Elektra
id.
Regia
Rob Bowman
Sceneggiatura
Henry Bean, Raven Metzner
Zak Penn, Stu Zicherman
Fotografia
Bill Roe
Montaggio
Kevin Stitt
Musica
Christophe Beck
Interpreti
Jennifer Garner, Goran Visnjic, Will Yun Lee, Terence Stamp, Kirsten Prout
Anno
2005
Durata
94'
Nazione
Usa
Genere
fantasy
Distribuzione
20th Century Fox

Elektra è una dei componenti della squadra di supereroi della Mavel che annovera tra gli altri Superman, X-Men e Spiderman. Dopo essersi guadagnata visibilità lo scorso anno nel film Daredevil, debutta con un’opera tutta sua, che narra le tormentate origini segnate dal misterioso, ma non per molto, omicidio della madre e dai duri anni di addestramento alle arti marziali dei ninja ed all’arte divinatoria del Kimagure.
L’inizio è folgorante: una casa isolata sotto una tormenta di neve. Un uomo seduto davanti al camino acceso commenta quasi in telecronaca diretta gli ultimi momenti della propria vita, una vita nelle mani di una misteriosa minaccia che si avvicina sempre di più lasciando dietro di se una scia di sangue.
Il regista decide di mostrare più gli effetti della minaccia che l’origine della stessa. Quando questa si manifesta, la curiosità scema, l’interesse si arresta e la noia sopravanza. Stretta in un body rosso di pelle che nulla lascia all’immaginazione, appare Elektra (Jennifer Garner dal labbro superiore prominente e/o rifatto, pareva quello della Lecciso a Porta a Porta), affascinante assassina, esperta in armi da taglio ed apparentemente fredda e risoluta. Apparentemente perché basta la vista di uno stoccafisso come Goran Visnjic (E.R. Medici in prima linea) e di una irritante adolescente che appenderesti al muro dopo pochi secondi dall’aver fatto la sua conoscenza, interpretata da Kirsten Prout, per sciogliere il suo cuore di mamma e schierarsi per il Bene con una misteriosa organizzazione La Mano, che sembra l’involontaria parodia della ben più temuta Spectre di bondiana memoria.
La storia è puro pretesto per una sequenza di combattimenti visti e rivisti ed un superfluo sfoggio di effetti speciali; manca qualsiasi forma di suspence, gli eventi si accavallano l’uno su l’altro in maniera meccanica e forzata; la credibilità di attori e personaggi è pari allo zero assoluto ed anche il più basso ed istintivo delle forme di divertimento (la varietà delle uccisioni, decapitazioni e mutilazioni) viene annullato da una velocità e sciatteria realizzativa che stupisce non poco.
[fabio melandri]