L'intouchable
id.
Regia
Benoit Jacquot
Sceneggiatura
Benoit Jacquot
Fotografia
Caroline Champetier
Montaggio
Luc Barnier
Scenografia
Costumi
Musica
Vijay Jaiswal, Monu Rao
Produzione
Sangsho
Interpreti
Isild Le Besco, Bérangère Bonvoisin, Marc Barbé, Parikshit Luthra, Jérémie Elkaïm, Louis-Dominique De Lencquesaing, Yaseen Khan, Pascal Bongard
Anno
2006
Genere
drammatico
Nazione
Francia
Durata
82'
Distribuzione
Uscita

L’intoccabile del titolo è il vero padre di Jeanne. Jeanne fa l’attrice ed è cresciuta con la madre, non ha mai avuto un padre. Il giorno del suo trentesimo compleanno la madre le rivela che in uno dei suoi viaggi giovanili in India conobbe un uomo del posto e se ne innamorò. Poco dopo rimase incinta di lei. Jeanne apprende così di avere un padre. Un padre che non ha mai conosciuto. E’ un indiano. E un intoccabile, cioè appartenente ad una casta di rinnegati dalla società. Jeanne si sta preparando per recitare in teatro “Santa Giovanna dei macelli” di Brecht ma decide di lasciare le prove e partire per l’India alla ricerca del padre…
Il viaggio di Jeanne è fin troppo simbolico: inseguendo le proprie radici troverà in realtà se stessa. Viaggio fisico ma anche interiore, spirituale, di completamento. Una metà della sua affettività è rimasta latente per molti anni. L’assenza del padre non le era mai pesata più di tanto. O forse se ne era fatta una ragione. La recitazione le aveva offerto la chiave necessaria per aprirle il cuore e colmare quella mancanza. Eppure la rivelazione della madre, così repentina e brusca, risveglia in lei un istinto quasi primordiale di conoscenza. L’amore filiale cela la necessità di chiarezza interiore. E non ci pensa due volte a lasciare tutto pur di fare chiarezza dentro di sé. La recitazione è di certo un rimedio alla sua sofferenza ma è pur sempre un palliativo. Ritrovare suo padre è una chance concreta che non si può lasciar scappare. Ma non ha i soldi per il viaggio e allora accetta di recitare in un film che non le interessa in una sorta di prostituzione artistica. E’quasi un martirio il suo. A testimonianza che il viaggio che sta per intraprendere è irto di ostacoli. Ma costellato di incontri fortuiti (il vecchio in aereo, la coppia di omosessuali, la suora) che le presagiscono la verità di un altro mondo al di là di quello terreno e puramente occidentale. L’incontro con il padre sarà distaccato. Come distaccata è la simbiosi tra estranei. Ma lascerà il segno. La completezza spirituale passa attraverso la rinascita. Il suo percorso è esattamente uguale a quello dei morti che vengono bruciati all’alba sulle rive del Gange. La fine è in realtà l’inizio. Attendono di morire perché sanno di rinascere. E così fa Jeanne che, raccolta l’esperienza del ritrovamento del padre in una discrezione morale sorprendente, lascerà l’India e tornerà a riprendere la sua vita di sempre.
[
marco catola]