Partendo da una serie televisiva cult degli anni Settanta
in Francia, “Les Brigades du Tigre”, il regista
Jérôme Cornuau realizza una pellicola che faccia
rivivere quel periodo storico e quella precisa ambientazione
sociale. Sono passati trent’anni dalla visione sul piccolo
schermo, eppure sono ancora vivi nella memoria del pubblico
i tre poliziotti dai baffetti sottili e dal grilletto facile:
Valentin (Clovis Cornillac), Pujol (Edouard Baer) e Terrasson
(Olivier Gourmet) e le loro avventure. La leggenda televisiva
termina dopo nove anni e 36 puntate. Quella cinematografica
inizia ora.
La pellicola è ambientata nel 1907. A Parigi una comunità
di esuli russi riesce ad infiltrarsi tra le avanguardie rivoluzionarie.
Mentre nella capitale francese si festeggia la firma della
Triplice Intesa, i rivoluzionari allestiscono un attentato
all’Opera de Paris. Il teatro è il luogo ideale:
qui saranno presenti tutti i capi di stato, visto che si sta
svolgendo la prima di “Ivan il Terribile” testo
diretto dalla Principessa Bolkonski (Diane Kruger, Elena di
Troia nella versione cinematografica con Brad Pitt).
Per evitare che accada l’irreparabile, per fermare i
rivoluzionari vengono assegnate le Brigate Mobili –
meglio note come Le Brigate Tigre -. Il gruppo, però,
si scontra ripetutamente con i gendarmi della Prefettura (corpo
militare corrotto ai vertici). Quella che in un primo momento
può sembrare una trama terroristica, nasconde inquietanti
complicità tra le più alte sfere dello Stato.
Le indagini hanno inizio proprio quando nelle Brigate viene
arruolato un giovane immigrato italiano Achille Bianchi (Stefano
Accorsi). In un primo momento la sua apparizione non è
bene accetta: Bianchi viene sbeffeggiato dai colleghi. Con
il proseguire delle indagini, il neo assunto si rivelerà
una pedina importante per scoprire le trame nascoste. Evitando
di andare troppo a fondo nella storia, per non rovinare la
storia, basti sapere che ben poche figure presenti nel film
sono quello che sembrano.
Di certo la produzione non ha badato a spese: “Il budget
ammonta a circa diciassette milioni di euro – dichiara
il regista. E questa storia necessitava dei fondi stanziati”.
Sull’impostazione narrativa Cornuau ha le idee chiare
sin dall’inizio: “E’ un poliziesco, che
rispetta i codici narrativi del genere, ma si sposta progressivamente
verso una storia più romanzesca. Ho voluto realizzare
un film popolare, divertente e, al tempo stesso, personale”.
Tra il cast, spicca il nome di Stefano Accorsi, alla sua prima
prova in Francia. Lui stesso precisa che “è stato
il mio primo film completamene francese. Non ero abituato
a lavorare su film così costosi, che avessero tanti
mezzi produttivi alle spalle. Mi sono trovato bene. Il sistema
produttivo francese è più solido del nostro.
Si permettono di giocare con il cinema di genere mentre noi
abbiamo un sistema più autoriale. Producono più
film di noi. Il benessere di cui gode la cinematografia francese
crea una sorta di leggerezza nel lavoro. Quando in Italia
si facevano 300 film all’anno e tutti andavano al cinema,
anche noi producevamo con leggerezza. Ma era tutto diverso:
la società era più dinamica, si veniva dalla
guerra, c’era il boom economico. Adesso la società
mi sembra più addormentata”.
Peccato il film abbia troppe lungaggini, al punto da non regalare
le emozioni che promette. [valentina
venturi]