Le tre scimmie
Üç Maymun
Regia
Nuri Bilge Ceylan
Sceneggiatura
Ebru Ceylan, Ercan Kesal, Nuri Bilge Ceylan
Fotografia
Gökhan Tiryaki
Montaggio
Ayhan Ergürsel, Bora Göksingöl, Nuri Bilge Ceylan
Scenografia
Ebru Ceylan
Costumi
Ebru Ceylan
Musica
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Interpreti

Hatice Aslan, Yazuv Bingol, Ahmet Rifat Sungar, Ercan Kesal

Produzione
Zeynofilm, Nbc Film, Pyramide Productions, Bim Distribuzione, Imaj
Anno
2008
Nazione
Turchia, Francia, Italia
Genere
drammatico
Durata
109'
Distribuzione
Bim Distribuzione
Uscita
12-09-2008
Giudizio
Media

È notte fonda; un uomo sta viaggiando in automobile per una strada buia e alberata. Un colpo di sonno potrebbe causare un incidente, ma poi la macchina sparisce lentamente. Basta il suono di una frenata e tutto diventa chiaro. Da questo episodio l’equilibrio di un nucleo familiare qualsiasi (madre casalinga, padre autista e figlio svogliato studente universitario), viene stravolto. Un insieme di segreti, più o meno palesati e dichiarati, ne mina giorno dopo giorno la stabilità, già compromessa da un evento luttuoso che aleggia nei loro pensieri. Negare, nascondere la verità come unico modo per evitare di capire e affrontare le proprie responsabilità. Trasformarsi nelle tre scimmie, che non vedono, non sentono e non parlano.
Il premio per la miglior regia al 61esimo Festival di Cannes è andato al turco Nuri Bilge Ceylan (già vincitore a Cannes negli anni passati del Gran Premio della Giuria con Uzak e del Premio Fipresci con Les climats) che, soprannominato l’“Antonioni di Istanbul”, regala al pubblico un film fatto di silenzi, di sguardi, di sudore, di desiderio e di tensione naturale. La cinepresa è per gran parte del film fissa, offre primi piani rigidi e ravvicinati, al punto che diventa impossibile staccare lo sguardo da quei visi segnati, dolorosi. I luoghi sono claustrofobici, quasi sempre ambienti chiusi, desolanti, dominati dal caldo, dal sudore e dal vento. Solo il temporale finale darà un senso e una sferzata emotiva all’inettitudine umana.
Il regista ha dichiarato: “Fin da piccolo sono sempre stato affascinato e allo stesso tempo impaurito dalla straordinaria varietà delle manifestazioni della psiche umana. Ho cercato di drammatizzare i pensieri astratti, le convinzioni e i conflitti concettuali che viviamo nel profondo di noi stessi, personificandoli nei protagonisti del film”. [valentina venturi]