (VA) 11-12 Marzo Teatro delle Arti. Cividale del Friuli (UD): 14 Marzo Teatro Adelaide Ristori. S. Giovanni Lupatoto (VR): 15 Marzo Teatro Astra
Si apre il sipario, in scena Lella Costa, sola, seduta al centro del palco avvolta da uno sfarzoso mantello: ecco Amento che prende voce. Non si tratta però della tradizionale rappresentazione della tragedia di Shakespeare ma di una riflessione sul tema attraverso un’indagine storica del soggetto che affonda le radici nella lontana commedia di Saxo Grammaticus e del suo “Amled”. Perché Amleto, avendo superato i confini del tempo, è rientrato in modo beffardo nell’hit parade americana dei personaggi più famosi dell’umanità, accanto a Babbo Natale.
Tutti crediamo di conoscerne la storia, ma il principe danese non è soltanto un personaggio dotato di teschio e gorgiera allorché pronuncia le famose parole “essere o non essere”. Lella Costa ci guida in modo superbamente avvincente, alternando tensione drammatica estrema e comicità nell’indagine di un simbolo dell’umanità eterna. La protagonista è Amleto, ma anche Polonio, Ofelia e l’onesto Orazio unico testimone sopravvissuto. Riesce a calcare la scena con movimenti misurati, in modo che ogni gesto assuma un significato intenso e puntuale.
Una riflessione audace quanto filologicamente inappuntabile, come la scelta di una scenografia minimalista dettata dalla volontà di riproporre il teatro elisabettiano, o meglio quel teatro in cui Shakespeare inscenava le sue mirabili opere. Erano tempi in cui il pubblico non aveva bisogno di troppi artifici per lasciarsi condurre nella trama e volare con l’immaginazione, seguendo lo snodarsi degli eventi. Una fastidiosa buca al centro della tavola messa di sbieco ed ecco apparire the hell, la botola ma anche inferno, unico stratagemma teatrale disponibile nel rinascimento che assume tuttavia il valore di tomba dove il prezioso e amato corpo della bella Ofelia – simboleggiato dal manto ripiegato – viene dolcemente riposto.
Gli altri defunti, personaggi biechi e mediocri, che tanto ricordano taluni protagonisti dei tempi moderni, non meritano questo trattamento: i loro corpi sono sacchi colmi di mele rosse che rotolano sul palco come i fiumi di sangue che vengono versati fin da quando esiste il genere umano. L’Amleto messo in scena da Lella Costa è un’analisi dell’umanità, delle sue debolezze e fallibilità; la magistrale disamina della poliedricità dell’essere umano che spesso per sopravvivere a intrighi di corte e regni assolutistici assume le sembianze della follia come unica via per conservare la virtù. Molteplici le chiavi di lettura e i registri con cui l’attrice espone i diversi characters: dall’eloquio garbato e sottile quando è Shakespeare, al pathos narrativo disarmante di Amleto, fino alle grottesche e risibili argomentazioni del giullare Polonio.
Il testo di Costa, Gallione e Cirri che molto sarebbe piaciuto a Shakespeare; i costumi preziosi ed impalpabili di Marras, le musiche composte dallo straordinario Bollani, la perfezione della scenografia di Fiorato e l’asciutta regia di Gallione: tutto concorre a rendere l’Amleto semplicemente superlativo.
[paola di felice]