anno 1
numero 2
settembre 2004

Venezia 61: buona la prima?

[maurizio milo]

Marco Müller

Quattro anni per rilanciare il Festival di Venezia. Scopriamo le carte della 61esima edizione della Mostra. Tra probabili conferme e possibili sorprese, un viaggio all’interno del Marco Müller I

Venezia 61: sarà vera Revolution? A giudicare dalle molte novità, è assai probabile che quest'anno al Lido assisteremo, quantomeno, ad un piccolo terremoto. Un concorso in meno, un occhio alle novità con Venezia Orizzonti e Venezia Cinema Digitale e l'attesissimo progetto 'Storia Segreta del Cinema Italiano' con Quentin Tarantino e Joe Dante.

Il neo direttore Marco Müller, critico, sinologo, produttore e organizzatore di molte edizioni di Locarno, ha dovuto costruire il suo Festival in pochissimo tempo, appena tre mesi.
Ricordiamo, per un attimo, con simpatia, il suo predecessore, lo svizzero Moritz de Hadeln, che lo scorso anno confezionò una ricca edizione che poteva contare su titoli come Buongiorno, notte di Bellocchio, Zatoichi di Kitano, Um filme falado del maestro De Oliveira, la sorpresa Lost in Translation di Sophia Coppola e Il ritorno di Cagliostro di Ciprì e Maresco (10 minuti di applausi in Sala Grande!), ma anche su perle di comicità involontaria quali Imagining Argentina e 21 Palms.
Sarà riuscito Müller a dare a Venezia il miglior Festival degli ultimi dieci anni, come detto alla conferenza stampa ufficiale di presentazione? Noi ce lo (e glielo) auguriamo. Perché, quando i giochi sono fatti, quel che conta sono solo i film. Nient'altro. Diamo allora un'occhiata a quello che ci aspetta in questi dieci giorni al Lido. Dieci giorni di emozioni, passioni, risate, incazzature. Esperienze che, per dieci giorni, ci fanno sentire veramente vicini al sogno-cinema.

VENEZIA 61: IL CONCORSO
Ventuno film. Grandi firme, molti abitudinari e qualche fresca, piacevole novità.
Gli italiani innanzitutto. A guidare la nostra pattuglia al Lido non può che essere Gianni Amelio, già vincitore con Così ridevano del Leone d'oro nel 1998. Il suo nuovo film, Le chiavi di casa, tratta con estrema delicatezza ed intimità il tema dell'handicap. Kim Rossi Stuart è un giovane padre che si riavvicina al figlio quindicenne che un tempo aveva respinto. Il film è liberamente tratto da Nati due volte di Giuseppe Pontiggia, riscritto con l'ausilio di Rulli e Petraglia, e viene considerato un capolavoro dai selezionatori di Venezia 61. Sicuramente quando un maestro della bravura di Amelio mette mano alla m.d.p. lo fa per dire qualcosa di importante.
Ovunque sei è invece il titolo della pellicola di Michele Placido, tornato a Venezia due anni dopo il debole Un viaggio chiamato amore, che pur fruttò la Coppa Volpi a Stefano Accorsi e Laura Morante. Torna dopo una polemica (più abbozzata che reale) sui giochi di potere e le raccomandazioni tra il Festival e le case di produzione. Chissà come la pensa ora. Ancora l'amore al centro di questa storia. Non più (p)ossessivo, come nel precedente film, ma intimo e spirituale. Nel cast nuovamente Accorsi e Barbora Bobulova.
A completare la truppa nostrana l’outsider Guido Chiesa, che presenta, a tre anni di distanza da Il partigiano Johnny, Lavorare con lentezza, storia ambientata nella Bologna degli Anni Settanta. Tra gli interpreti Valerio Mastandrea e Claudia Pandolfi. Una curiosità viene dal titolo. E' un verso di una canzone di Enzo Del Re che recita "…lavorare con lentezza, senza fare alcuno sforzo. Il lavoro ti fa male e ti manda all'ospedale". Sarà un tormentone.
Tre sono i film francesi in concorso: L'intrus di Claire Denis con Bèatrice Dalle, Rois et reine di Arnaud Desplechin con Catherine Deneuve e 5x2 (Cinq fois deux) di François Ozon. L'autore di 8 donne e un mistero propone un'inedita Valeria Bruni Tedeschi alle prese con una storia sentimentale 'a ritroso' dove la nascita e la fine di un amore sono incorniciate da una colonna sonora composta da canzoni italiane romantiche degli Anni Sessanta.
L'Oriente fa la voce grossa anche a Venezia. Non l'indigestione di Cannes, ma una bella abbuffata. Al momento in cui andiamo in stampa, ancora non si sa nulla di titoli quali Cafè Lumière di Hou Hsiao-Hsien, Shijie di Jia Zhangke, Ha-ryu-in-saeng di Im Kwon-taek, talentuoso regista di Ebbro di donne e di pittura e di Howl's Moving Castle del maestro del cinema d'animazione giapponese Hayao Miyazaki, già vincitore di un Orso a Berlino e dell'Oscar con La città incantata.
Rimanendo in Asia ma spostandoci in Medio Oriente troviamo Amos Gitai, che torna, a distanza di un anno dal poco convincente Alila, con Promised Land con Anne Parillaud e Hanna Schygulla e l'iraniano Marziyeh Meshkini con Stray Dogs.
Venezia 61 segna anche il ritorno di due mostri sacri della cinematografia mondiale: Wim Wenders e Mike Leigh. Il cineasta tedesco ci offre la sua visione dell'America di oggi, piena di paura e diffidenza, con Land of Plenty, mentre il regista inglese ci racconta la storia di Vera Drake. E chissà che non ci abbia preparato una bella sorpresa Todd Solondz in concorso con Palindromes, dopo aver messo a ferro e fuoco la famiglia americana con il suo capolavoro Happiness. O Alejandro Amenabar che con Mar adentro, storia di vita e morte con il sempre eccellente Javier Bardem, racconta finalmente la realtà dopo il paranormale di The Others e l'irrealtà di Apri gli occhi.
Meno fiducia riponiamo in Mira Nair e nel suo Vanity Fair. Sarà perché il Leone più immeritato degli ultimi anni, e di conseguenza quello che ci ha fatto soffrire di più, è il suo Monsoon Wedding? Vedremo se Hollywood le ha giovato o l'ha impoverita.
Che dire di Nicole Kidman in versione 'pedofila' nel secondo film di Jonathan Blazer Birth? Pare infatti che la scena principale del film sia quella in cui la splendida attrice australiana amoreggi con un bimbo di dieci anni. Scandalo annunciato!
Restano da vedere gli outsider: il greco Delivery di Nikos Panayotopoulos, lo svizzero Tout un hiver sans feu di Greg Zglinski e il russo Udalionnyj dostup di Svetlana Proskurina.

