Teatro Quirino - Vittorio Gassman | Roma
 

Teatro Quirino - Vittorio Gassman
Via delle Vergini 7 - 00187 - Roma

BIGLIETTERIA tel. 06.6794585
orario 10 – 19 (lunedì riposo)

info@teatroquirino.it

www.teatroquirino.it

IL TEATRO
Risale al 1871 la sua costruzione, che fu voluta dal Principe Maffeo Sciarra per supplire alla mancanza di luoghi di spettacolo nella zona centrale ad est del Corso.
Col nome di Quirino (come il colle e il tempio omonimi) ospitò all'inizio spettacoli di marionette e farse popolari ed era frequentato da un pubblico colto, intellettuale e numeroso.
Nel tempo subì una duplice revisione: la prima, nel 1882 - sotto la direzione degli architetti De Angelis e Morra - consentì la trasformazione dell'edificio in un più raffinato riferimento per la borghesia cittadina; la seconda datata 1898 - una ricostruzione in stile rinascimentale realizzata dal Belloli e dal Moraldi - introdusse all'interno del teatro motivi di più elevata e tradizionale suggestione: questo nuovo aspetto in "stile rinascimento", più legato ai caratteri architettonici della facciata, si arricchì inoltre di un tocco di preziosismo con stucchi, ori, damaschi rossi, secondo modalità ed effetti di una tradizione decorativa intonata alla sontuosità ed al lusso, accolti con ampi consensi dall'opinione pubblica. Il rinnovamento radicale avvenne nel 1914 ad opera di MARCELLO PIACENTINI e sancì una struttura assolutamente alternativa alla precedente: si cancellò l'immagine umbertina smantellando le strutture posticce aggiunte nel 1898, ovvero si abbandonò l'intonazione ancora floreale dell'idea iniziale a favore di una semplificazione e geometrizzazione di ispirazione "secessionista". Il lavoro piacentiniano suscitò generali consensi e il teatro - dopo aver ospitato spettacoli di prosa, operetta, farse popolari e balletti – riaprì, in un clima di rinnovato entusiasmo, con una stagione lirica, sotto la direzione del Maestro PIETRO MASCAGNI.
Il Piacentini intervenne una seconda volta, nel 1954, con un ammodernamento che avvicinò il Quirino alle prestazioni quantitative e qualitative degli altri teatri: oltre all'aumento della capienza della sala, furono disposti locali per gli uffici da destinare all'ETI Ente Teatrale italiano (la cui Sede attuale è in via Morgagni 13), che lo gestisce e lo programma dal 1946.
Nel 1982 è oggetto di una nuova ristrutturazione ad opera dell'architetto ENRICO NESPEGA, basata sulla razionalizzazione dell'illuminazione della sala e degli spazi interni ed esterni ad essa.
La programmazione dell’ETI al Quirino è sempre andata in direzione di un teatro di grande impegno registico e attoriale, con spettacoli che rispondevano alle esigenze di un pubblico vasto ed attento a ciò che la scena offre.
In parallelo alla stagione di prosa, le proposte musicali, i cicli di letture, gli incontri periodici tra attori e pubblico rappresentano un forte richiamo e contribuiscono a fare del Quirino uno dei poli teatrali di riferimento della città di Roma, con una sua precisa identità e funzione.
CARTELLONE 2009/2010
UN NUOVO INZIO
Dopo 67 anni di gestione e programmazione dell’Ente Teatrale Italiano, il Teatro Quirino – Vittorio Gassman passa ad un nuovo gestore che si è aggiudicato il bando europeo indetto dall’Ente: il Teatro Stabile di Calabria, da me fondato e diretto. Dovevamo essere in tanti a concorrere ma alla fine siamo rimasti in due. Evidentemente la crisi che attanaglia tutti, la provvisorietà che da sempre contraddistingue i destini del teatro di prosa in Italia e le condizioni del bando ritenute troppo onerose, hanno bloccato gli altri. Non è stato così per noi e non credo che ci abbia guidati l’incoscienza ma quello che mi piace definire “l’ottimismo della ragione”. È nei momenti di crisi che si deve rilanciare, è nei momenti di crisi che il teatro, specchio della società, offre la possibilità del riscatto e della rinascita.
