Spesso
le sorprese più gradite vengono da paesi le cui produzioni
non giungono mai sugli schermi italiani. Ci auguriamo che
Sell Out sia la classica eccezione,
perché trattansi di un piccolo gioiello di inventiva
e di divertimento.
Due prepotenti uomini d’affari, che gestiscono senza
troppi scrupoli una holding cui fa capo una stazione televisiva,
hanno sotto contratto sia un giovane ingegnere idealista,
che ha brevettato una macchina per produrre latte di soia,
sia la cinica presentatrice di un talk show sul mondo dell’arte
e dello spettacolo, in precipitosa caduta di audience. Quando
la giornalista dovrà inventarsi un patetico reality
show che mostra in diretta la morte di malati terminali, si
troverà tra le mani il caso del povero inventore, licenziato
in tronco dai due manager e tanto innamorato di lei da offrirsi
come protagonista del suo show.
Sell Out è una commedia
irriverente, dai dialoghi esilaranti e surreali, pieni di
invenzioni linguistiche e situazioni da slapstick comedy;
è un musical leggero ed efficace con canzoni irresistibili
che prendono in giro le industrie multinazionali, il mondo
televisivo con i suoi reality show sempre più estremi
e certe tendenze iper-autoriali di presunti film d'autore
(vedi i primi irresistibili 10 minuti).
Tra Monty Phyton e Buster Keaton, Yen Joonhan si diverte a
giocare con i suoi personaggi stralunati e irriverenti, coinvolgendo
lo stesso pubblico cinematografico ad intervenire nella storia
cantando al posto degli attori protagonisti le canzoni del
film.
Yeo Joonhan, regista, autore delle musiche e di un musical
messo in scena a Londra, è un personaggio da tenere
d’occhio di cui sentiremo presto parlare anche in un
mercato così etnocentrico come il nostro. Da non perdere.
[fabio
melandri]