Tony Manero
id.
Regia
Pablo Larraín
Sceneggiatura
Pablo Larraín, Alfredo Castro,
Mateo Iribarren
Fotografia
Sergio Armstrong
Montaggio
Andrea Chignoli
Scenografia
Polin Garbisù
Trucco
Margarita Marchi
Suono
Miguel Hormazábal
immagini: © 2008 FABULA, tutti i diritti riservati
Interpreti
Alfredo Castro, Amparo Noguera, Paola Lattus, Héctor Morales, Elsa Poblete
Produzione
Fabula, Prodigital
Anno
2008
Nazione
Cile, Brasile
Genere
drammatico
Durata
98'
Distribuzione
Ripley's Film
Uscita
16-01-2009
Giudizio
Media

Un giorno guardi il crocifisso, e tutto quello che vedi, è un uomo morente sulla croce

Santiago del Cile, 1978. Raúl Peralta, un uomo non più giovane, è ossessionato dall’idea di impersonare il protagonista di un recente film americano che sta spopolando nelle sale di un paese già da molti anni governato dal generale Augusto Pinochet.

Si tratta del Tony Manero di Saturday Night Fever (1977), ovvero La febbre del sabato sera, il ballerino rubacuori impersonato sul grande schermo dall’attore italo-americano John Travolta.

Raúl, assieme ad un piccolo gruppo di ballerini sul retro di uno scalcinato bar di periferia, praticamente ogni giorno, si esercita sui passi da discomusic del suo idolo. Quando un famoso programma televisivo, trasmesso sul canale nazionale, annuncia un concorso per trovare dei Tony Manero cileni il suo sogno sembra a portata di mano. Il febbrile tentativo di raggiungere la ribalta televisiva non si ferma praticamente davanti a niente e a nessuno.

Contemporaneamente, i suoi compagni di ballo, coinvolti nell’opposizione clandestina al regime, vengono perseguitati dalla polizia politica. Tony Manero è una storia sulla perdita di identità e l’ossessione nella recente storia del Cile.

NOTE DI REGIA:
Pablo Larraín
Ambientato a Santiago del Cile nel 1978, la storia segue un frammento di vita di un emarginato: Raúl Peralta. Praticamente analfabeta e privo di qualsiasi ideologia politica o sociale, Raúl è il figlio di una società che di lui e del suo destino non vuole saperne niente. Un uomo affamato, sottosviluppato ed opportunista che vuole uscire dalla sua miseria spirituale e materiale aspirando a diventare come “l’eroe americano”, che lui identifica in Tony Manero, il protagonista de La febbre del sabato sera, di cui emula le prodezze sulla pista da ballo.
Il film è un’analisi spietata dell’errore in cui si incorre credendo che felicità e successo possano essere ottenuti imitando e sostituendo la propria cultura con un’altra. Nel caso specifico si tratta di una cultura alimentata da un potente strumento di comunicazione di massa, il cinema, ed imposta, in un modo o nell’altro, dagli Stati Uniti ai paesi del terzo mondo.
C’è un gioco di costanti rimandi tra La febbre del sabato sera e il mio film, ma sono passati 30 anni e questo scarto temporale mette in evidenza l’attuale realtà cilena, dove si vive secondo parametri culturali importati da una cultura altra, diversa. Il Cile sembra essersi dimenticato delle proprie origini storiche, sociali e culturali.
Questa storia mi permette di mettere a nudo senza reticenze il volto reale di una società incapace di affrontare il suo passato più recente. Una società con le mani lorde di sangue, che si affanna a cercare di apparire alla moda ed elegante mentre balla alla luce degli spot, ignorando le sofferenze altrui. E un paese che si volta le spalle per perseguire il sogno del progresso.
Raúl simbolizza l’aspirazione irrefrenabile alla modernità malgrado la povertà nella quale sprofonda. La sua è la storia di un tentativo impossibile di affrancarsi dall’emarginazione e ci aiuta a comprendere che questo nuovo mondo gira attorno ad un trauma che coinvolge tutto il paese. Le azioni di Raúl sono quelle del sistema che gli ha insegnato a basare le sue aspettative su tutto ciò che ci è diverso. Da un certo punto di vista, quando Raul balla, balliamo anche noi. E sapete cosa? E’ proprio una bella persona.