Taxi to the Dark Side
id.
Regia
Alex Gibney
Sceneggiatura
Alex Gibney
Fotografia
Maryse Alberti, Greg Andracke
Montaggio
Sloane Klevin
Scenografia
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Costumi
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Musica
Ivor Guest, Robert Logan (II)
Interpreti
Alex Gibney, Brian Keith Allen, Moazzam Begg, Willie Brand, George W. Bush, Dick Cheney,
Jack Cloonan, Damien Corsetti, Thomas Curtis, Greg D'Agostino
Produzione
Jigsaw Productions, Tall Woods, Wider Film Projects
Anno
2007
Nazione
USA
Genere
documentario
Durata
106'
Distribuzione
Ripley's Film
Uscita
22-05-2009
Giudizio
Media

Nel 2002 in Afghanistan Dilawar, un giovane tassista afgano, scompare nel nulla dopo aver caricato tre passeggeri. Viene ucciso nella base militare americana di Bagram per una ripetitiva e illogica raffica di percosse sugli arti inferiori: la Cia sospettava si trattasse di un terrorista, quindi erano concessi tutti i mezzi a disposizione per costringerlo a confessare.
Negli ultimi anni 104 prigionieri sotto la custodia americana sono morti in circostanze sospette: il regista Alex Gibney realizza un’indagine cinematografica ricostruendo l’escalation di violenza e noncuranza verso i diritti dei prigionieri stabiliti internazionalmente nella convenzione di Ginevra ma dimenticati in nome della “guerra globale al terrorismo” voluta da George W. Bush.
Il documentario, vincitore dell’Oscar nel 2008, analizza, deduce e accusa l’amministrazione americana, nelle persone del Presidente degli Stati Uniti e del suo entourage.
Presentato alla Seconda edizione della Festa Internazionale di Roma nella sezione Extra, attraverso capitoli che entrano sempre più nello specifico della vicenda e accrescono lo sconcerto nello spettatore, utilizzando interviste ai militari che in quegli anni lavoravano a Bagram, Abu Ghrahib e Guantanamo, il film vuole comprendere se le ‘mele marce’ (ad esempio Janis Karpinski, il generale che nelle foto di Abu Ghrahib faceva il gesto della pistola sui genitali di una pila di prigionieri nudi), agirono da sole o se eseguissero precise indicazioni provenienti dall’alto, dai politici. Per i militari giorno dopo giorno, tra violenti interrogatori e bisogno di dimostrare che il proprio lavoro era svolto alla perfezione, non c’era limite alla brutalità e ai maltrattamenti, l’unico “limite è la propria fantasia”. Ricorda Gibney: “La storia di Dilawar si è rivelata cruciale per scoprire come dietro la rete detentiva e gli interrogatori, ci fosse una politica basata sulla tortura. Ci consentiva in altre parole di connettere Bagram con Abu Ghraib e, attraverso i passeggeri del suo taxi, con Guantanamo. Il tutto, ovviamente, rimandava direttamente a Washington…
Il tema principale del film si estende ad una indagine su come un piccolo numero di americani ha trascinato l’intero paese nel suo lato oscuro”. Inorgoglisce la dedica a Sergio Leone: “Amo Sergio Leone – dichiara il regista di Enron: l’economia della truffa -. C’era una volta il West è il mio film preferito, la sequenza iniziale in Taxi to the Dark Side, con il suo tocco western, è il mio omaggio a Sergio”. Un lungometraggio teso, con un montaggio coinvolgente - di Sloane Klevin -, serrato che denuncia senza depurare nulla.
[valentina venturi]