Terkel in Trouble
Terkel I Knibe
Regia
Stefan Fjeldmark, Kresten Vestbjierg Andersen,
Thorbjørn Christoffersen
Sceneggiatura
Mette Heeno
Animazione
Kresten Vestbjierg Andersen,
Thorbjørn Christoffersen
Montaggio
Martin Wichmann Andersen, Per Risager, MIkael R. Ryelund
Musica
Bossy Bo
Voci
Arne (Elio), Sten (Rocco Tanica), Saki (Cesareo), Jason (Faso), Terkel (Simone D'Andrea), Beatrix (Lella Costa), Leon (Claudio Bisio)
Anno
2004
Durata
77'
Nazione
Danimarca
Genere
animazione
Distribuzione
Moviemax

Parolacce a tutto spiano (cazzo, figa, vaffanculo!), serial killer psicopatici, decapitazioni di uccellini, mutilazioni e scazzottate, lapilli di sangue che imbrattano lo schermo, giovani studentesse obese che si suicidano, adulti assenti o menefreghisti. No signori, questi non sono gli ingredienti di qualche horror movie di bassa lega o grottesche commedie americane. Questo e molto di più, è Terkel in Trouble, cartone animato danese costato 2 milioni di euro ed oggi distribuito (auguri!) in Italia da Moviemax.
Terkel è un film per tutti severamente vietato ai minori di 14 anni, in quanto lontano da qualsiasi intenzione moralistica e pruriginosa, sbatte in faccia allo spettatore tutte le contraddizioni, gli orrori, i difetti della società targata 2006 (benchè il film sia del 2004). E lo fa mettendo da parte qualsiasi sottigliezza linguistica e narrativa, abbattendo i confini dell’ipocrisia dietro la quale spesso si celano forme omertose di traduzioni e rappresentazioni della realtà "reale".
Un film dichiaratamente politically scorrect più nei modi che nei contenuti, in quanto affronta tematiche giovanili importanti quali il bullismo per lo più sconosciuti agli adulti, che infatti appaiono assenti, egocentrici e concentrati più sulla propria figura che non su quelle dei figli - vedi il leit motiv della piccola Rita sorella di Terkel che si autoproduce mutilazioni e ferite nell’indifferenza generale dei genitori -. Uno stile che miscela in una pozione irresistibile I Simpson con South Park, l’horror splatter (diretti riferimenti/omaggi a classici come Zombie o Venerdì 13) con il musical, in un’animazione 3D che magari farà storcere la bocca agli esegeti della verosimiglianza, ma che produce iperboli grafiche vertiginose (basti la soggettiva del ragno che risale la panchina).
Ad esaltare la miscela esplosiva del film, contribuisce il doppiaggio irriverente e scanzonato di Elio e le Storie Tese, che se sul parlato zoppicano un poco (fa eccezione l’irresistibile Faso nel ruolo del miglior amico di Terkel, Jason) scatenano tutta la loro energia e talento nei numerosi pezzi musicali che fanno parte integrante del flusso narrativo del film, fungendo come il Coro nella tragedia greca, da commento, spiegazione a situazioni ed accadimenti con toni nudi e crudi. Un esempio?
Kom’è ke non ho visto mai
ke ultra-patonza sei
E vedo solo adesso ke sei molto figa
Tu hai un sapore ke
mi brucia nel cervello
E guarda kosa hai fatto al mio cuoricione.

Me ne sono accorto solo adesso, giuro
Quando tu mi hai guardato e poi mi hai detto

“Fanculo a te sei troppo un cesso
e tua mamma gonfia banane giganti a mazzi da sei"
Ke cosa vuoi?
Io farei di tutto solo per un poco di petting
mi piaci così

Pheega, ma che storia,
non ci sto dentro più
da quando ho capito ke 6 molto pheega
Ma adesso mi ritrovo qui
e tu sei veramente okay
non dirmi che c’hai il tipo che mi sento male

Spero tu vorrai cagarmi almeno un poco
e poi metterti con me, guardarmi male e dirmi ancora:

“Fanculo a te sei troppo un cesso
e tua mamma gonfia banane giganti a mazzi da sei"
Ke cosa vuoi?
Io farei di tutto solo per un poco di petting
mi piaci così

[Banane Giganti, cantata da Faso]

Terkel in Trouble è un cartone animato adulto ma per tutta la famiglia, una di quelle pellicole che vale la pena andare a vedere insieme ai propri genitori che dovranno aiutare i ragazzi a comprendere alcuni passaggi forti dell’opera ma rivolta anche agli stessi adulti per aiutarli a capire quel mondo adolescenziale oramai troppo distante da loro e per comprendere i motivi del disagio giovanile della società moderna, un disagio che spesso rimane latente ma che quanto esplode imbratta di rosso emoglubinico le pagine della cronaca nera dei nostri quotidiani. [fabio melandri]