Landscape n. 2
Pokrajina St.2
Regia
Vinko Möderndorfer
Sceneggiatura
Vinko Möderndorfer
Fotografia
Dušan Joksimovic
Montaggio
Andrija Zafranovic
Scenografia
Dušan Milavec
Costumi
Alenka Korla
Musica
Borut Kržišnik
Interpreti
Marko Mandic, Slobodan Custic, Barbara Cerar, Maja Martina Merljak, Janez Hocevar, Jaka Lah, Janez Škof, Slavko Cerjak, Peter Musevski, Alenka Cilenšek , Domen Šneberger, Nataša Ninkovic
Produzione
Forum Ljubljana, Delirium, Rtv Slovenija, Vpk, Filmski Sklad R Slovenije – Ente Cinema Sloveno, Filmski Centar, Srbije – Ente Cinema Serbo
Anno
2008
Nazione
Slovenia, Serbia
Genere
drammatico
Durata
90'
Distribuzione
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Uscita
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Giudizio
Media
| sito italiano |

Le colpe dei padri ricadono sui figli.
Questo è ciò che è tragico del nostro tempo
Viviamo un tempo in cui il cieco Edipo erra tra di noi.

Gli orrori della guerra possono essere raccontati in molteplici forme, attraverso film di denuncia sociale, drammi familiari o come nel caso di Landscape n.2 di Vinko Moderndorfer all’interno di film di genere. Racconta il regista: “Il film Paesaggio n.2 è nato dalla considerazione, che un passato non chiarito, sia per i singoli che per gli Stati, lascia delle tracce e continua a ritornare, opprimendo le nuove generazioni, che non hanno nulla a che fare con il passato dei loro padri o dei loro nonni. E' quanto noi Sloveni abbiamo sentito fortemente sulla nostra pelle subito dopo l'indipendenza,
quando abbiamo iniziato a parlare di un passato nascosto, di un passato che non passa. E' la storia delle fosse comuni dove, alla fine della seconda guerra mondiale furono gettati migliaia di collaborazionisti, a suo tempo benedetti dalla Chiesa.”
E l’incubo di un passato con cui la Slovenia non ha ancora finito di fare i conti è raccontato attraverso la storia di Sergej e Polde, due ladruncoli incaricati di rubare un prezioso dipinto Paesaggio n.2. Durante il furto, il giovane Sergej si impossessa di un misterioso documento risalente alla Seconda Guerra Mondiale che nasconde un segreto inconfessabile e che darà origine ad un fiume di sangue . Come in una tragedia shakespeariana il passato torna prepotentemente ad invadere il presente con le colpe dei padri che ricadono, stravolgendole, le vite dei figli. Gli eventi storici contaminano le vite dei singoli individui, costringendole a fare i conti con un passato difficile da dimenticare e ferite laceranti ancora da rimarginare.
La fotografia desautora i colori in tono drammatico, per vivacizzarle di un rosso emoglubinico della violenza che si scatena inesorabile con un fiume in piena, esaltata da un regia asciutta, efficace, che trasporta lo spettatore all’interno del dramma raccontato, al centro della violenza talvolta espressa, talvolta solamente percepita.
Un vortice di sangue, sesso, bugie e tradimenti, in cui il giovane Sergej (Marko Mandic in un’interpretazione molto fisica) precipita e rimane invischiato nella tela di ragno creata ad arte dal feroce killer venuto dal passato (il glaciale Slobodan Custic). [maria mineo]