| Takeshis’.
Takeshi al plurale. Perché i Takeshi sono due: uno è
il famoso Beat Takeshi che tutti conosciamo, attore di fama
internazionale, adorato in patria e anche al di là dei
confini nipponici; l’altro è Kitano, fisicamente
identico a Beat Takeshi (tranne che per i capelli biondo platino),
timido cassiere di un supermercato, anche lui attore ma ancora
sconosciuto in attesa della grande occasione. Le vite dei due
Takeshi si incrociano ma Kitano finisce per sprofondare in una
dimensione onirica al limite dell’irrealtà tra
frustranti provini, sogni irrealizzabili e iperbolici viaggi
della fantasia…
Decisamente spiazzante l’ultimo film di Takeshi Kitano
e non solo perché è stato inserito a sorpresa
nella competizione del Festival di Venezia 2005 (l’anno
scorso la stessa sorte era toccata a Ferro
3 di Kim Ki-duk)! Anche i fan più sfegatati del
grande regista e attore giapponese resteranno perplessi di fronte
a Takeshis', personalissimo e delirante
viaggio nei meandri misteriosi ed inspiegabili della mente di
Kitano.
Attore e uomo. Più uomo che attore. Kitano precipita
vertiginosamente in un macrocosmo interiore in cui yakuza, donne,
soldi e misteri si mescolano all’impazzata. Inevitabile
l’accostamento a Being John Malkovich
ma Kitano è meno coerente di Spike Jonze, segue più
profondamente i propri sogni e i sentieri tortuosi che percorre
non sempre hanno una via d’uscita. Una irresistibile presa
in giro del mito dell’attore Takeshi e della sua popolarità
che mette alla berlina tutti i cliché del suo stesso
cinema, dai combattimenti tra samurai agli scontri a fuoco degli
yakuza fino alle bizzarrie di “Banzai!”. Un affresco
sconclusionato ma divertito della personalità poliedrica
di un artista in cui sogno e realtà spesso si sovrappongono
senza lasciare spazio alla cosciente decifrazione degli eventi.
[marco catola]
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