“Mi
chiedo se noi tre saremmo stati amici nella vita reale. Non
come fratelli, ma come persone normali.”
- Jack Whitman -
Il
treno per Darjeeling
è un lungo viaggio spirituale intrapreso da tre fratelli
fino ad allora quasi degli sconosciuti in seguito alla morte
improvvisa del padre. Ma la spiritualità cui anelano
in realtà è solo un pretesto per ritrovare la
madre scappata per l’ennesima volta dalle loro vite,
rifugiatasi ai piedi dell’Himalaya in un convento di
suore. Mascherato da commedia new age, “The Darjeeling
Limited” è sì un viaggio spirituale ma
più che verso Dio o un’entità superiore,
essenzialmente verso se stessi. Una sorta di metafora del
lungo percorso necessario per superare il passato e andare
avanti. Tre fratelli diversi. Tre vite opposte. Eppure unite
nel dolore della perdita del padre e nell’eterna mancanza
di una madre che forse non li ha mai voluti. Sono alla ricerca
delle proprie radici, dei propri affetti, delle proprie identità.
In un mondo confusionario, senza valori, in cui è difficile
trovare l’amore. L’elaborazione del lutto paterno
li ha fossilizzati in una condizione di sofferenza sterile
e circoscritta. Lo slancio vitale di ognuno è come
sopito, statico, frenato. Sono imprigionati dalle catene del
passato. Tutti e tre. Uno non riesce a liberarsi di un amore
impossibile, un altro vorrebbe divorziare ma la moglie è
incinta, l’ultimo è solo e non riesce a stabilire
relazioni con nessuno, neppure coi suoi fratelli. Tre modi
diversi di vedere la vita, tutti e tre però bloccati
come in un limbo da cui non riescono ad uscire. Ci vorrà
la morte inaspettata di un bambino nel fiume e l’incontro
disastroso con una madre che li rifugge per capire che il
passato è andato e l’unico modo per ricominciare
a vivere è non farsi troppe domande e guardare avanti.
Coloratissima e personalissima divagazione sulla ricerca del
proprio io in una terra, l’India, che pullula di spiritualità
dall’aria alla terra al cielo, da un serpente velenoso
ad una hostess seducente, da un vasetto di pillole ad un funerale
in bianco, da una rupe in mezzo al deserto ad un treno sempre
in partenza.
Il film, presentato in concorso alla 64a Mostra del Cinema
di Venezia, è preceduto da un cortometraggio “Hotel
Chevalier”, sorta di prologo in cui uno dei tre fratelli
vive la sua ultima notte d’amore in una stanza d’albergo
a Parigi. [marco catola]