Il Quirino è già il primo teatro romano per numero di spettatori (sotto i 1.000 posti) e le sue potenzialità sono sfruttate oggi al 50%. Ciò per quanto attiene all’afflusso del pubblico: le attività collaterali non sono previste.
Dato che oggi non presentiamo una singola stagione ma un progetto decennale (e forse più) è bene chiarire che noi non puntiamo ad un cambiamento ma a una piccola rivoluzione. Pensiamo ad un teatro europeo in cui si possa vivere 18 ore al giorno per 320 giorni.
Ecco in rapida sintesi le novità logistiche e di utilizzo degli spazi: nel foyer nascerà un caffé-teatro aperto dalle ore 10,00 alle ore 19,00 di ogni giorno in cui si potrà mangiare, passare il tea-time, l’happy hour, sentire musica, chiacchierare, incontrare gli artisti in scena prima e dopo gli spettacoli, confrontare idee e elaborare progetti tra addetti ai lavori.
Nella sala Colonne creeremo una biblioteca (non solo teatrale) e una rivendita di libri e video. Nella sala Petrolini installeremo delle postazioni-video schermate dove chiunque potrà vedere gratuitamente le commedie, i film, i video e i materiali messi a disposizione dalle Compagnie.
In quest’orario (dalle10.00 alle19.00) il botteghino effettuerà prevendita nel locale ora in disuso, situato all’angolo tra via Minghetti e via delle Vergini (assai più idoneo dell’attuale botteghino che tornerà alle sue funzioni per il solo sbigliettamento dell’ultima ora).
La splendida facciata del 1871 sarà ripulita e illuminata, i colori interni ravvivati, le balconate e la galleria non avranno più alcun problema di visibilità in quanto al posto delle ringhiere di protezione in metallo, installeremo il plexiglas.
E veniamo all’offerta di spettacolo. Per questo anno e per gli anni a venire, il Quirino selezionerà il meglio del teatro di prosa che si muove su quella sottile linea rossa, su quella traccia di confine che separa il teatro d’arte dal teatro più fruibile. E’ possibile coniugare qualità e vendibilità. Senza dannose allucinazioni e tenendo presente che il Teatro Quirino ha 945 posti da offrire, non potremo indulgere troppo in sperimentazioni (ma aspettate a leggere un po’ più avanti…). Dovremo piuttosto favorire la produzione, produrre in proprio, dare al pubblico i suoi amati beniamini, variegare la proposta (avremo la danza classica internazionale, il musical, la canzone napoletana, oltre naturalmente la grande prosa) e soprattutto non avere punti deboli. Nessuno spettacolo sarà meno appetibile, sotto il target generale dell’offerta, non ci saranno“scambi”, né “pacchi raccomandati”: gli unici criteri che ci hanno guidato sono stati qualità, vendibilità, idoneità a uno spazio glorioso di 1000 posti.
Parallelamente alla stagione di prosa ci saranno quattro diverse sezioni (per alcuni spettacoli si utilizzerà solo il palcoscenico per 99 spettatori collocati sulla stessa ribalta):
1) Quirino Revolution: rassegna europea dedicata ai diversi tipi di ricerca scenica, ospitando alcune grandi realtà della sperimentazione e gruppi nuovi.
2) Autogestito Quirino: spazio riservato durante tutta la stagione a particolari proposte meritevoli di avere una vetrina prestigiosa con breve tenitura (da uno a tre giorni).
3) Eventi: grandi appuntamenti internazionali di prosa, danza, musica e marionette, disseminati nel corso della stagione;
4) Quirino per i ragazzi: quattro Compagnie per 80 recite da novembre ad aprile. Per la prima stagione abbiamo deciso di riservare la proposta agli adolescenti dagli 11 ai 15 anni, la più delicata età della formazione.
Proporremo teatro civile, anche divertente, un teatro di formazione che tratti temi come la lotta alla mafia e al bullismo, l’immigrazione, la Resistenza, l’ambiente, coniugando l’aspetto sociale a quello ludico.
