Il
Texas protagonista del debutto
cinematografico di Fausto Paravidino, non è lo Stato
Americano dell’attuale Presidente degli Stati Uniti George
W. Bush Jr, ma è la provincia di Alessandria in cui il
neoregista è cresciuto, luogo fisico ma soprattutto mentale,
fonte primordiale di quella generazione di mediani così
ben raccontati da un altro cantastorie del nostro tempo, il
cantante-scrittore-cineasta Luciano Ligabue.
Ragazzi con una vita a recuperar palloni, nati senza i piedi
buoni, a lavorare sui polmoni, vite da mediani, da chi segna
sempre poco, che il pallone devi darlo a chi finalizza il gioco...
anni di fatica e botte e vinci casomai i mondiali...
Mediani sono Gianluca (Riccardo Scamarcio) che troppo preso
dalla sua voglia di evadere si dimentica di amare la propria
ragazza Cinzia (Iris Fusetti), giovane che spera di trovare
nel lavoro in un supermercato e nel mito dell’amore il
riscatto per un’esistenza contadina come quella dei suoi
genitori; Davide (Carlo Orlando) che non perdona ai suoi genitori
il fallimento del negozio di frutta e verdura ed a se stesso
l’incapacità di amare ed essere riamato; Alessandro
(Valerio Binasco) incapace di soddisfare il bisogno di amore
dei genitori e della moglie Maria (Valeria Golino) che cerca
e trova una via di fuga dall’indolenza della vita di provincia
nel rapporto con Gianluca; Elisa (Alessia Bellotto) che dalla
paura della solitudine verrà drammaticamente schiacciata.
Questi sono i protagonisti di un film corale capace di intrecciare
diversi spunti narrativi senza perderne il controllo, attraverso
un’esposizione costruita ad incastro, alla Tarantino,
con digressioni temporali (fughe in avanti come recuperi attraverso
flashback) che costruiscono il film come un thriller melanconico
e disperato.
Paravidino, attivo in campo teatrale, per accentuare il distacco
dalla sua precedente esperienza artistica si affida ad una regia
mobile e coinvolgente, con la macchina da presa che pedina i
protagonisti, calpesta gli ambienti come un vero e proprio personaggio
aggiunto, magari esagerando in alcuni passaggi ma in maniera
tutto sommato convincente ed incoraggiante.
Merito anche di un cast assai variegato capeggiato da Valeria
Golino - non nuova ad imbarcarsi in piccoli progetti di registi
debuttanti, brava! – che dimostra una qualità in
più per il giovane Paravidino – fisicamente un
Lo Cascio in miniatura – ovvero di essere, salvo prove
contrarie in futuro, un buon direttore di attori.
[fabio
melandri]
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