Man Push Cart
id.
Regia
Ramin Bahrani
Sceneggiatura
Ramin Bahrani
Fotografia
Micheal Simmonds
Montaggio
Ramin Bahrani
Musica
Peyman Yazdanian
Interpreti
Ahmad Razvi, Leticia Dolera, Charles Daniel Sandoval, Ali Reza
Anno
2005
Durata
87'
Nazione
USA/Iran
Genere
drammatico
Distribuzione
Ogni notte, mentre la città dorme, Ahmad, un immigrato pakistano, trascina il suo chiosco ambulante per le strade di New York fino al suo angolo di Midtown (Manhattan). Ogni mattina serve le sue ciambelle ad una città che non riesce a sentire come sua. Interagisce con immigrati suoi connazionali ed altri lavoratori della strada in un disegno a tinte chiaroscurali.
A chiunque sia stato nella Grande Mela almeno una volta, non gli saranno sfuggiti quei chioschi che compaiono alle prime luci dell’alba negli angoli più trafficati della città per scomparire nella stessa tarda mattinata. Sono i chioschi di ciambelle e caffè, una vera istituzione newyorkese come il ponte di Brooklyn e l’Empire State Building. Il giovane regista di origini iraniane Ramin Bahrani ci racconta la storia di uno di questi ambulanti, fantasmi che appaiono nelle nostre vite per pochi minuti prima di scomparire nuovamente. Un film che nasce dalla strada e dall’osservazione della vita di tutti i giorni, con l’attore protagonista – un sommesso e convincente Ahmad Razvi – che ha effettivamente lavorato come ambulante a New York e dalla cui esperienza ha preso spunto il regista per realizzare questo sua opera. Va da se che New York assume lo status di co-protagonista di una pellicola che per atmosfere e fotografia ricorda Taxi Driver di Scorsese e molto cinema americano underground degli Anni Sessanta e Settanta. Ma un’opera di chiara ispirazione neorealista con una cinecamera che più che riprendere, pedina i personaggi e con un finale alla Ladri di biciclette che sgomenta e lascia con un groppo in gola difficilmente digeribile.
Un film di facce, di occhi disperati, di improvvisi speranze e repentine cadute, di amori implosi ed amicizie bruscamente interrotte, di sopravvivenze e speranze illuse, di disperazione ma nello stesso tempo di flebili e transitorie gioie. Un’opera sulla testardaggine dell’uomo a far fronte alle proprie avversità, che lo spinge sempre e comunque a non mollare mai ma a resistere... resistere... resistere... Coproduzione USA/Iran che fa riflettere e sperare che forse con l’aiuto dell’arte, del cinema molte incomprensioni ed avversità tra potenti possano un giorno essere superate. Il lato buono della globalizzazione, il linguaggio cinematografico.

[fabio melandri]