Il Teatro Quirino-Vittorio Gassman sarà anche un teatro di produzione: sette degli spettacoli proposti nelle varie sezioni sono infatti nostre produzioni e ancor più nei prossimi anni avremo tempo e modo di studiare nuovi spettacoli ideati apposta per il nostro teatro.
Come vi dicevo una vera rivoluzione, stimolante e pacifica, mirata all’avvicendamento di pubblici diversi, di ogni età e ceto ma in primis alla salvaguardia e all’incremento del numero degli abbonati.
Per me- prima al Nazionale di Milano e poi al Teatro Stabile di Calabria - la platea degli abbonati, la fidelizzazione di un patrimonio di gusto e di cultura, con cui confrontarsi e a cui offrire il meglio, è sempre stato il primo obiettivo.
Anche, ma non solo per questa ragione, il costo dei biglietti e degli abbonamenti non ha subìto variazioni significative (i prezzi della galleria che sarà abbellita e ricca di maggiore visibilità sono addirittura diminuiti) e sono previste nuove svariate forme di abbonamento tra cui una card.
In questo cammino entusiasmante, così fervido di stimoli, ho al mio fianco un gruppo di preziosi collaboratori: Lorenzo Gleijeses che si occuperà particolarmente del teatro di tendenza, Marianella Bargilli ottimizzatrice del progetto artistico e organizzativo e della risistemazione degli spazi, Shapour Yazdani direttore organizzativo del Teatro Stabile di Calabria e qui coordinatore, Angelo Pastore direttore organizzativo del teatro Quirino, Lello Vianello supervisore, Paola Rotunno ufficio stampa, Orsola Damiani per il settore grafico, Carlo Prati per il sito internet, PAV per la promozione e il marketing e tutto lo staff del Teatro Stabile di Calabria.
Ma nulla sarebbe stato e sarà possibile senza la fondamentale spinta e collaborazione del personale che dall’E.T.I. passa a noi, che tanto ha fatto e tanto farà per questo teatro. Sono elementi di grande valore e professionalità, pronti a condividere questa scommessa esaltante: il direttore Salvatore Cimmino e tutto lo staff, dall’ufficio promozione di eccellente inventiva e capacità, al settore tecnico di grande competenza, ai cassieri, alla segreteria, agli affari generali, ai custodi.
Tutti siamo già un unico nucleo, proiettati all’ottenimento di un risultato importante e condiviso: ribadire l’importanza e la centralità del teatro Quirino–Vittorio Gassman, favorirne l’espansione, la crescita, farne un polo di cultura internazionale e un teatro europeo.
Ringrazio il Presidente dell’Ente Teatrale Italiano Giuseppe Ferrazza e tutto il Consiglio di Amministrazione. Il direttore Ninni Cutaia e la responsabile del procedimento amministrativo Giusy Filippi per la loro collaborazione in ogni momento di questa gara prestigiosa, prima e dopo l’aggiudicazione.
Devo a loro una dimostrazione di imparzialità e di correttezza rare nel nostro panorama nazionale. La gara è stata vinta dal Teatro Stabile di Calabria, unico Stabile dell’Italia peninsulare a sud di Napoli ed è quindi una vittoria della Calabria tutta, una terra meravigliosa e culturalmente in grande fermento, pur se piagata da mali endemici.
Crediamo che, nel nostro piccolo, questa conquista possa contribuire a consolidare l’immagine della Calabria bella e rinata. E siamo certi che la Regione Calabria, le Provincie e i Comuni tutti vorranno aiutarci in questo percorso che sarà per i calabresi una grande vetrina.
Questo è il teatro dedicato a Vittorio Gassman, in cui hanno recitato per l’ultima volta Eduardo De Filippo e Ettore Petrolini, in cui hanno trionfato Salvo Randone, Carmelo Bene e tanti altri. Siamo consci della grande responsabilità e onorati del compito che ci attende.
Geppy Gleijeses
6.18 ottobre
DI.elle.I. Grandi Eventi
Gennaro Cannavacciuolo, Rosaria De Cicco
NOVECENTO NAPOLETANO
(Naples Golden Century)

