Un silenzio denso. Il sipario si apre, una figura vestita di bianco, una voce rauca che sussurra… Magia del teatro. La tensione che si avverte prima dell’inizio, ne determina l’esito. “Kassandra” è uno spettacolo nervoso nel senso migliore del termine, come l’interpretazione degli attori, funamboli alle prese con corde, sul crinale, in bilico tra verità e finzione, sempre sull’orlo del precipizio. Si sbaglia una battuta, un’intonazione e si cade. Quella tensione, quel rischio è anche la sua bellezza.
kassandra1«Voglio che la mia vita sia tesa come un arco», dichiarava il regista cinematografico coreano Kim-Ki Duk nel film “L’arco”, rito di passaggio verso l’età adulta di una ragazza, o come ricorda il regista inglese Peter Brook nel film “Thightrope” corda tesa, di nuovo.La realizzazione scenica di Francesca Frascà è distillata, intrecciata da funi saldamente tenute dai protagonisti, che vi si attorcigliano, s’incontrano, si scontrano, si perdono in abbracci di stoffe oscure, emergono da corde rosse, si tendono in figure plastiche alla maniera del “Cirque du soleil”. Bella e accattivante la fusione tra elementi diversi: gli strumenti degli artisti di strada, i costumi semplici e studiati nei colori e nelle fogge, l’aria solenne e l’atteggiamento ieratico del mondo greco: Kassandra (Serena De Simone), la figlia di Priamo (Mauro Vizioli), sorella di Eleno (Raffaele Risoli), donna libera, sensibile e veggente, che avverte gli echi della guerra di Troia e prova a portare buon senso e perdono in un mondo dominato da una virilità violenta. Dona perle di saggezza inascoltate: «Gli incarichi importanti vengono sempre affidati ai conformisti, gli spiriti liberi sono considerati pericolosi». Travolta dalla potenza dell’amore per Enea (Diego Deidda), ma al tempo stesso consapevole di doverlo lasciar andare affinché possa costruire una nuova.

Si resta incantati dal monologo sull’amore materno di Ecuba (Giovanna Donia), madre di Kassandra, sulla passione di Pentesilea (Raffaella Zappalà), amazzone che muore per mano di Achille; si chiudono gli occhi per un attimo e ci si ricorda che l’universo umano è tutto racchiuso lì in quelle figure mitologiche, il mondo greco sono le nostre origini, le nostre viscere. Gli attori sono tutti convincenti (eterei e ipnotici i monologhi iniziale e finale di Luigia Pigliacelli), seppure qua e là si avvertano delle differenze (la voce e i gesti di Anchise per esempio) che lievemente riportano ad una realtà concreta, piuttosto che atemporale. Un dettaglio che stride con il resto.
Il testo, ispirato a “Kassandra” della scrittrice tedesca Christa Wolf è intenso, profondo, a volte lungo, quasi entrasse in conflitto con la messa in scena sintetica, tesa. Alla fine, ci dice la stessa protagonista «non saranno le parole a restare», ma quella pennellata, quell’impressione, sintesi di vista, atmosfere, gesti.

TitoloKassandra
AutoreFrancesca Frascà, su ispirazione di Christa Wolf
RegiaFrancesca Frascà
InterpretiSerena De Simone, Daniel Plat, Mauro Vizioli, Raffaele Risoli, Luigia Pigliacelli, Giovanna Donia, Raffaella Zappalà, Manuele Ferretti, Diego Deidda
Anno2012
GenereTragedia
CompagniaCompagnia Theatrica
In scenafino al 30 marzo 2013 Teatro SpazioUno | Roma