The Sky Crawlers
id.
Regia
Mamoru Oshii
Sceneggiatura
Chihiro Itou
Animazione
Toshihiko Nishikubo
Colore
Kumiko Yusa
Scenografia
Kazuo Nagai
Suono
Kazuhiro Wakabayashi
Musica
Kenji Kawai
Voci originali
Rinko Kikuchi, Chiaki Kuriyama, Shosuke Tanihara, Ryo Kase
Produzione
Production I.G., Nippon Television Network Corpration,
Bandai Visual, Warner Entertainment Japan,
Anno
2008
Nazione
Giappone
Genere
animazione
Durata
122'
Distribuzione
TBA
Uscita
-----------------
Giudizio
Media

In una base aeronautica impegnata come ultimo avamposto in un conflitto su larga scala che coinvolge due multinazionali, arriva un giovane pilota. In questo universo parallelo i piloti sono quasi tutti “Kildren”, il risultato di un esperimento scientifico applicato al genoma umano che rende gli individui in grado di non crescere mai, mantenendo l’aspetto adolescenziale e godendo di un’aspettativa di vita virtualmente infinita. Di lui si sa solo che deve sostituire un altro pilota di cui inizialmente ignora il nome e la causa della scomparsa. Forse è implicato “The Teacher”, il formidabile asso della fazione avversaria responsabile della morte di tutti coloro che lo hanno incontrato nei cieli; forse la ragione è ancora più subdola e vicina a lui, nascosta tra i suoi compagni e gli stessi superiori della base. Durante i pattugliamenti aerei e le frequenti incursioni nel territorio nemico, l’assurda verità arriverà a farsi sempre più chiara.
Reduce dal successo di pubblico e critica dell’ottimo Ghost In the Shell, Oshii ritorna, stavolta in concorso, con un altro lungometraggio di animazione. I mondi paralleli devono essere una valvola di sfogo narrativa davvero notevole per questo artista del sol levante che è passato da uno pseudo-diciannovesimo secolo dominato dalle macchine a vapore per approdare a qualcosa che assomiglia al nostro ventesimo secolo, costellato di aerei caccia e bombardieri che si rifanno al secondo conflitto mondiale con caratteristiche estetiche e tecniche simili ma non identiche (mirabile la doppia elica posteriore nel mezzo guidato dal protagonista).
Ma mentre Ghost in the Shell era vivace, rumoroso, solare, Sky Crawlers fa sua un’atmosfera più cupa, intriso di un mistero difficile da dipanare. Non è nemmeno chiaro chi sia il proprio nemico, la scelta di rappresentare non blocchi geografici distinti bensì due corporazioni in guerra è davvero azzeccata e contribuisce a disorientare lo spettatore dando davvero l’idea di un universo studiato ad hoc.
Lo studio fisico dei modelli e delle reazioni dei mezzi volanti sono studiati alla perfezione, la scuola giapponese ci ha abituato a sequenze che rasentano il maniacale e la pellicola di Oshii non fa eccezione. Da registrare invece, per quanto non è chiaro se sia voluto o meno, un netto distacco tra le figure umane e gli ambienti in cui si muovono: a volte i protagonisti sembrano soffrire di una mancanza di fisicità, come fossero bassorilievi bidimensionali che si muovono in un mondo a tre dimensioni ricco e dettagliato.
Tuttavia, troppo mistero e i momenti di azione piuttosto limitati rispetto alla corposa durata della pellicola, alla lunga non giovano all’opera nel suo insieme, che lascerà indubbiamente un residuo di amaro in bocca a tutti coloro che si siederanno fiduciosi nell’attesa di un altro Ghost in the Shell. The Sky Crawlers andrebbe apprezzato come opera a sé stante, uno sforzo piuttosto difficile quando si è al cospetto di questi maestri d’animazione giapponesi che spesso, loro malgrado, nascondono nel pedigree il più formidabile dei nemici. [francesco alinovi - cinema invisibile]

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