di Lello Scarano e Bruno Garofalo
con Ciro Capano, Franco Castiglia, Susy Sebastiano
coreografie Enzo Castaldo
costumi Mariagrazia Nicotra
direttore d’orchestra Toni Sorrentino
coreografie Enzo Castaldo
arrangiamenti Tonino Esposito
regia Bruno Garofalo

La ricca tradizione della canzone popolare napoletana, la cui produzione raggiunse il culmine dalla seconda metà dell’Ottocento fino al concludersi del secondo conflitto mondiale, rivive in Novecento Napoletano, spettacolo musicale arrivato con successo alla quarta edizione dopo aver debuttato nel 1992 al Teatro Politeama Giacosa di Napoli e avere, negli anni successivi, incantato le platee di Tokyo, Parigi e Buenos Aires.
Di fronte allo spettatore si apre una messinscena complessa, sontuosa e accurata: la ricostruzione scenografica, costumi compresi, è stata realizzata grazie all’apporto di alcuni rari e preziosi filmati d’epoca e si ispira, con attenzione quasi filologica, alle opere pittoriche di artisti come Scoppetta, Matania e Dal Bono che hanno ritratto l’ambiente con occhi attenti e appassionati.
Un’orchestra, rigorosamente acustica e calibrata sulle necessità musicali dei brani scelti, accompagna i protagonisti - Gennaro Cannavacciuolo e Rosaria De Cicco - nella pittura dell’affresco del Secolo D’Oro della Musica Napoletana, tratteggiato sapientemente, privilegiando dizione e interpretazioni originarie, dalle scelte registiche di Bruno Garofalo.
L’insieme di emozioni, atmosfere, ricordi, poesia diventa repertorio popolare, esplorazione delle radici più profonde e indimenticate di una napoletanità autentica e rituale che appartiene a tutti coloro che l’hanno vissuta e respirata come figli affettuosi almeno una volta.


20 ottobre.8 novembre
Noctivagus & Casanova Entertainment
Luca Barbareschi, Chiara Noschese
IL CASO DI ALESSANDRO E MARIA
Curiosa replica di una storia che ha già avuto luogo
di Giorgio Gaber e Sandro Luporini
muische eseguite dal vivo dalla Marco Zurzolo Band
sax Marco Zurzolo
piano Antonino Armagno
contrabbasso Peppe Timbro
chitarra Tony Miele
batteria Leonardo De Lorenzo
scene Massimiliano Nocente
costumi Teresa Acone
disegno luci Mario Esposito
regia Luca Barbareschi

Luca Barbareschi, dopo l’avventura teatrale de Il Gattopardo da un classico letterario, porta in scena un testo quasi dimenticato privato ed intimo, raro e prezioso, di un autore di culto come Giorgio Gaber.
La commedia, scritta insieme al fedele Sandro Luporini, fu allestita in esclusiva dallo stesso Giorgio Gaber con Mariangela Melato nel 1982. Questa storia di un innamoramento e della relativa devastazione acquista nuova vita con Luca Barbareschi nel ruolo di Alessandro e Chiara Noschese in quello di Maria: i due personaggi si innamorano, si punzecchiano, si stuzzicano, comunicano, non comunicano, si confondono, litigano, si assumono i rischi dell’indecisione e della banalità del quotidiano trascinando il loro gioco di coppia nella dimensione astratta e profonda della parola e della musica.
La rilettura registica, scanzonata e divertita, nulla toglie alla visione intellettuale che Gaber aveva della sfera affettiva e delle dinamiche emotive dei rapporti d’amore ma anzi la arricchisce in anticonformismo e vitalità.
Un moderno reality love show, sostenuto da un’inedita colonna sonora di Marco Zurzolo, che restituisce al pubblico un pezzo eclissato della straordinaria produzione gaberiana.


10.29 novembre
Teatro Stabile di Calabria
Geppy Gleijeses, Marianella Bargilli, Leandro Amato
IL GIUOCO DELLE PARTI
di Luigi Pirandello
con Massimo Cimaglia, Antonio Ferrante, Franco Ravera, Ferruccio Ferrante,
Antonella Familiari, Francesco Pupa, Francesco Sgrò
scene Graziano Gregori
musiche Matteo D’Amico
luci Luigi Ascione
costumi Carla Teti
progetto e drammaturgia Egisto Marcucci
regia Elisabetta Courir

Un marito, una moglie, un amante: il più classico dei triangoli viene utilizzato, in questo testo che Pirandello scrisse nel 1918 per Ruggero Ruggeri, per scardinare tutte le istanze del teatro borghese e naturalista. Leone Gala ha deciso di vivere la sua vita affrancandosi dalle passioni, compresa quella per sua moglie Silia, alla quale permette di avere un amante, Guido Venanzi, che vive, accettato, con la coppia.
Le apparenze e il gioco delle convenzioni vengono mantenuti in ogni occasione: la presenza-assenza di Leone infastidisce, però, Silia che, a fronte di un’offesa arrecatale involontariamente da un gentiluomo, costringe il consorte a battersi in duello.
Quest’ultimo accetta ma, al momento dello scontro, rifiuta di combattere cedendo il posto all’amante che lo ha accompagnato come padrino. Guido morirà nello scontro, nel suo primo gesto autentico, fuori dal gioco delle parti.
Questa edizione de Il giuoco delle parti, curata da Egisto Marcucci ed Elisabetta Courir, è costruita come un gioco di coppia terribile: Leone, interpretato da Geppy Gleijeses, e Silia, impersonata da Marianella Bargilli, si dilaniano come due belve svelando il paradosso e l’assurdità che corre sotto le situazioni di apparente ordine sociale. Il risultato di questo meccanismo di disvelamento scopre un mondo senza uscita, senza liberazione, in bilico tra scetticismo e disperazione, ironia e risvolti sinistri.


