Tornando a casa per Natale
Hjem til jul
Regia
Bent Hamer
Sceneggiatura
Bent Hamer
Fotografia
John Christian Rosenlund
Montaggio
Pål Gengenbach, Silje Nordseth
Scenografia
Eva Norén,Tim Pannen
Costumi
Karen Fabritius Gram
Musica
John Erik Kaada
Interpreti
Arianit Berisha, Sany Lesmeister, Nadja Soukup, Nina ZanjaniIgor, NecemerTrond, Fausa Aurvåg
Produzione
Pandora Filmproduktion, Filmimperiet Sverige, Bulbul Films
Anno
2010
Nazione
Norvegia, Germania, Svezia
Genere
commedia
Durata
85'
Distribuzione
Bolero
Uscita
03-12-2010
Giudizio
Media

Skogli, innevata cittadina norvegese, si appresta a celebrare la vigilia di Natale e nell'arco di tempo di questa magica notte, fa da scenario alle vicissitudini di vari personaggi: c'è un padre che è disposto a tutto per portare i regali ai figli che vivono con la ex-moglie, un ex calciatore di successo ridotto all'elemosina, una coppia di clandestini che cercano aiuto per dare alla luce il loro primogenito, una coppia di amanti in bilico, un medico che trascura la moglie per lavorare durante la vigilia, un bambino che per far colpo su una coetanea musulmana sostiene di non festeggiare il Natale in casa propria e una coppia di anziani che cercano di vivere un giorno di festa nonostante le ferite del tempo e della vecchiaia.

Il regista norvegese Bent Hamer, che ha tratto la sceneggiatura da una raccolta di racconti brevi del conterraneo Levi Henriksen, ha più volte ribadito che il suo non è un film natalizio nel senso comune del termine, e davvero ciò che più spicca in queste storie è il legame con i protagonisti dei suoi film precedenti. La sua poetica sembra infatti ruotare da sempre intorno alle difficoltà nell'instaurare e conservare rapporti umani e mette in scena persone sole che faticano a stabilire un contatto col mondo esterno. Ciò è valso per la spirale autodistruttiva di Henri Chinaski-Bukowski in “Factotum”, così come per il fiabescamente autistico protagonista de “Il mondo di Horten”; qui l'impianto apparentemente corale ci parla in realtà di tante piccole solitudini. Il momento del Natale serve inoltre a evidenziare come chi non ha radici o riferimenti si trovi prima o poi ad aspirare ad una casa ideale (spesso vediamo gli attori spiare, osservare le abitazioni proprie o altrui) sia essa un semplice giaciglio o una patria ideale e irraggiungibile.

La narrazione sceglie un tocco leggero, sobrio e distaccato (nell'episodio del padre-Babbo Natale c'è un humour straniante che ricorda molto Kaurismaki) che fa della misura e dell'equilibrio il suo marchio di fabbrica . Questo fa sì che nei momenti comici si sorrida e non si rida e al contrario non si cerchi neppure la commozione, restando in tal senso davvero lontani dall'epica natalizia su celluloide.
Il coraggio di questa scelta implica però anche il rischio di un coinvolgimento minore nelle storie più deboli (che inesorabilmente ci sono) e dei passaggi a vuoto, a maggior ragione a causa di un ritmo narrativo prevalentemente lento. Ne resta un film a tratti godibile che tuttavia, in base alle premesse, avrebbe potuto puntare più in alto.[emiliano duroni]