Ti amo in tutte le lingue del mondo
id.
Regia
Leonardo Pieraccioni
Sceneggiatura
Leonardo Pieraccioni,
Giovanni Veronesi
Fotografia
Italo Petriccione
Montaggio
Stefano Chierchié
Musica
Gianluca Sibaldi
Interpreti
Leonardo Pieraccioni, Giulia Elettra Gorietti, Massimo Ceccherini,
Marjo Berasategui, Giorgio Panariello, Rocco Papaleo
Anno
2005
Durata
99'
Nazione
Italia
Genere
commedia
Distribuzione
Medusa Film
Niente di nuovo sul fronte del cinema italiano. Come previsto, dopo la solita pausa di un anno (il suo ultimo film Il paradiso all’improvviso era del 2003, quello precedente Il principe e il pirata era del 2001, Il pesce innamorato era del 1999 e così via), pausa presumibilmente concordata a tavolino con gli altri squali del box-office natalizio, Aldo, Giovanni e Giacomo, cui quasi per contratto è toccata la stagione natalizia 2004, e Benigni, che ha invece preferito lanciare il suo La tigre e la neve prima di Natale (un caso a parte rappresenta il consueto cinepanettone di Parenti che non teme nessuno ed esce regolarmente ogni anno), torna sul grande schermo uno dei comici italiani più amati dal pubblico, Leonardo Pieraccioni.
Da qualche anno a questa parte sembra quasi che i comici italiani, per evitare uno scontro diretto che implicherebbe la spartizione della megatorta natalizia in troppe misere fettine, si siano messi d’accordo e a Natali alterni facciano uscire i propri film peraltro sempre uguali. Tristemente uguali a se stessi.
Questo Ti amo in tutte le lingue del mondo non fa eccezione. La formula è sempre quella. Leonardo, che nel film si chiama Gilberto, ma poco importa perché è e resterà sempre Leonardo (Pieraccioni), è alle prese con tragicomiche turbe sentimentali: tradito dalla moglie, vessato dalle avances di una minorenne, s’innamora di una bella coetanea che ha il pallino per gli animali mentalmente disturbati e nasconde una maternità ingombrante. Chissà come andrà a finire…
Pieraccioni, giunto alla soglia dei 40 anni, dice che questo è il film della maturità. Si desume si riferisca a quella anagrafica e non artistica. Del resto le rughe sono aumentate il talento no. Il film vorrebbe raccontare la girandola di sentimenti che si innesta nella vita di chi si innamora ma si arena subito nel consueto assemblaggio di sketch da stantio cabaret toscano. Solite gag (siamo al livello della barzelletta da bar dello sport), solite facce (cambiano nome ma ogni volta le donne sono spagnole e caste), solite macchiette (il fratello balbuziente, il collega scambista, il prete fricchettone, la moglie ninfomane). Si ridacchia poco e si sbuffa troppo. Per chi avesse vissuto in isolamento sottoterra per una trentina d’anni Ti amo in tutte le lingue del mondo potrebbe suscitare (forse) un minimo di interesse, per tutti gli altri solo indifferenza. Staremo a vedere cosa susciterà nel pubblico italiano…
Del resto il cinema è come l’amore che diceva il poeta: “è un’altalena di perdenti se si va pari c’è già da star contenti!”. Ecco questa frasetta da osteria riassume bene il cinema di Pieraccioni: avvilente! [marco catola]