«Posso prendere qualunque spazio e chiamarlo teatro». Peter Brook

Dice Brook che «uno spazio qualunque», se preso in considerazione con il preciso intento di rappresentare qualcosa, è già una ri-creazione della realtà e per questo motivo lo si può chiamare teatro. La provocazione di Andrea Cosentino, anzi la sua reazione al genere performativo che trova uno dei suoi più importanti esponenti in Marina Abramovic (capro espiatorio di questa divertente rappresentazione), lascia spazio a spunti di riflessione sui tentativi di definizione di un’arte che ha come obiettivo quello di ritrarre l’uomo davanti a un altro uomo, per offrirgli strumenti di confronto e di esplorazione. Scevro da ulteriori definizioni, questo è ciò che si può chiamare teatro e tutti i tentativi di costruire dei confini per distinguerlo dalla performance o dall’arte figurativa e visiva – da Duchamp in poi -, secondo Cosentino sono vani.

Il racconto dell’attore – regista è comicamente antropologico e spinge alla riflessione sul teatro contemporaneo degli ultimi cent’anni. Mosso dall’interrogativo sulla distinzione del perimetro tra teatro e performance, nel 2012 Cosentino partecipa a una performance della Abramovic a Milano presso il PAC (Padiglione d’Arte Contemporanea): si tratta di entrare nel mondo del silenzio, lontani da rumori, rimanere soli e allontanarsi per poche ore dalla realtà. Il biglietto costa quindici euro e alla fine viene rilasciato un certificato di partecipazione prestampato e autografato dall’artista.

Cosentino dimostra, in un susseguirsi di ‘personaggini’ deliranti e di video improbabili sull’evoluzione cronologica dell’arte visiva dell’artista serba, come anche la performance al PAC sia finzione, visto che si paga un biglietto d’ingresso per assistere e viverla. Del resto anche il tentativo di riduzione e la ridicolizzazione del supponente mondo dell’arte contemporanea sono eseguiti ad arte, seguendo i dettami della performance: alla maniera di Cosentino, lungo tutto il tempo della rappresentazione spuntano fuori dal cilindro filastrocche, travestimenti, tacchi rossi e copri-capezzoli. Il finale è assolutamente teatrale… Una performance intelligente e pungente.

«Theatre is very simple: in theatre a knife is fake and the blood is ketchup. In performing art a knife is a knife and ketchup is blood».

TitoloNot here, not now
AutoreAndrea Cosentino
RegiaAndrea Virgilio Franceschi
InterpretiAndrea Cosentino
Durata60'
ProduzionePierfrancesco Pisani
Ideazione e regia teaser videoTommaso Abatescianni
CoproduzioneFondazione Campania dei Festival E45 Napoli Fringe Festival in collaborazione di Litta_Produzioni /ass. Olinda / Infinito srl / Teatro Forsennato con il sostegno del progetto Perdutamente del Teatro di Roma
Anno2014
GenerePerformance
Applausi del pubblicoScroscianti
In scenaDal 1 al 3 aprile 2015 Teatro Argot Studio - Via Natale del Grande, Roma