Autore
Cecilia Bernabei
Regia
Cecilia Bernabei
Scene
Francesco Teutonico
Costumi
Francesco Teutonico
Luci
Luca Bernabei
Coreografie
Musica
 

Patrocinata dal Comune di Roma e dall’Associazione femminile “Eudonna”, l’iniziativa “Mosaico di donna - Vetustà” ha il pregio di valorizzare le figure storiche femminili dell’antichità: Penelope, Messalina, Rosvita di Gandersheim, Costanza d’Altavilla e Christine de Pizan. Lo scopo è di fare luce sull’intelletto delle donne. Impresa non facile, se si considera che l’eccezionalità e non la consuetudine, caratterizzava le menti femminili che nel passato riuscivano ad emergere. Come trovare un filo conduttore? Non c’era nella realtà e non purtroppo c’è nello spettacolo “Mosaico di donna, vetustà”. La rabbia che le attrici trasmettono per una condizione di subalternità è un sentimento tipico della donna moderna, non di quella del passato, proprio per l’eccezionalità della condizione. Basterebbe invece far vivere quei personaggi femminili sul palcoscenico, senza commentarli e senza sentimenti rancorosi, per sorprendersi e scoprire che c’erano donne intelligenti, colte, influenti, anche se rare viste le pressioni sociali cui erano sottoposte. Nel passato (ne è un esempio la matematica Ipazia, che qui non è rappresentata), spesso l’emancipazione femminile passava attraverso l’agiatezza sociale oppure per un padre illuminato. Era l’amore del genitore per la figlia a liberarla dai condizionamenti sociali e a donarle libertà di pensiero e di espressione.

Il coro delle donne in apertura dello spettacolo suggerisce la classicità e la ieraticità dei personaggi: Penelope, inaspettatamente è la più convincente pur essendo più tradizionalmente donna, tesse la tela, aspetta Ulisse e usa l’ingegno per tenere lontani i Proci; Messalina è troppo arrabbiata per la reputazione di meretrice con la quale si vendica della condizione di sposa bambina, figlia oggetto della famiglia; Rosvita è una monaca altera e severa, troppo in contraddizione con le altre; Costanza, madre di Federico II di Svevia, è una donna amorevole e illuminata che contribuisce ad un’educazione libera e colta del figlio futuro imperatore. La figura di Christine de Pizane è la più difficile da cogliere: castellana, è prigioniera di chi, o di cosa?

Il testo è composto da dialoghi sentiti ma senza una trama precisa; ci sono trovate sceniche sparse qua e là ma senza armonia. Sarebbero bastati invece più semplicità, meno oggetti ma veri in scena e personaggi storici più che sentimenti moderni.

L’autenticità è sempre credibile, anche sul palcoscenico. [deborah ferrucci]

Interpreti
Elena Baroglio, Maria Stella Di Nardo, Giulia Di Nicola, Angela Telesca
Produzione
ChiPiùNeArt e Possibility
In scena
17 aprile Teatro San Genesio | Roma
Anno
2014
Genere
tragedia