Para entrar a vivir
id.
Regia
Jaume Balagueró
Sceneggiatura
Jaume Balagueró, Alberto Marini
Fotografia
Pablo Rosso
Montaggio
Frank Gutierrez
Scenografia
Alain Banée
Costumi
Núria Cardoner
Musica
Roque Baños
Produzione
Castelao Productions
Interpreti
Macarena Gómez, Adrià Collado, Nuria González, Ruth Díaz
Anno
2006
Genere
horror
Nazione
Spagna
Durata
68'
Distribuzione
Minerva Pictures
Uscita

Para entrar a vivir. Pronto per viverci. Questo è il messaggio che riporta un annuncio immobiliare che Clara e Mario hanno trovato nella cassetta delle lettere. Che strana coincidenza. Stanno proprio cercando un appartamento in cui trasferirsi. Il prezzo è abbordabile, la zona un po’ fuori mano ma sembra un’occasione. Sarebbe un peccato non coglierla. Prendono appuntamento e partono. Pieni di speranza. La zona non è proprio delle migliori ma con la pioggia torrenziale che viene giù sembra anche peggio. Magari non è così brutta quando splende il sole. La palazzina, però, è molto vecchia, quasi fatiscente. L’appartamento malandato. Non è certo pronto per viverci come diceva l’annuncio. Non può fare al caso loro. Mario e Clara se ne vogliono andare. Ma la responsabile dell’agenzia insiste.
Quell’appartamento è fatto su misura per loro due. E sembra davvero convincente. Troppo convincente. La giovane coppia si lascia trascinare all’interno delle mura di questo edificio senza sapere che non ne uscirà mai più…
Balaguerò, ex-enfant prodige del cinema horror spagnolo, torna alla mostra di Venezia a un anno esatto di distanza da Fragile, il thriller soprannaturale con Calista Flockhart ambientato in un ospedale infestato dai fantasmi. E ci torna con il pilot di un ciclo di film per la TV intitolato Peliculas para no dormir, di cui fanno parte altri cinque film diretti da altrettanti registi spagnoli tra cui anche Alex De La Iglesia e Paco Plaza.
Per il primo quarto d’ora il film regge. Balaguerò riesce a tenere alta la tensione. Il mistero di un edificio maledetto, eventi inspiegabili, atmosfera inquietante. Poi non appena i giochi si fanno chiari tutto salta. La cinepresa comincia a traballare come fosse su una nave. Gli attori strillano anche quando non dovrebbero. E il nonsense domina incontrastato la scena. I protagonisti sono in due, in una casa sperduta, con una sconosciuta che li aggredisce e nessuno dei due si difende? Ma com’è possibile? Nel mondo di oggi in cui la violenza è all’ordine del giorno… E in una situazione di sopravvivenza così estrema che indurrebbe anche la pecorella più placida a reagire. E qui c’è anche un uomo e pure bello in forze. Non è proprio credibile che soccomba sotto i colpi di una donna, sì invasata e violenta quanto vuoi, ma pur sempre una donna. Ma poi ancora: riescono a fuggire, feriscono la pazza assassina e continuano a dire che è morta. Ma perché? Si rincuorano a vicenda dicendo che è morta. Ma se quando scappano è ancora lì che si muove e tenta di liberarsi dal tritatutto che le ha massacrato una mano perché insistono a dire che è morta? E ancora: non riescono ad uscire perché le chiavi del portone ce l’ha sempre la pazza assassina ma allora perché si dividono e solo lui ritorna nell’appartamento a cercare le chiavi? Nel caso fosse libera di aggredirli di nuovo meglio essere in due tanto più che lui è ferito a morte. E ancora: quando sono in ascensore hanno in mano un coltello da macellaio e uno di quegli spara-scarica-elettriche che si usano nelle carceri e allora come mai non usano nessuna delle due armi quando vengono aggrediti? E mi fermo qua ma ce ne sono all’infinito. Ora se si considera che il film dura appena 68 minuti se si esclude il primo quarto d’ora restano ben 53 minuti di errori intollerabili! Il che è inaccetabile. Tanto più che con un genere come l’horror non si è poi così esigenti. Si può anche sorvolare sulla verosimiglianza degli eventi ma un minimo di credibilità è doveroso. Poi potete squartare, sbudellare, urlare quanto volete. Ma se vengono meno realismo e tempistica dell’azione allora non c’è horror che tenga. Anzi l’horror non c’è proprio.
[marco catola]