Parolacce
a tutto spiano (cazzo, figa, vaffanculo!), serial killer psicopatici,
decapitazioni di uccellini, mutilazioni e scazzottate, lapilli
di sangue che imbrattano lo schermo, giovani studentesse obese
che si suicidano, adulti assenti o menefreghisti. No signori,
questi non sono gli ingredienti di qualche horror movie di
bassa lega o grottesche commedie americane. Questo e molto
di più, è Terkel in Trouble,
cartone animato danese costato 2 milioni di euro ed oggi distribuito
(auguri!) in Italia da Moviemax.
Terkel è un film per tutti
severamente vietato ai minori di 14 anni, in quanto lontano
da qualsiasi intenzione moralistica e pruriginosa, sbatte
in faccia allo spettatore tutte le contraddizioni, gli orrori,
i difetti della società targata 2006 (benchè
il film sia del 2004). E lo fa mettendo da parte qualsiasi
sottigliezza linguistica e narrativa, abbattendo i confini
dell’ipocrisia dietro la quale spesso si celano forme
omertose di traduzioni e rappresentazioni della realtà
"reale".
Un film dichiaratamente politically scorrect più nei
modi che nei contenuti, in quanto affronta tematiche giovanili
importanti quali il bullismo per lo più sconosciuti
agli adulti, che infatti appaiono assenti, egocentrici e concentrati
più sulla propria figura che non su quelle dei figli
- vedi il leit motiv della piccola Rita sorella di Terkel
che si autoproduce mutilazioni e ferite nell’indifferenza
generale dei genitori -. Uno stile che miscela in una pozione
irresistibile I Simpson con South
Park, l’horror splatter (diretti riferimenti/omaggi
a classici come Zombie o Venerdì
13) con il musical, in un’animazione 3D che magari
farà storcere la bocca agli esegeti della verosimiglianza,
ma che produce iperboli grafiche vertiginose (basti la soggettiva
del ragno che risale la panchina).
Ad esaltare la miscela esplosiva del film, contribuisce il
doppiaggio irriverente e scanzonato di Elio e le Storie Tese,
che se sul parlato zoppicano un poco (fa eccezione l’irresistibile
Faso nel ruolo del miglior amico di Terkel, Jason) scatenano
tutta la loro energia e talento nei numerosi pezzi musicali
che fanno parte integrante del flusso narrativo del film,
fungendo come il Coro nella tragedia greca, da commento, spiegazione
a situazioni ed accadimenti con toni nudi e crudi. Un esempio?
Kom’è ke non ho visto mai
ke ultra-patonza sei
E vedo solo adesso ke sei molto figa
Tu hai un sapore ke
mi brucia nel cervello
E guarda kosa hai fatto al mio cuoricione.
Me
ne sono accorto solo adesso, giuro
Quando tu mi hai guardato e poi mi hai detto
“Fanculo
a te sei troppo un cesso
e tua mamma gonfia banane giganti a mazzi da sei"
Ke cosa vuoi?
Io farei di tutto solo per un poco di petting
mi piaci così
Pheega,
ma che storia,
non ci sto dentro più
da quando ho capito ke 6 molto pheega
Ma adesso mi ritrovo qui
e tu sei veramente okay
non dirmi che c’hai il tipo che mi sento male
Spero
tu vorrai cagarmi almeno un poco
e poi metterti con me, guardarmi male e dirmi ancora:
“Fanculo
a te sei troppo un cesso
e tua mamma gonfia banane giganti a mazzi da sei"
Ke cosa vuoi?
Io farei di tutto solo per un poco di petting
mi piaci così
[Banane Giganti, cantata da Faso]
Terkel
in Trouble è un cartone
animato adulto ma per tutta la famiglia, una di quelle pellicole
che vale la pena andare a vedere insieme ai propri genitori
che dovranno aiutare i ragazzi a comprendere alcuni passaggi
forti dell’opera ma rivolta anche agli stessi adulti
per aiutarli a capire quel mondo adolescenziale oramai troppo
distante da loro e per comprendere i motivi del disagio giovanile
della società moderna, un disagio che spesso rimane
latente ma che quanto esplode imbratta di rosso emoglubinico
le pagine della cronaca nera dei nostri quotidiani.
[fabio melandri]