1.13 dicembre
Compagnia Lavia Anagni
Gabriele Lavia
MACBETH
di William Shakespeare
con Giovanna Di Rauso
scene Alessandro Camera
costumi Andrea Viotti
musiche Giordano Còrapi
luci Pietro Sperduti
regia Gabriele Lavia

Tragedia shakespeariana archetipo della lotta per ottenere e mantenere il potere. La celebre trama vede protagonista Macbeth che, spinto dalle brame della moglie e da una suggestiva profezia, si macchia di una serie di squallidi tradimenti ed efferati
delitti per conquistare il trono di Scozia. Una volta diventato re cadrà vittima delle sue stesse azioni e dei rimorsi, perdendo ogni cosa nell’atto finale che lo vede inesorabilmente soccombere.
Tutta la storia si inscrive in un clima di magica fatalità: il gruppo di streghe, che profetizza a Macbeth il suo regale destino e la sua fine, dona alla vicenda il respiro della predestinazione e dell’inevitabile circolarità del tempo.
Gabriele Lavia, nelle doppie vesti di protagonista e regista, realizza una messinscena d’impatto ponendo l’accento sulla metateatralità del dramma: Macbeth è un attore senza mestiere, angosciato dal pensiero di non essere nel posto che gli spetta, di non essere il protagonista di una vita che sembra viverlo passivamente. L’acquisizione della corona enfatizza questa condizione di persona fuori posto: i due novelli sovrani somigliano a due improbabili e impacciate marionette che indossano il potere come un vestito di una taglia troppo grande.
La tragedia di Macbeth realizza, in questa chiave interpretativa, la grande metafora del Mondo come Teatro, della Vita come Palcoscenico, dell’Uomo come inconsapevole Attore, sprovvisto dei trucchi del mestiere.


15 dicembre.10 gennaio
Diana Or.i.s
Carlo Giuffrè
I CASI SONO DUE
di Armando Curcio
con Angela Pagano
scene e costumi Aldo Terlizzi
musiche Francesco Giuffrè
regia Carlo Giuffrè

Carlo Giuffrè prosegue nel suo intento di restaurare un repertorio otto-novecentesco della nobile tradizione comica napoletana, proponendo la messinscena del testo di Armando Curcio I casi sono due.
La vicenda è ambientata a Napoli, più precisamente nella casa del barone Ottavio e di sua moglie Aspasia. I due, ormai anziani, sentono la mancanza di un figlio, di un erede. Spinto da questo sentimento, il barone incarica un investigatore di ritrovare un suo figlio illegittimo, nato da una passione giovanile e prematrimoniale per una cantante. La sorpresa di Ottavio è grande quando gli viene comunicato dal suo incaricato che il figlio tanto cercato e per anni ignorato è in realtà Vincenzo Esposito, interpretato da Ernesto Lama, scontroso e rozzo cuoco al servizio dei baroni.
Vincenzo, acquisito il nuovo status di nobile, non perderà occasione di vessare la servitù e di sfoggiare i suoi modi discutibili.
Lo spettacolo è una farsa dal ritmo scoppiettante che si serve della comicità dell’equivoco e di situazione per esaltare le indiscusse qualità attoriali di Carlo Giuffrè e Angela Pagano, custodi di una tecnica attoriale straordinaria, piena di sfumature e registri, che affonda le proprie radici nell’inesauribile tradizione del teatro comico napoletano.



