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Il "metodo"... Braschi.
[valentina venturi]
 
Cosa accade durante una selezione del personale? Ci sono dei limiti invalicabili o per trovare lavoro tutto è ammissibile? Dal 20 febbraio e sino al 4 marzo 2007 al teatro Quirino di Roma è di scena l’attualità, la contemporaneità, con la versione italiana dello spettacolo “Il Metodo Grönholm”, scritto da Jordi Galceran e tradotto da Enrico Ianniello. Dei quattro protagonisti in scena, l’unica donna è Nicoletta Braschi.
Il testo racconta le dimaniche che si instaurano tra i candidati al posto di direttore commerciale per un’importante multinazionale. Cosa l’ha spinta ad interpretarlo?
Ho conosciuto Enrico Ianniello in un momento speciale. Ero pronta per vagliare nuove proposte. Ho letto il testo di Galceran e mi sono immediatamente appassionata alla vicenda. Ne sono rimasta folgorata ed ho accettato la parte.

Quali sono i temi portanti della vicenda?
Si tratta di un trattato acutissimo sulla manipolazione delle persone. È la dimostrazione teatrale che per ottenere un lavoro, per denaro, gli uomini sono pronti a tutto… I modelli umani descritti ne “Il Metodo Grönholm” sono agghiaccianti, soprattutto perché fedeli alla realtà e insieme nuovi. Ogni giorno che salgo sul palcoscenico ed entro nella parte, capisco che i personaggi non hanno un barlume, un raggio di bellezza. Nemmeno per errore.

Lei chi interpreta?
Sono uno dei ‘concorrenti’ al posto. Come donna in carriera, per raggiungere lo scopo, mi sono costruita una tale barriera emotiva, che sono diventata distante da tutto e tutti. Nella vita io amo relazionarmi con gli uomini, senza alcuna distinzione.

Come sono i rapporti con gli altri attori (Maurizio Donadoni, Enrico Ianniello e Tony Laudario, ndr)?
Il quotidiano lavoro di squadra mi appassiona e arricchisce. Sono felice anche di poter essere diretta da Cristina Pezzoli, che ama sperimentare e studiare con dedizione il testo a disposizione.

L’aver interpretato nel 2003 il film di Francesca Comencini dal titolo “Mi piace lavorare – Mobbing” ha delle connessioni con questo testo?
No, il fatto che parlino di lavoro entrambi è una coincidenza, una combinazione.

Ha mai avuto esperienze professionali simili?
Per mia fortuna no. Ho conosciuto manager senza scrupoli, ma non ho mai subito queste pressioni etiche e psicologiche.

Suo marito, Roberto Benigni, ha già visto lo spettacolo?
Sì, ed è molto contento. Io sono ancor più soddisfatta: dopo tanti anni torno a teatro. Ho cominciato questo mestiere all’Accademia d’arte Drammatica, negli anni 1980 – 1983. Tre anni fa con Claudio Abbado ho recitato in “Sogno di una notte di mezza estate” su musiche di Mendelssohn. È stato bellissimo, ma solo per una notte. Amo i classici e devo dire che il testo di Galceran è impostato proprio come un classico.

Ha imparato qualcosa da questa esperienza?
Ho capito che persone con queste caratteristiche sono da evitare, ad ogni costo.

 
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