Ci sono un portoghese, un tedesco e un bulgaro; una francese, una palestinese e una polacca. Non è l’incipit di una barzelletta, ma il progetto promosso dall’Unione dei Teatri d’Europa con un titolo che si ispira a Stanislavskij: “International Super Objective Theatre”.

Come può riuscire a lavorare un collettivo di attori provenienti da nazioni e culture differenti, che si riuniscono meno di una volta l’anno, senza un regista né un testo scritto preesistente? È proprio questo l’obiettivo che insegue il gruppo di dodici giovani dell’ISO Theatre: prima di pensare ad uno spettacolo vero e proprio, capire come poter “funzionare” insieme, trovare un metodo di lavoro partendo da lingue e scuole diverse. Ciascuno è portatore di una diversa idea di teatro: quello tedesco più concettuale, quello bulgaro più fisico; si scherza sui rispettivi cliché per superarli, influenzarsi reciprocamente per arrivare a costruire una visione comune ed una memoria condivisa. In modo autogestito, senza gerarchia interna, ci si conosce, si discute, si litiga, si cerca di prendere ogni decisione ascoltando le opinioni degli altri. Per tutti, in fondo, l’essenza del teatro è l’essere umano.

L’ISO Theatre ha presentato due anni fa uno spettacolo al Teatro Argentina ed ora da un paio di settimane è di nuovo in Italia. I ragazzi stanno lavorando attraverso giochi di improvvisazione, dandosi ogni giorno un tema iniziale e suddividendosi in gruppi per interpretarlo, adattandosi anche al luogo in cui si trovano. Di volta in volta, chi non partecipa alla performance diventa spettatore e regista. Come recita un detto bulgaro il regista è un attore che ha fatto qualche passo indietro ad osservare gli altri… Ed è rimasto lì.

Assistere alla prova aperta al Teatro di Roma è stato come affacciarsi in un laboratorio teatrale. La prima scena, frutto del lavoro in residenza presso l’Istituto Bulgaro di Cultura a Roma, ha il sapore di un’ipnotica allucinazione collettiva: aprendo le finestre sulle rovine di Largo Argentina gli attori suggeriscono una sinfonia di suoni e immagini, evocando gatti che danzano nella neve, un gatto volante come un si bemolle, un’invasione felina negli spazi della Sala Squarzina. Altre tre scene sono invece il risultato del lavoro della mattina sul tema “Leaving Home”. Perché partire e come? Con gioia o con tristezza, lentamente o di corsa? “Casa” può essere un divano del teatro, morbido e comodo ma troppo affollato per rimanere, oppure un confine tracciato per terra, o il proprio stesso corpo. Lasciare casa è pericoloso come scivolare su un pavimento bagnato, è lasciarsi tutto alle spalle, abbandonare le proprie vesti.

Se la prima performance era in fieri interrogata su se stessa, sulla propria noia o efficacia e la terza molto più fisica e corporea, la più compiuta e godibile è stata la scena centrale: dopo essere partiti dall’idioma comune, l’inglese, i protagonisti hanno cominciato a litigare in lingue diverse, in una divertente inversione di ruoli. Semplici prove, dunque, che conservano la freschezza dell’esperimento. Un eventuale futuro spettacolo avrà probabilmente nulla o poco a che fare con quanto messo in scena a fine luglio. Utopie velleitarie o progetto innovativo? Attendiamo di scoprire quale sarà il frutto di questa giovane Europa teatrale e condivisa.

Durata40'
CompagniaISO Theatre
In scena17 luglio 2015 - Sala Squarzina del Teatro Argentina - Largo di Torre Argentina, 52 - Roma