Texas
id.
Regia
Fausto Paravidino
Sceneggiatura
Fausto Paravidino, Iris Fusetti, Carlo Orlando
Fotografia
Gherardo Gossi
Montaggio
Giogiò Franchini
Musica
Nicola Tescari
Interpreti
Fausto Paravidino, Riccardo Scamarcio, Carlo Orlando, Iris Fusetti,
Alessia Bellotto, Teco Celio, Valerio Binasco, Valeria Golino, Gloria Sapio
Anno
2005
Durata
105'
Nazione
Italia
Genere
commedia
Distribuzione
Medusa Film
Il Texas protagonista del debutto cinematografico di Fausto Paravidino, non è lo Stato Americano dell’attuale Presidente degli Stati Uniti George W. Bush Jr, ma è la provincia di Alessandria in cui il neoregista è cresciuto, luogo fisico ma soprattutto mentale, fonte primordiale di quella generazione di mediani così ben raccontati da un altro cantastorie del nostro tempo, il cantante-scrittore-cineasta Luciano Ligabue.
Ragazzi con una vita a recuperar palloni, nati senza i piedi buoni, a lavorare sui polmoni, vite da mediani, da chi segna sempre poco, che il pallone devi darlo a chi finalizza il gioco... anni di fatica e botte e vinci casomai i mondiali...
Mediani sono Gianluca (Riccardo Scamarcio) che troppo preso dalla sua voglia di evadere si dimentica di amare la propria ragazza Cinzia (Iris Fusetti), giovane che spera di trovare nel lavoro in un supermercato e nel mito dell’amore il riscatto per un’esistenza contadina come quella dei suoi genitori; Davide (Carlo Orlando) che non perdona ai suoi genitori il fallimento del negozio di frutta e verdura ed a se stesso l’incapacità di amare ed essere riamato; Alessandro (Valerio Binasco) incapace di soddisfare il bisogno di amore dei genitori e della moglie Maria (Valeria Golino) che cerca e trova una via di fuga dall’indolenza della vita di provincia nel rapporto con Gianluca; Elisa (Alessia Bellotto) che dalla paura della solitudine verrà drammaticamente schiacciata.
Questi sono i protagonisti di un film corale capace di intrecciare diversi spunti narrativi senza perderne il controllo, attraverso un’esposizione costruita ad incastro, alla Tarantino, con digressioni temporali (fughe in avanti come recuperi attraverso flashback) che costruiscono il film come un thriller melanconico e disperato.
Paravidino, attivo in campo teatrale, per accentuare il distacco dalla sua precedente esperienza artistica si affida ad una regia mobile e coinvolgente, con la macchina da presa che pedina i protagonisti, calpesta gli ambienti come un vero e proprio personaggio aggiunto, magari esagerando in alcuni passaggi ma in maniera tutto sommato convincente ed incoraggiante.
Merito anche di un cast assai variegato capeggiato da Valeria Golino - non nuova ad imbarcarsi in piccoli progetti di registi debuttanti, brava! – che dimostra una qualità in più per il giovane Paravidino – fisicamente un Lo Cascio in miniatura – ovvero di essere, salvo prove contrarie in futuro, un buon direttore di attori.
[fabio melandri]