Tutti al mare
id.
Regia
Matteo Cerami
Sceneggiatura
Vincenzo Cerami, Matteo Cerami
Fotografia
Maurizio Calvesi
Montaggio
Anna Napoli, Patrizio Marone
Scenografia
Giada Calabria
Costumi
Paola Nazzaro
Musica
--------------
Interpreti

Marco Giallini, Ilaria Occhini, Vincenzo Cerami, Anna Bonaiuto, Libero De Rienzo, Francesco Montanari, Ambra Angiolini, Claudia Zanella, Sergio Fiorentini, Ennio Fantastichini, Gigi Proietti

Produzione
Film Vision, Rai Cinema
Anno
2011
Nazione
Italia
Genere
commedia
Durata

95'

Distribuzione
01 Distribution
Uscita
11-03-2011
Giudizio
Media

Il titolo farebbe pensare all'ennesima pellicola “vacanziera” con un pieno di attori comici che mettono in scena piccoli racconti, scenette, sketches di ambiente marino nella solita località alla moda.
In realtà ci troviamo all'interno di un fatiscente chiosco affacciato su uno squallido mare del litoraneo laziale. Qui si incrociano, interagiscono una serie di esemplari di varia umanità che nell'insieme delle loro parole e azioni mettono in scena l'italietta contemporanea, un paese senza memoria, di furbetti del quartierino, ingenui od approfittatori, preda di superstizioni e stereotipi, vista con accondiscendenza dagli italiani ma con feroce critica dagli stranieri, che siano badanti, operai o mogli in cerca di una nazionalità. Tutti al mare segna un ideale proseguimento di Casotto, pellicola del 1977 di Sergio Citti, accomunato dalla stessa spiaggia, dallo stesso sceneggiatore (Vincenzo Cerami) dallo stesso spirito ilare e disincantato che mette in scena attraverso la metafora un paese ancora in cerca di una propria identità ed affermazione.
La regia, affidata al giovane Matteo Cerami, non riesce a dare coerenza e credibilità alle impegnative e coraggiose intenzioni sulla carta, con una messa in scena che invece di legare in modo fluido le diverse storie e personaggi frammenta, destruttura, accompagna la narrazione in maniera incerta e claudicante.
Il personaggio di Ennio Fantastichini per esempio serve più a creare colore ed atmosfera grottesca - come la comparsata di Mastrandrea - più che essere portare di significato; Proietti è talmente istrionico, egocentrico, autoreferenziale da divorarsi il ruolo di colui che avrebbe dovuto legare i diversi personaggi e le storie che portavano; in più di un'occasione le immagini lasciano il passo a dialoghi e parole esemplificative che suonano troppo artefatte e recitate per essere credibili.
Anche il richiamo alla realtà in questo mondo colorato, quasi cartoonistico, messo in piedi dalla famiglia Cerami, suona ai nostri occhi come un ritorno forzato, quasi ricattatorio e fortemente didascalico ad una quotidianità che è assai più sfaccettata e meno semplicistica di quanto la pellicola riesca a mostrare.
Coraggioso per il tentativo di un cinema “diverso” rispetto la media, ma discontinuo ed insufficiente nella sua realizzazione pratica.
[fabio melandri]