Earth - La nostra terra
Earth
Regia
Alastair Fothergill, Mark Linfield
Testi
Leslie Megahey, Alastair Fothergill, Mark Linfield
Fotografia
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Montaggio
Martin Elsbury
Scenografia
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Costumi
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Musica
George Fenton
Interpreti
Voce narrante originale: Patrick Stewart; Voce narrante italiana: Paolo Bonolis
Produzione
BBC Worldwide, Greenlight Media, Disneynature
Anno
2007
Nazione
UK, Germania
Genere
documentario
Durata
98'
Distribuzione
Walt Disney Studios Motion Picture
Uscita
24-04-2009
Giudizio
Media

EARTH è la storia epica di un pianeta fortunato. Per quanto ne sappiamo, il nostro pianeta è l’unico nell’Universo a ospitare la vita. Per una casualità cosmica, siamo capitati alla giusta distanza dal sole per produrre il clima perfetto per la vita. Né troppo lontano, né troppo vicino, non troppo caldo o freddo. Ma questo era solo l’inizio della fortuna del nostro pianeta.

Cinque miliardi di anni fa, quando il nostro pianeta era ancora instabile, un imponente asteroide dalle dimensioni di Marte si abbatté sulla Terra, spostandola a esattamente 23,5 gradi di inclinazione rispetto al sole. Questo incidente cosmico si è rivelato un assoluto miracolo, perché senza questa fondamentale inclinazione tutto sarebbe stato decisamente diverso. Ogni anno, mentre il nostro pianeta gira intorno al sole, questa inclinazione dà origine alle stagioni. Nell’estate settentrionale il Polo nord è vicino al sole, mentre in inverno avviene il contrario. Tutta la vita sulla Terra alla fine viene sostenuta dall’energia solare e, mentre la sua calda influenza si sposta a nord e sud durante il ciclo mutevole delle stagioni, ogni forma di vita sulla Terra segue il suo risveglio.

“EARTH la nostra terra” porta il pubblico a compiere questo viaggio epico assieme al sole. Noi viaggiamo dal Polo nord al Polo sud, passando per la maggiore catena montuosa del mondo, i deserti più aridi, i fiumi più potenti e i mari più agitati. Non siamo da soli, ma affrontiamo questo epico viaggio attraverso gli occhi e le esperienze delle nostre tre stelle: una famiglia di orsi polari; un branco di elefanti; e una balena megattera e il suo cucciolo appena nato.

Il nostro viaggio inizia nell’Artico superiore a 1.100 chilometri a sud del Polo Nord. E’ la fine dell’inverno e un orso polare maschio è fuori in perlustrazione. Non vede il sole da mesi. A marzo il sole sorge per la prima volta sull’orizzonte artico. E’ l’inizio della primavera e noi osserviamo questi momenti intimi, mentre una femmina di orso polare e i suoi due cuccioli neonati emergono per la prima volta dalla loro tana sotto la neve. La madre non mangia da quattro mesi ed è affamata. Utilizzando il suo latte come esca, la madre cerca di incoraggiare i cuccioli nervosi a uscire dal conforto della tana e addentrarsi nel ghiaccio marino. E’ qui che lei dovrà cacciare le foche per evitare di morire affamata. Ma si deve sbrigare, perché il sole primaverile ha già iniziato a sciogliere il ghiaccio. Lontano, l’orso polare maschio, padre dei cuccioli, è già nei guai. Lui lotta disperatamente mentre il ghiaccio si scioglie sotto le sue zampe. Ogni anno, mentre le temperature globali si alzano, c’è sempre meno ghiaccio nell’Artico e questo risulta un disastro per gli orsi polari. Noi lasciamo che la nostra famiglia si chieda se sopravviverà alla prossima estate.

EARTH pone le storie intime delle nostre stelle animali sullo sfondo epico dei territori più spettacolari del mondo. Lasciando le distese di ghiaccio dell’artico, seguiamo l’influenza calda del sole spostarsi a sud verso l’equatore. 1.600 chilometri a sud del Polo Nord, la neve che si scioglie rivela la prima vegetazione, i prati infiniti della tundra artica. Questa distesa immensa di vegetazione rimane praticamente senza vita d’inverno, ma ogni estate migliaia di visitatori arrivano da sud per sfruttare la breve abbondanza di cibo in estate. In Canada, tre milioni di caribou percorrono più di tremila chilometri a nord seguendo il disgelo. Si tratta della migrazione più lunga percorsa a piedi sulla Terra e uno dei maggiori spettacoli naturali. Questi vasti branchi non viaggiano da soli. Infatti, vengono seguiti da lupi affamati per tutto il percorso. Noi osserviamo una caccia completa di un lupo dall’alto, mentre questi predatori lavorano di squadra per separare un cucciolo dalla madre. Come terminerà questo inseguimento eccitante e prolungato?

