Anziché
confermare il valore del giovane regista torinese, Non
prendere impegni per stasera, delude e manca in gran
parte l’obiettivo di emozionare in maniera intelligente
gli spettatori abituati alle originali quanto intime storie
di coppia in stile Un Amore.
Il film parte dalla fine come un giallo e ripercorre a ritroso
i patimenti, le frustrazioni e i rancori di quattro coppie
romane; tra chi non si ama più, chi forse non si è
mai amato, chi prende consapevolezza che nella propria vita
solitaria non c’è spazio che per sé stessi.
Tavarelli costruisce, incasellando talvolta in maniera sapiente,
una storia che costituisce un monito alle catastrofiche conseguenze
che la mancanza d’amore può produrre. Come nei
precedenti lavori (Portami via, Qui
non è il Paradiso, Liberi) si analizzano sentimenti
da un punto di vista esistenziale e generazionale; tuttavia
proprio la struttura corale banalizza, rende ripetitivo e
poco approfondito in contenuto della storia: si ha l’impressione
di star seduti su di una barchetta, sentiamo il legno sotto
i nostri piedi che scricchiola vistosamente e l’acqua
che comincia a salire, nessuno può ingannarsi su come
andrà a finire…
Delle quattro storie la più riuscita è senza
dubbio quella che vede protagonisti Luca Zingaretti e la brillante
esordiente Micaela Ramazzotti: lui affermato professionista
in piena crisi di mezza età, lei genuina/ingenua commessa
in un negozio di scarpe capace di pensare l’amore in
termini primitivi e disinteressati. Ben riuscito anche il
personaggio del professore universitario che cerca invano
di riallacciare il rapporto con la sua ex (Donatella Finocchiaro),
interpretato con un giusto mix di stralunatezza e cinismo
da Valerio Binasco. Fuori misura, invece, appare la recitazione
di Alessandro Gassman, che non riesce a dar forza all’irruento
ed insoddisfatto costruttore edile di cui veste i panni, rimanendo
più volte imbrigliato in una recitazione eccessivamente
caricaturale, colpa in parte anche della sceneggiatura.
La regia offre buoni spunti, angolature voyeuristiche, prospettive
distaccate, scampoli di una urbanità per nulla scontata,
che aiutano a delineare l’intreccio della storia, non
rimanendo un vuoto scenario riempitivo alla Muccino. In definitiva
Non prendere impegni per stasera,
pur non essendo un pessimo film, non decolla e di certo non
è il film della maturità di Tavarelli, cui resta
il merito, grazie ai suoi precedenti lavori, di aver scoperto
il talento di Fabrizio Gifuni e di aver (ri)lanciato a livello
cinematografico la città di Torino, ambientazione di
molti fortunati lavori in tempi recenti. Speriamo, citando
la dedica finale di uno dei suoi film presa in prestito da
Corto Maltese, che Tavarelli “torni ad alzare lo sguardo
verso quella linea dell’orizzonte, che fissa in lontananza,
costituisce un continuo invito ad andare”. [matteo
burioni]
