Autore
Luigi Pirandello
Regia
Marco Grossi
Scene
Irene Fiore
Costumi
Veronica Bultrini
Luci
Alberto Biondi, Cristiano Paliotto
Coreografie
Musica
 

Con questi due atti unici “Sogno (ma forse no) e “La paura” che Luigi Pirandello scrisse e poco rappresentò nel 1927, Marco Grossi propone e svela due storie astratte e razionali. Nella confusione del sogno, la verità viene a galla come il corpo della fanciulla dormiente su un sofà posto al centro del palco. Dal buio della scena emergono inganni, gelosie, amori non ricambiati e violenza. Queste le tematiche del primo atto “Sogno (ma forse no)”: una donna appariscente vestita di verde (Priscilla Micol Marino) ne interpreta le sfumature. Forse è ancora innamorata del suo uomo (Fabrizio Bordignon), un signore distinto in frac, ma lo desidera a tratti, a volte è caritatevole e troppo spesso ne disprezza la vicinanza. Lui ha percepito il cambiamento, la distanza e a fatica ne comprende il fallimento. La non accettazione di non essere amato e la paura di amare. Quest’ultima, “La paura”, è la chiave di volta del secondo atto: qui gli amanti sono dichiarati, i personaggi hanno un nome e un’identità definita; la storia ha un antefatto e un movente. Si vedono di nascosto, si amano Lillina (Sarah Nicolucci) e Antonio (Andrea Natalini) ma lui ha paura del marito di lei e crede li abbia scoperti. Il problema questa volta è nel volersi o meno nascondere. Ma la paura è più forte: sale e scende le scale come Antonio che tentenna tra addio e ritorno; Lillina dal balcone fiorito gli rinfaccia la codardia e gli comanda di andarsene. Una donna coraggiosa Lillina, una bugiarda la donna in verde.

Il fallimento domina le vicende. In un modo o nell’altro i personaggi pirandelliani (ben definiti i secondi e per niente dichiarati i primi), perdono la partita con l’amore. Le scene si fondono e il ritmo è dettato dalla parola. Un montaggio ben studiato quello che Grossi ha alternato facendo delle due storie un intreccio che funziona, una drammaturgia unica. Un vortice che si aggira tra sogno e realtà e dove tutto è simbolo: la collana di perle della signora in verde del primo atto, oggetto del tradimento che compare nel sogno e scompare nella realtà; la scala che separa Antonio da Lillina, le posizioni-opposizioni, lei in alto vigile, lui in basso schiacciato dalla paura; i guanti bianchi dell’uomo in frac usati per strangolare. Ma è un sogno? Li indossa anche alla fine dello spettacolo lasciando il pubblico in sospeso, dubbioso se l’atto violento si compirà ancora.

Nel linguaggio drammatico fedelmente seguito, la recitazione della Marino ostenta una forzatura troppo accademica, danneggiando la fluidità del racconto; contrariamente Bordignon ben ammaestra il personaggio rendendolo freddo, cinico e perentorio. Abile la Nicolucci a seguire il ruolo con grande intensità, meno Natalini che forse si lascia trascinare, sbagliando completamente l’interpretazione.

Nonostante la brevità dello spettacolo, per via di alcuni dettagli poco approfonditi, la pièce merita di essere conosciuta. E ai piccoli teatri come l’Accento, va il merito di proporre con coraggio il “meno noto”, le preziose rarità che, pur non suscitando il clamore delle opere più blasonate, rappresentano l’imprescindibile anello di congiunzione tra il talento di un autore e i suoi capolavori. [serena giorgi]

Interpreti
Priscilla Micol Marino, Fabrizio Bordignon, Sarah Nicolucci, Andrea Natalini, Stefania D’Orazio
Produzione
Compagnia Urban
In scena
fino al 4 Maggio 2014 al Teatro Accento | Roma
Anno
2014
Genere
commedia