Pavee Lackeen
id.
Regia
Perry Ogden
Sceneggiatura
Perry Ogden, Mark Venner
Fotografia
Perry Ogden
Montaggio
Breege Rowley
Scenografia
Susie Isherwood
Interpreti
Winnie Maughan, Paddy Maughan, Rose Maughan, Rosie Maughan, Brian Dignam, Michael Collins, Helen Joyce, Martin Maughan
Anno
2005
Durata
87'
Nazione
Irlanda
Genere
drammatico
Distribuzione
Winnie ha quasi undici anni, vive in un camper alla periferia di Dublino e va scuola. Una ragazzina come ce ne sono tante in Irlanda. Con i suoi problemi, le sue debolezze, i suoi sogni. Una come tante altre. In realtà Winnie non è proprio come le altre bambine della sua età. Winnie è una “Pavee”, appartiene cioè alla comunità irlandese dei “Traveller” e vive da sempre in un camper con la sua famiglia, una madre sola e analfabeta (il padre se ne è andato via anni prima) e 9 fratelli più grandi. Come le ha detto la chiromante prima e la negoziante poi, farà molta strada nella vita ma solo se porterà a termine la propria istruzione. A Winnie però la scuola non va molto a genio, le piace disegnare ma vorrebbe studiare in un istituto non destinato a quelli come lei. Dopo ripetuti litigi con le proprie compagne di classe viene espulsa ed è costretta a restare a casa per una settimana. Il tempo necessario per cominciare a fare i conti con la propria identità e con le difficoltà che lo stile di vita della comunità “Traveller” cui appartiene implica.
Ispirato dal film Los olvidados di Luis Bunuel e dal documentario Streetwise di Martin Bell, Pavee Lackeen segna l’esordio dietro la macchina da presa di un fotografo di successo realizzatore di famose campagne pubblicitarie di Calvin Klein e Ralph Lauren e autore tra l’altro di un libro di interviste e foto sui bambini ai margini della società irlandese, “Pony Kids”. Partendo proprio dall’esperienza personale a contatto con i bambini del suo libro Ogden, insieme a Mark Venner, ha tratto la sceneggiatura del film sebbene gli attori tutti non professionisti non seguano quasi mai un copione ma si affidano all’improvvisazione. Siamo dalle parti della docufiction dunque in stile dardenniana più che rosselliniana. In ogni caso un’opera forse già vista (ricordo molto Rosetta) ma comunque intensa soprattutto per l’affresco disincantato e realistico che dà di microcosmo emarginato ma vivo che ha bisogno di aiuto senza dubbio ma che non è disposto a rinunciare alla propria dignità.
[marco catola]