Time
id.
Regia
Kim Ki-duk
Sceneggiatura
Kim Ki-duk
Fotografia
Sung Jong-moo
Montaggio
Kim Ki-duk
Musica
Noh Hyung-woo
Interpreti
Sung Hyun-ah, Ha Jung-woo, Park Ji-yun, Kim Sung-min
Anno
2006
Durata
90'
Nazione
Corea del Sud
Genere
drammatico
Distribuzione
Mikado

Seh-hee è una giovane donna, insicura ed ossessionata dall’idea che il suo amato Ji-woo con cui intrattiene una relazione da un paio di anni, possa stancarsi di lei. L’incubo sembra avverarsi quando il compagno per ritrovare la complicità erotica con la compagna immagina di fare l’amore con una donna estranea. La ragazza decide allora di recarsi da un chirurgo plastico per modificare i lineamenti del suo viso. Tornato da Ji-woo con un volto nuovo e irriconoscibile proverà nuovamente a riconquistare l’amore di una vita.
Kim Ki-duk, il prolifico maestro coreano tornato dopo un anno di assenza sugli schermi, ci ha da sempre abituato a storie estreme ed originali per raccontarci le principali spinte emotive che governano le nostre vite in un equilibrio tra estremismo narrativo e rigorosità di messainscena. Cambieresti il tuo viso per amore? E' la domanda - teorema su cui fa perno Time: “E’ un desiderio istintivo cercare cose nuove. – racconta il regista - E’ umano soffrire a causa del passaggio del tempo. L’amore è trovare delle cose nuove nelle nostre attività abitudinarie. La vita significa capire che nulla dura per sempre, a causa dello scorrere del tempo. In questa situazione, ci sono degli innamorati che sono pazzi l’uno dell’altra. Ma dopo una lunga relazione, non è l’amore che si è deteriorato, ma il battito dei loro cuori, la sintonia, la passione e il desiderio che nutrono l’uno verso l’altra.” Un amore estremo, ossessivo, paranoico che porta a scelte estreme e definitive con spinte autodistruttive che dal profondo della psiche emergono in superficie per scaricarsi sul corpo, ferito, mutilato, modificato; tema ricorrente nella filmografia del regista coreano. Il corpo come campo di battaglia, con le sue ferite aperte e cicatrici, tra le opposte pulsioni di vita e morte. Un’opera che rispetto al passato moltiplica i personaggi in campo, li rende quasi logorroici, pur mantenedo quello stile originale, emotivamente perforante, classicamente strutturato che è proprio di Kim Ki-duk! Spiazzante e cerebrale!
[fabio melandri]