Tropical Malady
id.
Regia
Apichatpong Weerasethakul
Sceneggiatura
Apichatpong Weerasethakul
Fotografia
Vichit Thanapanich,
Jarin Pengpanich,
Jean Louis Vialard
Montaggio
Lee Chatametikool,
Jacopo Quadri
Scenografia
Akekarate Homiaor
Interpreti
Sakda Kaewbuadee, Banlop Lomnoi, Siriwej Jareomchon, Udom Promma, Huey Deesom Seritpong Boonyadison, Arna Rattapan
Anno
2004
Durata
118'
Nazione
Tailandia-Italia-Francia-Germania
Genere
drammatico
Distribuzione
Istituto Luce
Gran Premio della Giuria al 57esimo Festival di Cannes, Tropical Malady ci immerge sin dalle sue prime immagini in un mondo dove esseri umani e mondo degli spiriti convivono tra di loro ed in cui la specie animale funge da tramite, da canale di congiunzione e comunicazione tra i due. Ispirato ad un racconto popolare, girato nelle giungla nord-orientale della Tailandia, narra la storia di due ragazzi, Keng un giovane soldato e Tong ragazzo di campagna, che viene improvvisamente turbata dalla presenza di una

misteriosa bestia selvaggia che inizia ad uccidere mucche.
Il soldato incaricato di indagare sui fatti è costretto ad inoltrarsi da solo nel cuore della giungla, luogo in cui la leggenda – un essere umano può trasformasi in un’altra creatura – può diventare realtà. Il resto è un susseguirsi di immagini in cui i due mondi – quello degli uomini e quello degli spiriti – si sovrappongono, compenetrano, contaminano sino a

riuscire difficile distinguerli.
Apichatpong Weerasethakul mette in scena un racconto costruito su una sequenza di quadri viventi, con macchina per lo più fissa e dal ritmo lento, lentissimo a cui lo spettatore che ne voglia apprezzare la visione, dovrà assolutamente adeguarsi.
Un viaggio in un mondo lontano, caratterizzato da una fortissima spiritualità a noi estranea e quindi difficilmente comprensibile e con personaggi che si muovono senza obiettivi precisi.
Logica e consequenzialità sono estranei a questa pellicola; i rumori della giungla, i suoni della strada hanno il medesimo diritto di cittadinanza dei dialoghi e delle azioni. Per appassionati motivati.
[fabio melandri]