12.24 gennaio
Compagnia del Teatro Carcano
diretta da Giulio Bosetti
Giulio Bosetti, Antonio Salines, Silvia Ferretti, Nora Fuser e Marina Bonfigli
SEI PERSONAGGI IN CERCA D’AUTORE
di Luigi Pirandello
con Giovanna Rossi, Elio Aldrighetti, Anna Canzi, Umberto Terruso, Giuseppe Scordio,
Vladimir Todisco Grande, Caterina Bajetta, Dario Merlini
costumi Carla Ricotti
musiche Giancarlo Chiaramello
movimenti mimici Marise Flach
regia Giulio Bosetti

Dal 1921 I sei personaggi in cerca d’autore di Pirandello esibiscono senza sosta il loro fascino sottile e originale.
Un Capocomico si ritrova, durante una prova in teatro, faccia a faccia con sei personaggi: da quel momento inizia il confronto serrato tra la visione dell’arte del Capocomico, l’interpretazione imperfetta degli attori e l’assoluta quanto spietata verità immutabile dei Sei Personaggi che esigono, come dei tiranni creativi, che il loro dramma imperituro si ripeta in scena e venga condiviso nella cornice del palcoscenico. Realtà, arte, visioni parallele del mondo si intrecciano strettamente ma sembrano non poter trovare una soluzione dialettica, una coesistenza serena.
Giulio Bosetti, regista e attore, torna al testo pirandelliano nei panni del Capocomico dopo essere stato, nella sua carriera, Figlio per Gianfranco De Bosio e Padre per Patroni Griffi.
Affiancato da una valida, misurata e affiatata compagnia d’attori, tra i quali spicca Antonio Salines nella parte del Padre, Bosetti affronta il testo con rigore e semplicità, senza manierismi, lasciando spazio allo svolgersi dell’azione scenica, rinnovando, soprattutto per le giovani generazioni, l’emozione di esplorare da vicino i misteri del processo creativo.

26 gennaio. 7 febbraio
KHORA.teatro
Alessandro Preziosi
AMLETO
di William Shakespeare
traduzione Eugenio Montale
riduzione e adattamento Armando Pugliese
con Carla Cassola, Ugo Maria Morosi, Francesco Biscione, Silvia Siravo
scene Andrea Taddei
costumi Silvia Polidori
musiche Massive Attack, Zero P:M
luci Valerio Tiberi
regia Armando Pugliese

Classico shakespeariano, con il quale ogni artista sogna di confrontarsi almeno una volta nella carriera, Amleto si veste di contemporaneità in questa versione snella e moderna curata da Armando Pugliese che guida Alessandro Preziosi nella sua prova d’attore più matura.
Mettere in scena la tragedia del principe di Danimarca è un tentativo per meglio analizzare il tempo che stiamo vivendo, riflettendo sulle dinamiche che lo muovono. L’attenzione della regia si posa sulla posizione culturale e politica di Amleto all’interno della corte: il principe è superiore per cultura ai suoi compagni di studi che lo attorniano e lo consigliano; il suo dubbio deriva da questa superiorità, dalla volontà di far corrispondere la vendetta alla certezza della giustizia, dalla consapevolezza che non sempre l’intenzione può portare ad un’azione limpida ed efficace.
La corte, nella quale un posto di spicco è occupato dalla famiglia di Polonio, è , quindi, l’altro vertice della dialettica che conferisce senso e scopo all’agire contro di Amleto.
Pugliese e i suoi attori leggono Shakespeare trasformando il dramma personale del principe danese in universale riflessione sulle difficoltà che ogni giovane incontra nel perseguire le proprie aspirazioni, senza lasciarsi sopraffare dall’ambizione, dal confronto coi padri, dalla corruttibilità dell’esistenza che cambia e si evolve continuamente.

9.14 febbraio
Balletto di Mosca
IL LAGO DEI CIGNI
musica Piotr Ilic Ciajkovskij
coreografie Alexander Vorotnikov
direzione Elik Melikov

