Siamo tutti Andre Agassi. Noi dalla platea che osserviamo l’ipnotica pièce messa impeccabilmente in scena da Invisibile Kollettivo. Ma anche loro, i 5 attori del collettivo che ha scelto, come seconda produzione (la prima è stata “L’avversario” di Emanuel Carrère), proprio “Open – La mia storia” la celebre autobiografia – alla cui stesura ha contribuito in modo sostanziale J. R. Moehringer, giornalista premio Pulitzer – del tormentato campione di tennis, passato alla storia per le sue eccentricità oltre che per l’indiscusso talento.

Siamo tutti Agassi, appunto, proprio perché Elena Russo Arman, Alessandro Mor, Lorenzo Fontana, Nicola Bortolotti e Debora Zuin (che qui sostituisce Franca Penone) si palleggiano con maestria la vita dell’atleta di Las Vegas, un’esistenza segnata da un padre autoritario, che aveva deciso che di quel figlio avrebbe fatto un campione di tennis. Un bambino cresciuto troppo in fretta cercando di assecondare le smanie di un genitore ingombrante, a rincorrere i “proiettili” lanciati da quel drago sputa-palle che in questa pièce assume le sembianze di un mostro che disturba e traumatizza i sonni di un bimbo. Un ragazzo che confessa: «Odio il tennis, lo odio con tutto il cuore, eppure continuo a giocare, continuo a palleggiare tutta la mattina, tutto il pomeriggio, perché non ho scelta. Per quanto voglia fermarmi non ci riesco. Continuo a implorarmi di smettere e continuo a giocare, e questo divario, questo conflitto, tra ciò che voglio e ciò che effettivamente faccio mi appare l’essenza della mia vita…». Un uomo che si nasconde dietro un parrucchino perché non riesce ad ammettere, neppure a se stesso, che sta perdendo i capelli.

Tutti e 5 sul palco del Teatro Elfo Puccini di Milano sono Andre Agassi. Ognuno a suo modo, ognuno restituendone un pezzettino, ma ognuno credibile nel condividere uno stralcio di vita, un’emozione, una movenza.

Un lavoro collettivo che coinvolge e trascina, che appare come una favola ma che racconta una vita vera, vissuta. A fare da corredo alla storia di Agassi, che i 5 portano sul palco nel più assoluto rispetto del testo originario (ormai loro cifra stilistica) c’è tutto un immaginario anni Ottanta fatto di musiche e filmati d’epoca, che viene utilizzato con intelligenza, fondendosi completamente con lo sviluppo drammaturgico.

Interessante il lavoro fatto sui materiali, la scelta di utilizzare cartoni con pezzi di sagoma di Agassi che di volta in volta si compongono come fossero un enorme puzzle della memoria, permettendo di vedere Andre proprio lì, di fronte a noi. E assieme ai cartoni l’oggetto-libro: sfogliato, letto, sottolineato. È lui il protagonista, prima ancora di Agassi, prima ancora della storia. È dal libro che parte tutto ed è a lui che si torna. Una presenza necessaria ma mai ingombrante. Un collante imprescindibile tra opera e attore.

La storia di Agassi diventa dunque uno specchio in cui ognuno può trovare un proprio riflesso. Una storia universale che, nel finale, lascia pronunciare a un panda una verità acquisita dopo anni di lotte interne: «Anche se non è la tua vita ideale, puoi sempre sceglierla. Quale che sia la tua vita, sceglierla cambia tutto». That’s life!

TitoloOPEN - La mia storia
AutoreAndre Agassi
LuciMatteo Crespi
Interpretilettura scenica di Invisibile Kollettivo: Nicola Bortolotti, Lorenzo Fontana, Alessandro Mor, Franca Penone/Debora Zuin, Elena Russo Arman
Durata90'
ProduzioneProduzione Teatro dell'Elfo
Applausi del pubblicoFragorosi
In scenaal Teatro Elfo Puccini di Milano fino al 17 novembre 2019