Winnie
ha quasi undici anni, vive in un camper alla periferia di Dublino
e va scuola. Una ragazzina come ce ne sono tante in Irlanda.
Con i suoi problemi, le sue debolezze, i suoi sogni. Una come
tante altre. In realtà Winnie non è proprio come
le altre bambine della sua età. Winnie è una “Pavee”,
appartiene cioè alla comunità irlandese dei “Traveller”
e vive da sempre in un camper con la sua famiglia, una madre
sola e analfabeta (il padre se ne è andato via anni prima)
e 9 fratelli più grandi. Come le ha detto la chiromante
prima e la negoziante poi, farà molta strada nella vita
ma solo se porterà a termine la propria istruzione. A
Winnie però la scuola non va molto a genio, le piace
disegnare ma vorrebbe studiare in un istituto non destinato
a quelli come lei. Dopo ripetuti litigi con le proprie compagne
di classe viene espulsa ed è costretta a restare a casa
per una settimana. Il tempo necessario per cominciare a fare
i conti con la propria identità e con le difficoltà
che lo stile di vita della comunità “Traveller”
cui appartiene implica.
Ispirato dal film Los olvidados
di Luis Bunuel e dal documentario Streetwise
di Martin Bell, Pavee Lackeen segna
l’esordio dietro la macchina da presa di un fotografo
di successo realizzatore di famose campagne pubblicitarie di
Calvin Klein e Ralph Lauren e autore tra l’altro di un
libro di interviste e foto sui bambini ai margini della società
irlandese, “Pony Kids”. Partendo proprio dall’esperienza
personale a contatto con i bambini del suo libro Ogden, insieme
a Mark Venner, ha tratto la sceneggiatura del film sebbene gli
attori tutti non professionisti non seguano quasi mai un copione
ma si affidano all’improvvisazione. Siamo dalle parti
della docufiction dunque in stile dardenniana più che
rosselliniana. In ogni caso un’opera forse già
vista (ricordo molto Rosetta) ma
comunque intensa soprattutto per l’affresco disincantato
e realistico che dà di microcosmo emarginato ma vivo
che ha bisogno di aiuto senza dubbio ma che non è disposto
a rinunciare alla propria dignità.
[marco catola]
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