Triage
id.
Regia
Danis Tanovic
Sceneggiatura
Danis Tanovic
Fotografia
Seamus Deasy
Montaggio
Francesca Calvelli, Gareth Young
Scenografia
Derek Wallace
Costumi
Lorna Marie Mugan
Musica
Lucio Dodoy, Danis Tanovic
Interpreti
Colin Farrell, Paz Vega, Christopher Lee, Kelly Reilly, Jamie Sives, Branko Djuric
Produzione
Asap Film, parallel Films, Castafiore Films, Tornasol Films, Irish Films Board, Aramid Entertainment, Hanway Films, Coficup 2 & 3, Backup Films
Anno
2009
Nazione
UK, Spagna
Genere
drammatico
Durata
96'
Distribuzione
01 Distribution
Uscita
27-11-2009
Giudizio
Media

“In guerra la gente muore. Non c’è un motivo, è così” Con questa didascalia si apre Triage, termine francese che indica cernita – smistamento, sistema utilizzato per selezionare i soggetti coinvolti in infortuni, gravi o leggeri che siano, secondo classi di urgenza/emergenza crescenti, in base alla gravità delle lesioni riportate o del loro quadro clinico.
Ma il film, diretto dal talentuoso regista serbo Danis Tanovic (una miriade di premi ed un Oscar per No Man’s Land), più che parlare di guerra, parla della difficoltà ad essere un sopravvissuto, della difficoltà a liberarsi del dolore, a superare un trauma inconfessabile.
La vita di Mark (Colin Farrell) è divisa in due: la sua attività di fotoreporter in zona di guerra, che lo porta in giro per il mondo in territori difficoltosi e pieni di dolore e morte, e la sua vita a Londra con la fidanzata spagnola ed un ristrettissimo gruppo di amicizie. Ma durante la sua ultima esperienza in Kurdistan, dove rimane ferito in uno scontro a fuoco, i due mondi tenuti separati come compartimenti stagno, iniziano a venire sempre più a contatto, contaminandosi vicendevolmente. Luogo di contatto la mente traumatizzata di Mark.
Se la parte relativa all’approccio e spiegazione psicologica del trauma risulta abbastanza superficiale e didascalica, Triage dal punto di vista narrativo ed emotivo funziona, catturando l’attenzione dello spettatore dall’inizio alla fine, nonostante un finale di facile prevedibilità.
Convincenti le prove attoriali di Colin Farrell e Paz Vega, mentre il personaggio di Christopher Lee risulta il meno riuscito, il più forzato ed inverosimile di tutta la compagnia. Si salva grazie all’ironia e ad un certo senso di inquietudine che sembra però più dovuto al background dell’attore che non al personaggio creato dalla pagina scritta di Tanovic, qui anche sceneggiatore in solitaria. Rimane scolpito nella memoria invece il Branko Djuric nel ruolo del dottor Talzani, personaggio di sofferta umanità e pietas in mezzo a tanto orrore. [fabio melandri]