Niente
di nuovo sul fronte del cinema italiano. Come previsto, dopo
la solita pausa di un anno (il suo ultimo film Il
paradiso all’improvviso era del 2003, quello precedente
Il principe e il pirata era del
2001, Il pesce innamorato era del
1999 e così via), pausa presumibilmente concordata a
tavolino con gli altri squali del box-office natalizio, Aldo,
Giovanni e Giacomo, cui quasi per contratto è toccata
la stagione natalizia 2004, e Benigni, che ha invece preferito
lanciare il suo La tigre e la neve
prima di Natale (un caso a parte rappresenta il consueto cinepanettone
di Parenti che non teme nessuno ed esce regolarmente ogni anno),
torna sul grande schermo uno dei comici italiani più
amati dal pubblico, Leonardo Pieraccioni.
Da qualche anno a questa parte sembra quasi che i comici italiani,
per evitare uno scontro diretto che implicherebbe la spartizione
della megatorta natalizia in troppe misere fettine, si siano
messi d’accordo e a Natali alterni facciano uscire i propri
film peraltro sempre uguali. Tristemente uguali a se stessi.
Questo Ti amo in tutte le lingue del mondo
non fa eccezione. La formula è sempre quella. Leonardo,
che nel film si chiama Gilberto, ma poco importa perché
è e resterà sempre Leonardo (Pieraccioni), è
alle prese con tragicomiche turbe sentimentali: tradito dalla
moglie, vessato dalle avances di una minorenne, s’innamora
di una bella coetanea che ha il pallino per gli animali mentalmente
disturbati e nasconde una maternità ingombrante. Chissà
come andrà a finire…
Pieraccioni, giunto alla soglia dei 40 anni, dice che questo
è il film della maturità. Si desume si riferisca
a quella anagrafica e non artistica. Del resto le rughe sono
aumentate il talento no. Il film vorrebbe raccontare la girandola
di sentimenti che si innesta nella vita di chi si innamora ma
si arena subito nel consueto assemblaggio di sketch da stantio
cabaret toscano. Solite gag (siamo al livello della barzelletta
da bar dello sport), solite facce (cambiano nome ma ogni volta
le donne sono spagnole e caste), solite macchiette (il fratello
balbuziente, il collega scambista, il prete fricchettone, la
moglie ninfomane). Si ridacchia poco e si sbuffa troppo. Per
chi avesse vissuto in isolamento sottoterra per una trentina
d’anni Ti amo in tutte le lingue
del mondo potrebbe suscitare (forse) un minimo di interesse,
per tutti gli altri solo indifferenza. Staremo a vedere cosa
susciterà nel pubblico italiano…
Del resto il cinema è come l’amore che diceva il
poeta: “è un’altalena di perdenti se si va
pari c’è già da star contenti!”. Ecco
questa frasetta da osteria riassume bene il cinema di Pieraccioni:
avvilente! [marco catola]
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