In una
base aeronautica impegnata come ultimo avamposto in un conflitto
su larga scala che coinvolge due multinazionali, arriva un
giovane pilota. In questo universo parallelo i piloti sono
quasi tutti “Kildren”, il risultato di un esperimento
scientifico applicato al genoma umano che rende gli individui
in grado di non crescere mai, mantenendo l’aspetto adolescenziale
e godendo di un’aspettativa di vita virtualmente infinita.
Di lui si sa solo che deve sostituire un altro pilota di cui
inizialmente ignora il nome e la causa della scomparsa. Forse
è implicato “The Teacher”, il formidabile
asso della fazione avversaria responsabile della morte di
tutti coloro che lo hanno incontrato nei cieli; forse la ragione
è ancora più subdola e vicina a lui, nascosta
tra i suoi compagni e gli stessi superiori della base. Durante
i pattugliamenti aerei e le frequenti incursioni nel territorio
nemico, l’assurda verità arriverà a farsi
sempre più chiara.
Reduce dal successo di pubblico e critica dell’ottimo
Ghost In the Shell, Oshii ritorna,
stavolta in concorso, con un altro lungometraggio di animazione.
I mondi paralleli devono essere una valvola di sfogo narrativa
davvero notevole per questo artista del sol levante che è
passato da uno pseudo-diciannovesimo secolo dominato dalle
macchine a vapore per approdare a qualcosa che assomiglia
al nostro ventesimo secolo, costellato di aerei caccia e bombardieri
che si rifanno al secondo conflitto mondiale con caratteristiche
estetiche e tecniche simili ma non identiche (mirabile la
doppia elica posteriore nel mezzo guidato dal protagonista).
Ma mentre Ghost in the Shell
era vivace, rumoroso, solare, Sky Crawlers
fa sua un’atmosfera più cupa, intriso di un mistero
difficile da dipanare. Non è nemmeno chiaro chi sia
il proprio nemico, la scelta di rappresentare non blocchi
geografici distinti bensì due corporazioni in guerra
è davvero azzeccata e contribuisce a disorientare lo
spettatore dando davvero l’idea di un universo studiato
ad hoc.
Lo studio fisico dei modelli e delle reazioni dei mezzi volanti
sono studiati alla perfezione, la scuola giapponese ci ha
abituato a sequenze che rasentano il maniacale e la pellicola
di Oshii non fa eccezione. Da registrare invece, per quanto
non è chiaro se sia voluto o meno, un netto distacco
tra le figure umane e gli ambienti in cui si muovono: a volte
i protagonisti sembrano soffrire di una mancanza di fisicità,
come fossero bassorilievi bidimensionali che si muovono in
un mondo a tre dimensioni ricco e dettagliato.
Tuttavia, troppo mistero e i momenti di azione piuttosto limitati
rispetto alla corposa durata della pellicola, alla lunga non
giovano all’opera nel suo insieme, che lascerà
indubbiamente un residuo di amaro in bocca a tutti coloro
che si siederanno fiduciosi nell’attesa di un altro
Ghost in the Shell. The
Sky Crawlers andrebbe apprezzato come opera a sé
stante, uno sforzo piuttosto difficile quando si è
al cospetto di questi maestri d’animazione giapponesi
che spesso, loro malgrado, nascondono nel pedigree il più
formidabile dei nemici. [francesco
alinovi - cinema invisibile]
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