La terra dei morti viventi
Land of the Dead
Regia
George A. Romero
Sceneggiatura
George A. Romero
Fotografia
Miroslaw Baszak
Montaggio
Michael Doherty
Musica
Reinhold Heil, Johnny Klimek
Interpreti
Asia Argento, Simon Baker, Dennis Hopper, John Leguizamo, Robert Joy
Anno
2005
Durata
93'
Nazione
USA
Genere
horror
Distribuzione
UIP
Correva l’anno 1968 quando un piccolo film realizzato per i drive in della grande provincia americana e che trovò un lento ma inesorabile successo grazie al passaparola di nugoli di giovani fan che affollavano gli spettacoli di mezzanotte dei più sperduti cinema dell’Impero Americano come nei college delle principali università americane. Parliamo de La notte dei morti viventi, un film low budget di un giovane regista, George A. Romero che rivoluzionò il genere di paura dando origine alla corrente conosciuta come New American Horror e fondando termini oggi divenuti di uso comune come splatter.
Da allora di acqua sotto i ponti ne è passata, due film ne sono seguiti a quello rivoluzionario del 1968, ovvero Zombi (1979) e Il giorno degli Zombi (1985).
Vittima della propria creatura, Romero ha tentato con alterne fortune di uscire dal vortice in cui il successo lo aveva rapito, ma il suo nome è rimasto legato, nonostante i numerosi epigoni di questi ultimi anni, alla figura archetipica del morto vivente.
Così il regista americano dopo una lunga attesa e gestazione di idee soprattutto è tornato ad invadere gli schermi di tutto il mondo con il quarto capitolo della saga. Un capitolo che ha avuto un battesimo di lusso al Festival di Cannes – in cui furono presentati i primi 20 minuti – un budget considerevole ed una ritrovata libertà creativa. Risultato un film che colpisce innanzitutto per la sua iconografia post-apocalittica – pescando da Mad Max e Fuga da New York - capace di renderci immagini di una inquietante bellezza incastonate su una trama semplice, funzionale, diretta, senza troppi se e ma, venata da una sottile critica sociale che è un marchio di fabbrica della saga di Romero.
Un film da una parte soddisfa i palati più semplici, in cerca di immagini scioccanti, di sangue e viscere, di corpi smembrati e divorati, dall’altra riesce a creare tensione e paura attraverso dettagli, accumulo di segnali, lavorando su una sensibilità visiva e narrativa che può certo sorprendere chi non conosce a fondo la cinematografia di Romero, ma che per altri segna un felice ritorno ad altissimi livelli di un regista sin troppo incompreso.
Vi è quindi un’evoluzione, la stessa che emerge nei corpi senza vita degli zombie quando guidati da un benzinaio di colore iniziano ad apprendere dai loro errori, abbozzano semplici strategie di combattimento e un minimo di organizzazione. Non sono più semplici corpi senza vita, ma c’è anima, soffio vitale anche in questi poveri corpi decomposti e martoriati. Attirati dalle mille luci della città in cui vivono come pesci in un acquario pochi facoltosi privilegiati, gli zombie si troveranno a fronteggiare un manipoli di mercenari al soldo di chi le paga meglio in una lotta tra poveri, in cui chi ha denaro a disposizione sopravvive sempre e comunque. Ma trovandoci all’interno di un film di matrice hollywoodiana, i cattivi alla fine pagheranno ed i buoni avranno la loro ricompensa. Il finale aperto potrebbe suggerire un nuovo capitolo, ma francamente ci auguriamo che Romero abbia la possibilità di occuparsi di progetti diversi in quanto stavolta il miracolo di equilibrio tra tradizione ed innovazione gli è riuscito alla perfezione, ma perché sfidare la sorte? [fabio melandri]