Voy a Explotar
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Regia
Gerardo Naranjo
Sceneggiatura
Gerardo Naranjo
Fotografia
Tobias Datum
Montaggio
Yibràn Asuad
Scenografia
Claudio Castelli
Costumi
Annai Ramos Maza,
Amanda Carcamo
Musica
Georges Delereu, Zoot Woman,
Bright Eyes
Interpreti
Maria Deschamps, Juan pablo De Santiago, Daniel Gimenez Cacho,
Rebecca Jones, Martha Claudia Moreno
Produzione
Canana, Cinematografia Revolcadero, Verisimilitude, Fidecine
Anno
2008
Nazione
Messico
Genere
drammatico
Durata
106'
Distribuzione
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Uscita
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Giudizio
Media
| sito italiano |

A Guanajuato, una provincia del Messico, Roman, un quindicenne con fantasie violente, e Maru, un’adolescente introversa cresciuta in una famiglia piccolo borghese, decidono di scappare insieme. Unendo le loro forze contro tutto e tutti i due ragazzi si lanciano in una ribellione impossibile nei confronti del mondo degli adulti e decidono di scappare in un luogo segreto. La nuova e inaspettata intimità li spinge a scoprire la loro sessualità: l’intensa vita di coppia genera in loro emozioni capaci di unirli, ma anche, e soprattutto, di confonderli. Pur sapendo che i genitori li stanno cercando, Maru e Roman sono impazienti di superare i limiti del paradiso che hanno appena costruito e desiderano mettere in gioco quanto hanno creato uscendo nel mondo reale, dove le ferite sono vere e le azioni non prive di conseguenze.
“Volevo distanziarmi dallo stile naturalistico per adottare una grammatica cinematografica più libera, dando vita a un saggio, un diario di idee con musica, parole scritte e dialoghi interiori, usando il montaggio come un flusso di pensieri. Il mio intento principale era di fare un film veritiero, sull’angoscia e sull’energia che si oppongono alla quiete.” Così il regista Gerardo Naranjo spiega questa Bonnie e Clyde adolescenziale in salsa chili, in cui il destino tragico, manifesto sin dalle prime immagini, si compie sotto i nostri occhi in maniera inesorabile.
Ragazzi perduti, ragazzi contro un mondo adulto corrotto e corruttibile incapace di ascoltarli e comprenderli. Un atto di libertà anarchico ed assoluto in un film meccanico, prevedibile e stereotipato nei personaggi principali e di contorno. Un ritratto impietoso di una società malata nel profondo, ipocrita e falsa e come tale incapace di lenire le proprie ferite e quelle dei propri figlie degenerati. [maria mineo]