Per raggiungere i primi alberi presenti sul nostro pianeta dobbiamo viaggiare ancora più a sud. A 2.000 chilometri dal Polo Nord, i piccoli arbusti rappresentano la ‘linea di alberi’ del nostro pianeta. E’ l’inizio della Taiga, la maggiore foresta di conifere nel mondo, che si estende per tutto l’emisfero settentrionale e che rappresenta un terzo di tutti gli alberi sulla Terra. Per buona parte dell’anno, la Taiga è un territorio ricoperto dalla neve, un mondo silenzioso dove raramente si vedono delle orme. Gli animali che ci vivono, come la lince solitaria, rappresentano il vero spirito della natura selvaggia.

A 2.500 chilometri a sud del Polo nord arriviamo ai boschi pieni di foglie che conosciamo bene. Qui l’estate è sufficientemente lunga perché i boschi decidui prendano il sopravvento sulle conifere. E’ il territorio delle campanule e degli usignoli, delle volpi e dei cervi. A primavera, vediamo i piccoli di anatra mandarina fare i loro primi coraggiosi salti dai nidi che si trovano in alto sugli alberi. E in inverno, quando gli alberi decidui perdono le foglie, notiamo il più raro felino del mondo, un leopardo di Amur e il suo cucciolo, che cercano di sopravvivere nel freddo feroce della Siberia.

Alla fine, il nostro viaggio epico arriva all’Equatore. Questa è l’unica parte del nostro pianeta senza stagioni, perché nei tropici il sole splende stabilmente per dodici ore ogni giorno dell’anno. Con tanta energia a disposizione, la giungla cresce senza controllo e supporta una meravigliosa varietà di vite. Sebbene rappresenti soltanto il 3% del territorio del nostro pianeta, la foresta pluviale ospita più di metà di tutte le piante e degli animali del pianeta. Nella sola Papua New Guinea, ci sono 42 specie diverse di Uccelli del Paradiso e noi ci sorprendiamo alla loro straordinaria varietà e alle loro divertenti esibizioni per l’accoppiamento. La giungla non dipende soltanto da una presenza di sole costante tutto l’anno, ma anche dal fatto di ricevere una maggiore quantità di pioggia rispetto a ogni altro luogo sulla Terra. Senza le piogge non ci sarebbero foreste pluviali, ma soltanto deserto.

I deserti coprono un terzo della superficie terrestre del pianeta e stanno aumentando ogni anno. Il nostro viaggio prosegue nei deserti più aridi del mondo, dove veniamo colpiti dalle tempeste di sabbia del Sahara. Voliamo sopra le maggiori dune di sabbia in Namibia e nel deserto del Kalahari noi incontriamo la seconda delle nostre stelle animali, una elefantessa madre e il suo cucciolo nato da poco. E’ la stagione arida e migliaia di elefanti stanno lottando nel Kalahari in cerca di acqua fresca. Pesanti nuvole di polvere soffiano nel deserto e c’è il forte rischio che la madre e il suo cucciolo vengano separati dalla tempesta di sabbia. Dopo diversi giorni di viaggio, la matriarca finalmente porta il branco a una pozza d’acqua isolata nel deserto. Almeno il cucciolo e la madre possono soddisfare la loro sete, ma non bevono da soli. Gli elefanti sono obbligati a condividere la preziosa acqua con dei leoni affamati. Nel corso della giornata gli elefanti dominano la pozza, ma di notte l’equilibrio del potere cambia decisamente. I leoni vedono molto meglio nell’oscurità e noi assistiamo con orrore mentre i leoni cercano di sottrarre il nostro cucciolo dalla madre. Gli elefanti si riuniscono attorno ai loro piccoli per formare un muro di difesa e per nasconderli. Frustrati dalla loro difesa, i leoni devono cambiare tattica. Si tratta del maggiore branco di leoni in Africa e trenta di loro si coalizzano per attaccare un giovane elefante. Il cucciolo e sua madre riusciranno a sopravvivere alla notte e continueranno il viaggio in cerca di acqua e necessario per continuare ad assicurare la loro sopravvivenza? Gli elefanti lottano per arrivare al delta di Okavango, ancora lontano centinaia di chilometri. In questo momento il delta è asciutto, ma presto arriverà il flusso delle acque.

Le vite delle nostre star elefanti dipendono dal sole come quelle degli orsi polari. Il ritmo annuale del sole influenza il ciclo dei periodi asciutti e piovosi, che costringe gli elefanti a spostarsi continuamente in cerca di acqua fresca. Proprio come fatto con l’orso polare, EARTH inserisce le lotte intime degli elefanti su uno sfondo globale legato alla presenza di acqua sul nostro pianeta. Per mezzo di una spettacolare fotografia time-lapse dall’alto, osserviamo delle imponenti tempeste formarsi dai mari tropicali prima di scatenarsi sulla terraferma, per poi arrivare alle maggiori catene montuose del nostro pianeta. Rimaniamo meravigliati di fronte agli stormi di damigelle di Numidia, che affrontano una migrazione incredibile sulle maggiori vette del nostro pianeta, l’Himalaya. Loro devono raggiungere i terreni dove si nutrono dall’altra parte delle catene montuose per svernare in climi più temperati.

