«L’attrice si fermò, ma appena un attimo, perché nulla e nessuno avrebbero mai potuto fermare Sarah. Né la gloria della Duse, né l’amputazione di una gamba, né la tubercolosi: e visse fino alla soglia degli ottanta, e recitò con una gamba sola, e piantò il marito – il solito greco di turno – che era bellissimo, ma che a lei non piaceva più» (Piero Masserano Taricco, Sarah Bernhardt scriveva commedie).

La grande diva dell’Ottocento, prima vera star contemporanea, non è l’attrice paludata ed ampollosa che ci potremmo immaginare. È egocentrica e capricciosa, certo, ma energicamente anticonformista. Secondo la madre, le manca ogni qualità che si conviene a una signora: la bellezza, le buone maniere, il dono di conquistare gli uomini. Sarah è magra e con il naso pronunciato, ha un carattere forte e ribelle, dà scandalo ed inanella relazioni complicate con i vari amanti. Con determinazione diventa attrice, arrivando ad interpretare perfino ruoli da uomo, come Amleto. Sarah Bernhardt crea da sé, inventandosela sul palco, la propria bellezza; ha, soprattutto, ciò che la rende una figura tanto moderna: l’ironia, cinica e salace.

Nel 1922 “La divina Sarah” è un’attrice sul far del tramonto: il diciannovesimo secolo, che ha consacrato i successi della Bernhardt, è ormai lontano. Le luci multicolor della scenografia a tratti infuocano il paesaggio come un inferno di lava, la fredda teoria di portici sembra disegnare una raffica di ghigliottine e il disco piatto del sole si sposta lentamente come un’enorme pendola. Gli scienziati hanno scoperto che il sole non brucerà per sempre; ed anche “l’immortale” Sarah deve fare i conti con l’umana caducità.

Pur non calcando più i palcoscenici, continua a recitare: il pretesto è ricostruire le proprie memorie, dettandole al fedele segretario Pitou. Per ravvivare i ricordi, la strana coppia comincia a metterli in scena: vivaci siparietti metateatrali in cui Sarah interpreta se stessa in differenti momenti della vita, ed anche il riluttante Pitou si improvvisa attore, impersonando i ruoli più disparati, dalla suora all’impresario americano.

Se i chiaroscuri di Anna Bonaiuto fanno vivere, respirare, una grande Sarah Bernhardt, Gianluigi Fogacci esalta i risvolti comici dello spettacolo, sguazzando elasticamente da un personaggio all’altro con una sorprendente verve istrionica, che il testo di John Murrell e la regia di Marco Carniti fanno emergere pienamente. Prima ancora che il ritratto di un’attrice “La divina Sarah” è un omaggio al teatro: e sa prenderlo in giro, con affetto.

TitoloLa divina Sarah
Autoreda Memoir di Sarah Bernhardt di John Murrell
AdattamentoEric-Emmanuel Schmitt
RegiaMarco Carniti
MusichePaolo Daniele
SceneFrancesco Scandale
CostumiMaria Filippi
InterpretiAnna Bonaiuto e Gianluigi Fogacci
Durata80'
ProduzioneTeatro e Società
Applausi del pubblicoRipetuti
In scenadal 21 al 26 febbraio 2017 al Teatro India - Lungotevere Vittorio Gassman - Roma