La compagnia diretta da Elik Melikov si presenta al nostro pubblico con uno dei grandi classici del repertorio ballettistico moscovita Il lago dei cigni, composto da Ciajkovskij tra il 1875 e il 1876. La storia, ispirata al racconto Il velo rubato di Musaus, inizia nel castello del principe Siegfried che, compiuto il ventunesimo anno di età, viene invitato dalla Regina Madre a scegliere una moglie durante una festa organizzata per l’occasione. Il giovane si dimostra disinteressato ma l’amore lo aspetta sulle rive di un lago, nel quale si imbatte durante una battuta di caccia: uno stormo di cigni si trasforma in un gruppo di graziose fanciulle fra le quali spicca Odette.Tra i due è amore a prima vista ma c’è un ostacolo da superare: il sortilegio del malvagio Rothbart che la costringe alla metamorfosi e che può essere spezzato solo grazie ad una esclusiva promessa d’amore. Il mago cerca di scongiurare questo pericolo facendo sedurre il principe da sua figlia, identica ad Odette nell’aspetto ma opposta nella personalità. Sigfried cade nel tranello ma preso dal rimorso corre al lago: il forte sentimento vincerà sul male.
Il balletto, grazie all’apporto del coreografo Alexander Vorotnikov e dei ballerini dalla prestigiosa formazione accademica, è liberato da ogni obsoleto manierismo, reso più adatto ad un pubblico moderno mantenendo tutto il suo incanto.



16. 28 febbraio
Compagnia della Rancia – Musical Italia
GREASE il Musical
di Jim Jacobs e Warren Casey
traduzione Michele Renzullo
adattamento Saverio Marconi
traduzioni delle canzoni Silvio Testi e Michele Renzullo
canzoni aggiunte B. Gibb, J. Farrar, L. St. Luis, S. Simon, S. Bradford, A. Lewis
scene Gabriele Moreschi
costumi Zaira De Vincentiis
coreografie Franco Miseria
direzione musicale Simone Manfredini
produzione musicale Silvio Testi
disegno luci Valerio Tiberi
disegno fonico Carlo Marchiori
produzione esecutiva Alessio Imberti
organizzazione generale Michele Renzullo
regia Federico Bellone

Grease, il musical dei record, prodotto dalla Compagnia della Rancia per la prima volta nel 1997 e da allora presentato nei teatri di tutta Italia con un successo senza eguali, torna in una nuova edizione dal cast rinnovato e si afferma, con oltre 1.000 repliche, come il primo long running show della storia del teatro musicale italiano.
Lo spettacolo, nato a Chicago nel 1971, racconta la storia d’amore tra Danny e Sandy e dei loro amici T-Birds e Pink Ladies, sullo sfondo della colorata America degli anni ‘50. I ragazzi cantano, ballano e si innamorano sulle note della famosissima colonna sonora che è stata in vetta alle classifiche di molti paesi anche grazie all’ulteriore ondata di celebrità dovuta all’uscita del film omonimo nel 1978, interpretato da John Travolta e Olivia Newton John.
Una presenza inedita nel cartellone del Teatro Quirino che ben si sposa con il nuovo progetto artistico e di gestione: una ventata di frizzante allegria all’interno della tradizionale cornice del teatro all’italiana.


2.21 marzo
The Dreamers Productions
Nancy Brilli
ALPHABET
di Massimiliano Bruno e Edoardo Falcone

Nancy Brilli, briosa e valida interprete anche di cinema e televisione, torna in teatro recitando un testo scritto su misura per lei da Massimiliano Bruno e Edoardo Falcone. Anna è una donna come tante: ha un marito che ormai non ama più, un figlio che adora, un lavoro in banca che la vede prossima alla promozione a causa dell’arresto del direttore della sua filiale.
Lo spettacolo entra in una delle sue giornate tipiche, dall’alba alla notte: ventiquattro ore raccontate in ventuno lettere, dalla A alla Z, e, per ognuna, una situazione, un dialogo, una canzone. Delle brevi scene, ventuno frammenti, in cui la protagonista è affiancata da
altri personaggi minori, interpretati da attori-cantanti, vanno a comporre, come tante colorate tessere, il mosaico divertente, emozionante della vita quotidiana della simpatica e dinamica protagonista.

 

6. 25 aprile
I Due della Città del Sole
Luigi De Filippo
LA FORTUNA CON LA EFFE MAIUSCOLA
di Eduardo De Filippo e Armando Curcio
scene Salvatore Michelino
costumi Maria Laura di Monterosi
regia Luigi De Filippo

