Quei loro incontri
id.
Regia
Jean-Marie Straub, Danièle Huillet
Sceneggiatura
Jean-Marie Straub
Fotografia
Renato Berta, Jean-Paul Toraille, Marion Befve
Montaggio
Jean-Marie Straub,
Danièle Huillet
Suono
Jean-Pierre Duret, Dimitri Haulet, Jean-Pierre Laforce
Costumi
Danièle Huillett
Produttore
Martine Marignac
Produzione
Straub-Huillet
Interpreti
Angela Nugara, Vittorio Vigneri, Grazia Orsi, Romano Guelfi,
Angela Durantini, Enrico Achilli, Giovanni Daddi, Dario Marroncini
Anno
2006
Genere
drammatico
Nazione
Italia, Francia
Durata
68'
Distribuzione
Uscita

Straub e Huillet non hanno bisogno di presentazioni. Sono una delle coppie (nel cinema e nella vita) più inossidabili. Il festival di Venezia aveva già dedicato loro una personale completa nel 1975. A distanza di circa trent’anni tornano al Lido ma questa volta in concorso con Quei loro incontri, trasposizione cinematografica dell’omonimo lavoro teatrale messo in scena sempre da loro esattamente un anno fa al teatro Francesco di Bartolo di Pisa.
L’opera teatrale si ispira ai “Dialoghi con Leucò” di Cesare Pavese che esplora il rapporto tra uomini e dei. La narrazione avviene attraverso le parole di un gruppo di contadini alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Si tratta, essenzialmente, del seguito di “Dalla nube alla Resistenza” che i due registi realizzarono nel 1979. Straub e Huillet seguono il loro consueto rigore formale (camera fissa e declamazione in versi), girano in lingua italiana (non è una novità anche Trop tot, trop tard era in italiano e Othon era in francese ma girato in Italia) e dividono il film in quattro segmenti, ciascuno con due personaggi: nel primo fratello e sorella, di spalle, rivolti verso l’orizzonte si interrogano sulla natura degli dei, nel secondo due divinità nascoste tra i cespugli del bosco ragionano sulla loro identità di esseri divini, nel terzo due cacciatori disquisiscono tra le rocce sulla condizione dell’uomo di fronte agli dei, nell’ultimo una dea spiega ad un contadino in cosa consiste la sua superiorità rispetto agli uomini.
Esempio di puro cinema letterario, fuori del tempo e dello spazio, emblema di un mondo anche artistico che non c’è più e che fa fatica a sopravvivere nell’incosciente frenesia della società di oggi.
Assolutamente improponibile in un concorso, se mai era auspicabile la sua presenza in una sezione collaterale fuori concorso o come omaggio alla coppia di cineasti. Il pubblico non è pronto a simili operazioni artistiche e al Festival di Venezia se ne è tenuto lontano disertando la proiezione.
[marco catola]