Sakebi
id.
Regia
Kiyoshi Kurosawa
Sceneggiatura
Kiyoshi Kurosawa
Fotografia
Akiko Ahizawa
Montaggio
Nobuyuki Takahashi
Scenografia
Norifumi Ataka
Costumi
Miyuki Taniguchi
Musica
Kuniaki Haishima
Produzione
OZ co.
Interpreti
Koji Yakusho, Manami Konishi, Tsuyoshi Ihara,
Hiroyuki Hirayama, Joe Odagiri, Ryo Kase
Anno
2006
Genere
thriller
Nazione
Giappone
Durata
103'
Distribuzione
Mikado
Uscita

Il detective Yoshioka sta indagando su alcuni omicidi seriali. Sul luogo del crimine viene rinvenuto un bottone che sembra appartenere alla sua giacca e su un cadavere ci sono impresse le sue impronte digitali. Nessuno crede che lui possa essere coinvolto, di sicuro c’è stato un errore. Eppure Yoshioka è preoccupato, la sua memoria comincia a vacillare e non è più sicuro di essere innocente. Intanto una delle vittime lo continua a perseguitare in misteriose visioni soprannaturali…
Dopo l’inquietante Kairo, di cui è uscito nelle sale di recente il remake americano Pulse, Kurosawa, che non ha nessuna parentela con il maestro giapponese Akira, torna a parlare di fantasmi. La cultura giapponese ne è piena di storie (le cosiddette kaidan). Entità legate alla morte che dall’aldilà tornano nel mondo dei vivi. Ma a differenza di quello che si può pensare in virtù della nostra tradizione letteraria, non sempre tornano per fare del male. Spesso si fanno portavoce di un messaggio o devono compiere una missione (che magari non sono riusciti a portare a termine quando erano in vita).
Yoshioka è perseguitato dal fantasma di una donna in abito rosso, una delle vittime del caso su cui sta indagando. Ma cosa può volere da lui? E’ in qualche modo collegato alla sua morte? Il titolo in inglese è Retribution cioè vendetta ma anche punizione. Alla base di questa apparizione c’è il rancore. Yoshioka ha dimenticato quello che ha fatto. Il fantasma gli si presenta per indurlo a ricordare e a prendersi le sue responsabilità. C’è comunque un castigo. Anche a distanza di tempo. Passano gli anni, si dimentica il passato e si pensa al futuro. Si va avanti ma non è possibile cancellare tutto. Questo fantasma non nutre rancore verso una persona sola ma piuttosto è il trait d’union tra colpe comuni. Il suo rancore assume delle proporzioni decisamente maggiori. Ha quasi una valenza universale perché finisce per punire tutti quelli che sono stati coinvolti nel crimine. Alla fine Yoshioka verrà perdonato in una sorta di redenzione personale. Ma l’espiazione della colpa non significa raggiungimento della felicità. Avere salva la vita non vuol dire avere la coscienza pulita. I sensi di colpa rimangono e il vero castigo consiste forse nel costringerti a conviverci per sempre.
[marco catola]