Kill Gil Vol.1
id.
Regia
Gil Rossellini
Sceneggiatura
Gil Rossellini
Suono
Ecyr Prado
Montaggio
Ingeborg Wyss
Musica
Pericle Sponzilli
Interpreti
Gil Rossellini, Isabella Rossellini
Anno
2005
Durata
90'
Nazione
Italia-Svizzera
Genere
documentario
Distribuzione
Gil Rosselini (figlio indiano di Roberto Rossellini), era già approdato a Venezia con un film da lui prodotto, il malese La principessa del Monte Ledang. E su quella passerella rossa ci era arrivato con le sue gambe. Adesso un po’ di cose sono cambiate. Durante il suo soggiorno a Stoccolma per presentare il film al Festival è colto da un malore e il 19 novembre 2004 cade in un coma profondo per tre settimane. Al suo risveglio gran parte delle funzioni corporee risulteranno perse. Il batterio che l’ha colpito, unito ad una meningite e una polmonite, gli ha divorato gran parte dei tessuti interni. Fin dal suo risveglio, recuperato l’uso delle braccia, Gil inizia a riprendere costantemente le sue giornate. La macchina da presa diventa la sua appendice, il suo unico modo per poter entrare ancora una volta nel mondo, per poter comunque penetrare la realtà, pur rimanendo in un letto d’ospedale.
Il documentario è il resoconto della lunghissima degenza (sette mesi!), ripartita tra le venti operazioni subite nell’ospedale svedese e il centro di riabilitazione in Svizzera. Circondato da tantissimo amore di amici, parenti, colleghi, fratelli e sorelle, infermieri, Gil documenta il suo durissimo cammino per la riconquista di una quasi normalità. Al di là di problemi fisici, delle gambe ormai paralizzate e perdute nell’uso, la cosa che per lui più conta è essere vivo. Le braccia, la mente, gli possono permettere di andare ben oltre l’invalidità e la telecamera diventa pretesto per documentare, ma anche per vedere il mondo dalla nuova altezza di una sedia a rotelle. Non disquisizioni religiose, né tunnel, luci e angeli. Non ricerca di compassione negli altri. Solo il resoconto di eventi che naturalmente lo hanno segnato per sempre ed è quel “per sempre” ad essere la cosa più difficile da accettare. Ma se è possibile tornare a suonare la chitarra o galleggiare nell’acqua di una piscina, la forza d’animo aumenta. Gil Rossellini mostra il suo corpo martoriato senza pudore, aiutato dalla sorella Isabella anche nelle riprese, unito a una forte dose di autoironia, di amore per la vita e, naturalmente, per il cinema.
[sara lucarini]