Della
serie: quando i piccoli, i diseredati, gli affamati, i poveri
del mondo si incazzano. Visto sotto questo aspetto, Turistas
potrebbe anche assumere uno spessore del tutto inaspettato.
Capita che un medico chirurgo che opera nelle zone più
povere e dimenticate del Brasile, abbia messo in piedi una
simpatica attività consistente nel prelevare organi
ai ricchi turisti che invadono ogni anno il paese - se poi
americani, inglesi o australiani di ottima costituzione ancora
meglio - per donarli ai poveri bambini del continente sudamericano.
Togliere ai ricchi per donare ai poveri insomma. Peccato trattansi
di organi umani prelevati da persone ancora in vita. Fico?
No, non direi…
Il regista John Stockwell, autore di opere come Into
the Blue e il più interessante Crazy/Beautiful,
sceglie il Brasile e le paradisiache spiagge di Ubatuba con
le magnifiche caverne sommerse vicino Lencois per costruire
un horror che non si discosta molto dai prodotti di genere
che passano sui nostri schermi (cinematografici e televisivi),
se non per un peso sociale attribuito alla pellicola che però
rimane più nelle intenzioni che non nella realizzazione.
"Quando ho letto la sceneggiatura di Michael Ross"
racconta il regista "per la prima volta, ero turbato.
Forse aveva qualcosa a che fare con il fatto che un gruppo
di tredicenni aveva provato a spararmi, dei ladruncoli in
una piccola città del Perù. O forse erano solo
le mie paure del dopo 11 Settembre, di quello che sarebbe
potuto succedere agli Americani se avessero oltrepassato i
confini".
Lungo la splendida costa del Brasile troviamo la solita combriccola
di studenti americani in cerca di puro e sfrenato divertimento.
Sopravissuti ad un terribile incidente stradale la comitiva
viene praticamente lasciata a piedi nel nulla più assoluto,
salvo poi ritrovarsi in un bar in mezzo alla spiaggia dove
si sta svolgendo una festa. Sembra la più classica
delle vacanze esotiche, quelle ben illustrate nei cataloghi
di viaggio. Ma l'incubo per i giovani protagonisti deve ancora
iniziare. Il mattino dopo, ancora intontiti dagli effetti
del party, i ragazzi si accorgono di essere stati derubati
e si ritrovano in balia di un paese che non conoscono e di
una popolazione non proprio così amicale come si presentava
il giorno prima.
Gli spunti per un ottimo horror c’erano tutti: dall’ambientazione
esotica al tema sociale strisciante di cui prima. Il risultato
è una sceneggiatura di ordinanza con poche idee originali,
malamente esposte e personaggi stereotipati il cui destino
è facilmente intuibile dopo poche battute. Anche gli
effetti gore sono tenuti moderatamente sotto controllo e gli
affezionati del genere difficilmente potranno accontentarsi
di un paio di sequenze all'altezza. Se siete in cerca di forti
emozioni, rivolgersi altrove.
[fabio melandri]

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