Le nuvole portate in su dai venti delle montagne si raffreddano e cedono il loro vapore in forma di neve. Quando il calore del sole fonde questa neve, noi seguiamo il percorso verso l’oceano. Le nostre cineprese ci portano direttamente a vedere le cascate più alte e ampie e poi verso il sole. Mentre questa acqua passa attraverso terreni desertici, l’Okavango diventa un paradiso fertile. Dopo settimane di cammino, la madre elefantessa e il suo cucciolo sono finalmente arrivati. Noi apprezziamo il loro piacere evidente, mentre la madre e il cucciolo giocano insieme nelle acque cristalline.

Proprio come avviene sulla terraferma, il sole nutre la vita negli oceani ed è qui che ci spostiamo per l’ultimo palcoscenico del nostro viaggio. Le nostre terze stelle sono una madre di balena megattera e il suo cucciolo neonato, che incontriamo per la prima volta nelle acque tropicali vicino all’Equatore. Queste acque calde e tranquille sono un buon posto per partorire e crescere i piccoli. Il nostro cucciolo ha solo poche settimane e la madre lo porta delicatamente vicino alla superficie in modo che possa respirare. Il piccolo riceve seicento litri di latte al giorno dalla madre, ma lei è affamata. Non c’è nulla per lei in queste acque cristalline. Alla fine, quando il cucciolo ha cinque mesi, la madre lo porta ad affrontare il maggiore viaggio di qualsiasi altro mammifero marino, quasi 6.500 chilometri dai tropici fino agli estremi meridionali del nostro pianeta in Antartico. Da un punto di vista aereo unico, volando proprio sopra le balene, le nostre cineprese li seguono per tutto il viaggio. Mentre si recano a sud, le balene incontrano alcuni dei maggiori spettacoli marini. Un centinaio di esemplari di pesce spada viaggiano nell’oceano a circa 100 chilometri all’ora in cerca di cibo. Un grande squalo bianco, ripreso in ultra slow motion, si lancia fuori dall’oceano per catturare la sua preda, una foca, e così, questa volta, il cucciolo di balena viene risparmiato.

Alla fine la balena megattera e il suo cucciolo arrivano in Antartico giusto in tempo per l’estate. Il sole ha sciolto il ghiaccio e la vita è tornata. Ora la balena megattera può fare scorta di cibo. Le balene collaborano per creare una rete di bolle a spirale con cui raccolgono i krill, simili ai gamberetti. Ma le balene devono fare in fretta, perché presto l’influenza calda del sole si sposterà a nord e il mare congelerà nuovamente, costringendo le balene ad avventurarsi ancora una volta verso i tropici.

Mentre il sole abbandona l’Antartico, avviene il maggiore cambiamento stagionale sul nostro pianeta. Il continente torna nuovamente all’oscurità e soltanto l’Aurora Australis illumina i cieli meridionali. A nord del nostro pianeta, dove è cominciato il nostro viaggio, è estate profonda e il mondo ghiacciato del nostro orso polare svanisce completamente sotto le sue zampe. Dopo molti giorni in mare, l’esausto orso maschio alla fine raggiunge la terra, attirato all’odore pungente di una colonia di trichechi. I trichechi sono molto più grandi delle sue prede abituali, le foche, ma il nostro maschio è affamato. Alla disperata ricerca di cibo, cerca di sottrarre un cucciolo di tricheco dalla folla di adulti possenti. Il maggiore carnivoro terrestre del mondo ha incontrato un valido avversario, visto che continua a fallire nei suoi tentativi. Alla fine, la disperazione lo rende avventato e così subisce una ferita mortale dalla potente zanna di un tricheco. Soltanto gli orsi sull’orlo della morte per fame rischierebbero di attaccare una preda così pericolosa. Il nostro orso ha tentato la sorte e ha perso. Noi osserviamo i suoi ultimi momenti mentre lui giace esausto in attesa della morte.

Mentre il clima globale continua a riscaldarsi e i ghiacci artici a sciogliersi più precocemente ogni anno, un numero sempre maggiore di orsi polari si imbatteranno nello stesso triste destino. L’orso polare è diventato un emblema dello stato del nostro pianeta e di tutti gli animali che lottano per sopravvivere assieme a noi. Finalmente, abbiamo iniziato a capire quanto sia precario lo stato della Terra.

“EARTH la nostra terra”è il ritratto definitivo della bellezza che ci è rimasta. La speranza è che ci ispiri per cambiare e preservare quello che un tempo era “un pianeta fortunato” e che noi chiamiamo casa.