| home | on stage | archivio | news | interviste | i teatri | gli autori | contatti |

QUI CITTA' DI M.
Autore
Piero Colaprico
Regia
Serena Sinigaglia
Scene
Maria Spazzi
Costumi
Federica Ponissi
Luci
Alessandro Verazzi
Tecnici
Francesco Gravante, Maurizio Marchetti
Attrezzeria
Fabio Chiesa
Organizzazione
Michela Cavaterra, Laura Scarani
Interpreti
Arianna Scommegna
Produzione
2006
Genere
Noir
On stage
Note
Prima nazionale: Milano, Teatro Verdi, 10 ottobre 2006

“Sai cosa è davvero la città di M.? E’ una mamma... sì, una mamma dura, amara, che solo qualche volta ti sorride e quando lo fa, tu dici: però, mia mamma, quant’è bella. Ma poi si gira, ha come un oscuro pensiero e torna cupa e fredda e fai fatica a pensare che mai un solo giorno ti ha voluto bene, è tutta presa dalle sue cose, dal suo lavoro, non ha tempo da sprecare nemmeno per i figli… che cos’è un sorriso, mamma? Una mamma che non sorride ai figli è una bastarda! Mai un abbraccio, mai una coccola, come possiamo crescere così, come abbandonati, come orfani, come persone che stanno sotto un cielo di coltelli...”
All’ingresso in teatro ci accoglie una nebbia artificiale. A Milano debutta un testo su Milano, la nuova regia di Serena Sinigaglia è un monologo scritto da Piero Colaprico dove si respira tutta l’aria del capoluogo lombardo. Il cronista di nera di “Repubblica” parte dalla sua materia per raccontare la sua città, giudicarla, indagare i problemi di convivenza in una metropoli multietnica solo a parole, scavare tra le ansie dei milioni di cittadini che la percorrono ogni giorno. Colaprico è severo e pessimista sulla sua città.
Si parte da un duplice omicidio, due cadaveri ritrovati in due scatoloni in un cantiere nella periferia di Milano, intorno ad essi si alternano curiose figure. La storia, un noir metropolitano, è attuale e reale; si dirada insieme alla nebbia che la incastona. Milano non fa sconti e lo si capisce subito.
La regia stenta, forse si compiace troppo della sua semplicità e misuratezza, e scompare di fronte ad un testo molto preciso e un’interpretazione indimenticabile di Arianna Scommegna, l’unica attrice in scena. Poche le trovate oltre al bel lavoro sui diversi personaggi.
Scenografia bianca e rossa. La calce del muratore diventa il rosso sangue dell’omicidio. La colpa sembra data ai lavoratori extracomunitari irregolari, quelli di cui la Milano bigotta non conosce nemmeno la storia. Lo spettacolo ci trasmette anche la fretta della città, la fretta di far soldi, anche a scapito del prossimo, anche grazie al lavoro nero.
Il pessimismo sulla situazione della città contemporanea post Tangentopoli è presente in ogni momento dello spettacolo, l’ultima frase del monologo ne è il simbolo: “A Milano non si esiste, si resiste”.
A fine spettacolo, però, viene da pensare: qui la città di M. respira, è doveroso resistere se la si ama. [simone pacini]