VENEZIA 61: I FUORI CONCORSO
Grande parata di star e grandi film in vista. Ad inaugurare la Mostra ci penserà Steven Spielberg con The Terminal. Grandi interpreti per la storia liberamente ispirata alla vera vita di un rifugiato iraniano che tuttora vive nel terminal dell'aeroporto Charles de Gaulle, Merham Karimi Nasseri: da Tom Hanks a Caterine Zeta-Jones a Stanley Tucci. Successo garantito.
Tra i divi in arrivo al Lido segnaliamo anche il Tom Cruise invecchiato di Collateral, thriller del grande Michael Mann e Robert De Niro, Will Smith e Martin Scorsese, che prestano la loro voce agli squali protagonisti del film d'animazione Shark Tale. Torna Spike Lee, dopo il successo del bellissimo The 25th Hour, e lo fa non solo in qualità di giurato ma anche in veste di regista con She Hate Me, storia satirica di sesso e potere con Monica Bellucci. Speriamo bene! E ancora Johnny Depp in Neverland, sulla genesi di Peter Pan e le difficoltà del suo creatore James Mattew Barrie, Al Pacino in The Merchant of Venice di Michael Radford e Denzel Washington nel remake di The Manchurian Candidate ad opera di Jonathan Demme. Tutti presenti a dare maggior lustro a questa edizione. E potremo finalmente ammirare Antonioni, Wong Kar-Wai e Soderbergh alle prese con il collettivo Eros.
Ma tra tutte queste star ci piace ricordare chi, con umiltà, ha saputo ritagliarsi un posto d'onore all'interno di questa sezione. Innanzitutto il maestro portoghese, quest'anno Leone d'oro alla carriera, Manoel De Oliveira, cui dedicheremo un apposito spazio all'interno de “Il Grido”, che presenta il suo nuovo lavoro O quinto imperio. Un applauso alla vitalità del suo cinema che ringiovanisce con il passare del tempo.
Onore anche ai due terribili cineasti siciliani Daniele Ciprì e Franco Maresco che con infinita dedizione hanno costruito il ritratto degli indimenticabili Franco Franchi e Ciccio Ingrassia con Come inguaiammo il cinema italiano. Un ultima nota di merito va ad un ottimo regista italiano, mai banale. Carlo Mazzacurati, pur non essendo in concorso ha concesso il suo L'amore ritrovato. Una scelta di classe e coraggio. Complimenti.

VENEZIA 61: DECALOGO DI SOPRAVVIVENZA
Sei appena arrivato nella jungla veneziana? Stai leggendo Il Grido sotto il sole cocente durante una fila lunghissima per la proiezione di un film lussemburghese con sottotitoli in polacco? Questo piccolo decalogo fa per te.
1) Fondamentale (per il prossimo anno). Arrivare (e andarsene via) un giorno prima. Perché? Il giorno prima dell'inizio farai meno coda per gli accrediti e il giorno prima della fine sai già chi ha vinto.
2) Fondamentale (per il prossimo anno). Quando fai un budget prima di partire per la cara Venezia cancella la voce 'Varie ed eventuali' e scrivi 'Sicure e garantite'. Tieniti largo sulla cifra.
3) Devi sapere che i genitori veneziani sono soliti rinchiudere i loro bambini un mese prima del Festival. In quel mese fanno loro vedere solo foto e filmati di porta-pass. Scoprirai presto cosa voglio dire.
4) Anche se un decreto legge ha ridotto la pena, è pur sempre un reato procurare danni ai suddetti rompiballe.
5) Dedica almeno dieci minuti al giorno a leggere i bigliettini dello spazio di Ippoliti. Al terzo giorno non potrai più farne a meno.
6) Marzullo non ti saluta ma ti guarda con fastidio, quindi non perdere tempo.
7) Fai collezione di Ciak in Mostra e Film Tv Daily: saranno un'ottima guida per districarsi nei meandri del cartellone veneziano.
8) C'è uno strano personaggio vestito da Napoleone, ma se lo ignori non ti dichiara guerra.
9) (Un po' di serietà) Portati sempre dietro una bottiglia d'acqua: al Lido 50cl di Levissima costano quanto l'equivalente di Chanel n°5.
10) Divertiti e conosci quanta più gente puoi. E' bellissimo condividere queste esperienze con persone che hanno la tua stessa passione. E guarda quanti più film possibile. Solo così potrai dire di aver vissuto veramente questo Festival.