La Fortuna con la effe maiuscola, commedia scritta a quattro mani da Eduardo De Filippo e Armando Curcio, fu interpretata con successo, nel 1942, dalla compagnia del Teatro Umoristico dei fratelli De Filippo.
Lo ripropone quest’anno Luigi De Filippo, memore della lezione di comicità di Eduardo e Peppino sia nella regia che nella recitazione.
Lo spettacolo ha inizio quando un’inattesa eredità di un lontano parente emigrato in America arriva a sollevare le sorti del protagonista, solitamente perseguitato da un destino avverso e beffardo. c’è solo una clausola che lo separa dalla fortuna: l’eredità spetterà interamente a lui solo nel caso in cui non abbia figli. il poveretto, però, ha appena riconosciuto come figlio un ragazzo, in cambio dell’estinzione di un debito. Nascono, da questo impedimento, disavventure e equivoci che coinvolgono ogni personaggio nel meccanismo comico.
Luigi De Filippo la ripropone al pubblico d’oggi in una sua divertente, personale e umanissima interpretazione che mette in risalto una delle caratteristiche più preziose del teatro dei De Filippo: l’amaro umorismo, che rappresenta la parte agra della comicità che, sorridendo, ci racconta la fatica di vivere.

4.9 maggio
Balletto di Milano
Teresa Molino,Martin Zanotti
ROMEO E GIULIETTA
di Piotr Ilic Ciajkovskij
coreografia Giorgio Madia
coordinamento musicale Michele Rovetta
scene e costumi Cordelia Matthes
disegno luci Jean Paul Carradori
con la partecipazione straordinaria della
Orchestra del Festival Pucciniano
diretta da Giuseppe Acquaviva

Romeo e Giulietta, il classico shakespeariano musicato da Ciajkovskij, incontra l’esperienza e la qualità del Balletto di Milano in un allestimento che ricompone temporalmente la vicenda, rafforzando l’effetto dei contrasti vita-morte, amoreguerra, giorno-notte evocati anche nella scelta scenografica che privilegia l’alternanza bianco-nero.
Il balletto parte dal culmine della storia, dal suo centro emotivo per analizzare tutti i meccanismi, le fatalità che condurranno proprio a quel momento. L’amore tra i due giovani è archetipo espresso dalla tendenza alla perfezione della danza, dalla sfida alle leggi dell’equilibrio dei corpi che si muovono sul palco. Le scelte musicali, curate dal coordinatore Michele Rovetta, seguono questo criterio di non ovvietà permettendo allo spettatore di apprezzare alcuni brani che Ciajkovskij non incluse nella versione definitiva datata 1880.
A dar corpo ai due innamorati per antonomasia Teresa Molino, danzatrice di punta del Balletto di Milano dall’autunno 2008, e Martin Zanotti, artista che ha nella versatilità il suo punto di forza.

 

11.23 maggio
Teatro Stabile di Calabria
Ugo Pagliai,Paola Gassman
con la partecipazione straordinaria di Philippe Leroy
FRANCESCO E IL RE
La vera storia dell’incontro tra Francesco di Paola e Luigi XI di Francia
di Vincenzo Ziccarelli
con Antonio Ferrante, Massimo Cimaglia, Luciano D’amico, Ferruccio Ferrante,
Giuseppe Cucco, Antonella Familiari, Enzo de’ Liguoro, Rodolfo Medina, Marco Silani,
Teresa Timpano
scene e video proiezioni Paolo Calafiore
costumi Gabriella Campagna
musiche Matteo D’Amico
light designer Luigi Ascione
regia Geppy Gleijeses

Tours, castello Plessis-du-Parc, albori del Rinascimento. Il re Luigi XI vive imprigionato nella sua dimora spaventato dalla sua malattia, dalla morte, affaticato dall’esercizio del potere. Francesco arriva in Francia e subito ricorda la sua città, Paola, e il suo mare, la vera e unica ricchezza che il povero eremita porta con sé nei suoi viaggi. I due si incontrano davanti al castello e subito, alla vista degli astanti, si presentano come due poli opposti e speculari: il re si inginocchia al cospetto del santo, pregandolo per essere guarito. Il miracolo tuttavia non può avvenire: Luigi non cerca il Dio della misericordia di cui Francesco è portavoce ma il dio che esaudisca il suo personale desiderio di restare attaccato a questa vita.
Francesco e il re, scritto da Vincenzo Ziccarelli, è interpretato da un trio di attori d’eccezione formato da Ugo Pagliai, Philippe Leroy e Paola Gassman guidati dalla regia di Geppy Gleijeses. Lo stile recitativo scelto è semplice, asciutto, severo e ironico così come la scenografia, spazio della Storia, della mente e dello scontro filosofico tra Immanente e Trascendente, Religione e Potere.

 
| STAGIONE 2008-2009 |