Le
colpe dei padri ricadono sui figli.
Questo è ciò che è tragico del nostro
tempo
Viviamo un tempo in cui il cieco Edipo erra tra di noi.
Gli orrori
della guerra possono essere raccontati in molteplici forme,
attraverso film di denuncia sociale, drammi familiari o come
nel caso di Landscape n.2 di Vinko Moderndorfer all’interno
di film di genere. Racconta il regista: “Il film Paesaggio
n.2 è nato dalla considerazione, che un passato non
chiarito, sia per i singoli che per gli Stati, lascia delle
tracce e continua a ritornare, opprimendo le nuove generazioni,
che non hanno nulla a che fare con il passato dei loro padri
o dei loro nonni. E' quanto noi Sloveni abbiamo sentito fortemente
sulla nostra pelle subito dopo l'indipendenza,
quando abbiamo iniziato a parlare di un passato nascosto,
di un passato che non passa. E' la storia delle fosse comuni
dove, alla fine della seconda guerra mondiale furono gettati
migliaia di collaborazionisti, a suo tempo benedetti dalla
Chiesa.”
E l’incubo di un passato con cui la Slovenia non ha
ancora finito di fare i conti è raccontato attraverso
la storia di Sergej e Polde, due ladruncoli incaricati di
rubare un prezioso dipinto Paesaggio n.2. Durante il furto,
il giovane Sergej si impossessa di un misterioso documento
risalente alla Seconda Guerra Mondiale che nasconde un segreto
inconfessabile e che darà origine ad un fiume di sangue
. Come in una tragedia shakespeariana il passato torna prepotentemente
ad invadere il presente con le colpe dei padri che ricadono,
stravolgendole, le vite dei figli. Gli eventi storici contaminano
le vite dei singoli individui, costringendole a fare i conti
con un passato difficile da dimenticare e ferite laceranti
ancora da rimarginare.
La fotografia desautora i colori in tono drammatico, per vivacizzarle
di un rosso emoglubinico della violenza che si scatena inesorabile
con un fiume in piena, esaltata da un regia asciutta, efficace,
che trasporta lo spettatore all’interno del dramma raccontato,
al centro della violenza talvolta espressa, talvolta solamente
percepita.
Un vortice di sangue, sesso, bugie e tradimenti, in cui il
giovane Sergej (Marko Mandic in un’interpretazione molto
fisica) precipita e rimane invischiato nella tela di ragno
creata ad arte dal feroce killer venuto dal passato (il glaciale
Slobodan Custic). [maria mineo]