Non è il Sole che ruota attorno alla Terra, o la Terra a girare attorno al Sole: è la famiglia che ruota attorno al salame. Marito, moglie e figlioletto precocemente invecchiato si muovono attorno alla tavola. In mezzo a loro, un salame appeso al soffitto oscilla come un pendolo: si sostituisce all’orologio a cucù per scandire una temporalità negata e ciclica, che si ripete senza scorrere mai. Al posto di una rivoluzione copernicana, quella rappresentata da 456 è un’involuzione cibo-centrica.

Per il microcosmo familiare di provincia, la metropoli è luogo di perdizione e l’unico rifugio sicuro risiede nel cibo «del territorio»: il culto degli utensili da cucina, il telefono immerso nella frutta secca e la venerazione del sugo della nonna defunta che continua a cuocere per l’eternità. Una conversazione proficua non può prescindere da una buona cena e ben venga perfino il vizio del fumo, se serve a far tornare l’appetito.

Protagonisti di una commedia amara, i personaggi conducono un’esistenza piatta e senza futuro in una valle sferzata dai venti; nonostante l’apparente solidarietà in vista di un oscuro obiettivo comune, sono disuniti ed ostili: ciascuno concentrato sulle proprie ossessioni e del tutto incapace di dare ascolto all’altro. La loro è una realtà di morte, lugubre anche nella magistrale illuminazione che sembra uscire da un dipinto di Mario Sironi.

Ciò che più fortemente caratterizza 456 è però il lavoro sul linguaggio: una creativa reinvenzione di vocaboli  e di vocali ‒ compone un pastiche dialettale di meridionalità a dominanza siculo-calabrese con tocchi partenopei, arricchita perfino da latinismi. Ma se nel lessico ideato da Age e Scarpelli per “L’armata Brancaleone” il sapore arcaico non inficiava mai la comprensibilità, o nel grammelot di Dario Fo la chiarezza del messaggio era assicurata dall’eloquenza del gesto, della mimica e dell’onomatopea, il testo di 456, sia pure affidato alla padronanza di quattro ottimi attori, risulta ostico soprattutto per chi proviene da latitudini centro-settentrionali. Se ogni singola battuta richiede uno sforzo per essere afferrata, inevitabilmente il momento comico si perde; ed anche il senso dell’operazione è compromesso.

Titolo456
AutoreMattia Torre
RegiaMattia Torre
SceneFrancesco Ghisu
CostumiMimma Montorselli
LuciLuca Barbati
InterpretiMassimo De Lorenzo, Cristina Pellegrino, Carlo De Ruggieri e Michele Nani
Durata90'
ProduzioneMARCHE TEATRO / Nutrimenti Terrestri / Walsh
Applausi del pubblicoA scena aperta
In scenaDal 7 al 12 febbraio 2017 al Teatro Ambra Jovinelli - Via Guglielmo Pepe, 43 - Roma