“Que reste-t-il de nos amours” intonava Charles Trenet e con lui la radio che sommessamente si presenta sulla scena. Cosa resta dei nostri amori? Acqua che scorre vorticosamente, annegando lo spettatore in un mondo fatto di buio, silenzi, monologhi e dialoghi immaginari tra la protagonista (Daniela Giovanetti) e il Presidente di una casa di riposo che, magnanimamente e straordinariamente, consente alla donna di ricevere la visita del suo innamorato.

lei-dunque-capira-1E’ la storia di una donna che per un amore incondizionato, crea il mito del suo uomo, rendendolo più narciso di quello che è, poeta maledetto, cantautore, fragile e infedele. Un uomo che vede le donne come ghirlande della sua corolla di artista, ma che ha assegnato a lei, ora abitante della casa di riposo, il ruolo della compagna che accudisce, accoglie, tutto comprende, tutto perdona, che gli insegna il coraggio e “la pienezza insostenibile dello stare insieme”.Amore ingombrante che genera ingratitudine a tanta devozione, che le spezza il cuore, nonostante lei si affanni a chiedere all’arto di non spezzarsi. Poi il balzo in un’altra dimensione, il riposo perenne, metafora del mondo dei morti, dove il poeta cerca di raggiungerla per ricostruire quell’immagine di artista compiaciuto che lei ha contribuito a creare. Ma la rievocazione del mito di Orfeo e Euridice impedirà loro di ritrovarsi. Cala il buio, la distanza siderale.

Monologo di parole e di fisicità, aspro, poetico, che non fa sconti, non crea facili illusioni. Il mondo dei morti è come quello dei vivi, non dà risposte, non dà speranze. Il testo è scritto bene, non risente del fiume di parole, ma non convince il richiamo al mito di Orfeo e Euridice delle “Metamorfosi” di Ovidio. Nonostante si scopra alla fine, più che un colpo di scena genera dubbio: spiega il finale, ma non chiarisce il nesso con il resto della storia, più centrata su un amore nevrotico.

TitoloLei dunque capirà
AutoreClaudio Magris
RegiaAntonio Calenda
ScenePier Paolo Bisleri
CostumiElena Mannini
InterpretiDaniela Giovanetti
ProduzioneTeatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia
Anno2011
GenereMonologo
In scenafino al 2 ottobre Teatro India | Roma