Takeshis'
id.
Regia
Takeshi Kitano
Sceneggiatura
Takeshi Kitano
Fotografia
Katsumi Yanajigima
Montaggio
Yoshinori Ota
Musica
Nagi
Interpreti
Beat Takeshi, Kotomi Kyono, Kayoko Kishimoto, Ren Ohsugi,
Susumu Terajima, Tetsu Watanabe, Akihiro Miwa
Anno
2005
Durata
108'
Nazione
Giappone
Genere
drammatico
Distribuzione
Takeshis’. Takeshi al plurale. Perché i Takeshi sono due: uno è il famoso Beat Takeshi che tutti conosciamo, attore di fama internazionale, adorato in patria e anche al di là dei confini nipponici; l’altro è Kitano, fisicamente identico a Beat Takeshi (tranne che per i capelli biondo platino), timido cassiere di un supermercato, anche lui attore ma ancora sconosciuto in attesa della grande occasione. Le vite dei due Takeshi si incrociano ma Kitano finisce per sprofondare in una dimensione onirica al limite dell’irrealtà tra frustranti provini, sogni irrealizzabili e iperbolici viaggi della fantasia…
Decisamente spiazzante l’ultimo film di Takeshi Kitano e non solo perché è stato inserito a sorpresa nella competizione del Festival di Venezia 2005 (l’anno scorso la stessa sorte era toccata a Ferro 3 di Kim Ki-duk)! Anche i fan più sfegatati del grande regista e attore giapponese resteranno perplessi di fronte a Takeshis', personalissimo e delirante viaggio nei meandri misteriosi ed inspiegabili della mente di Kitano.
Attore e uomo. Più uomo che attore. Kitano precipita vertiginosamente in un macrocosmo interiore in cui yakuza, donne, soldi e misteri si mescolano all’impazzata. Inevitabile l’accostamento a Being John Malkovich ma Kitano è meno coerente di Spike Jonze, segue più profondamente i propri sogni e i sentieri tortuosi che percorre non sempre hanno una via d’uscita. Una irresistibile presa in giro del mito dell’attore Takeshi e della sua popolarità che mette alla berlina tutti i cliché del suo stesso cinema, dai combattimenti tra samurai agli scontri a fuoco degli yakuza fino alle bizzarrie di “Banzai!”. Un affresco sconclusionato ma divertito della personalità poliedrica di un artista in cui sogno e realtà spesso si sovrappongono senza lasciare spazio alla cosciente decifrazione degli eventi.
[marco catola]